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Posts Tagged ‘thyssen’

Le lacrime in aula: “Fatta giustizia ma i nostri figli non torneranno più”

aprile 19th, 2011

LaStampa
È stata fatta giustizia, ma non riavremo i nostri cari: parenti delle vittime del rogo della Thyssenkrupp usano tutti le stesse parole. Si stringono in abbracci, qualcuno piange, qualcuno applaude, qualcun altro resta immobile, quasi impassibile ad ascoltare il lunghissimo dispositivo: è la fine di un calvario durato decine di mesi. Nessuno gioisce, non trapela, se non pallida, neanche la soddisfazione di una sentenza che hanno atteso udienza dopo udienza.
«È andata bene - dice Grazia, la mamma di Rosario Rodinò - e ringrazio il dottor Guariniello per il lavoro fatto, è stato bravissimo. Speravo in questa sentenza, ma non me la aspettavo. Adesso cercherò di andare avanti: mio figlio non lo riavrò più, ma gli avevo promesso giustizia e ho fatto di tutto perchè fosse così».
«Forse - aggiunge - è stata scritta una pagina di storia, ma non riesco a pensare ad altro che a mio figlio. Questa condanna per loro - ha detto riferendosi agli imputati - è ancora poco, dato che loro sono ancora vivi e mio figlio è in un buco. Adesso ho ancora la speranza nella giustizia di Dio». «È stata una condanna esemplare - ha aggiunto Isa Pisano, madre di Roberto Scola - che abbiamo atteso per tanto tempo. Purtroppo, il nostro dolore non finirà mai. Al dottor Guariniello dico grazie mille volte».
Tra i pochi a rimanere impassibili alla lettura della sentenza, indossando una maglietta nera che chiede «condanne esemplari» nei confronti degli imputati è stato Antonino Santino, padre di Bruno. «Se le pene fossero state più severe - ha detto - sarebbe stato ancora meglio. È stata fatta una buona parte di giustizia, ma non ancora tutta. Per me sarebbe stata più appropriata una condanna all’ergastolo. Il dottor Guariniello è stato bravissimo, gli abbiamo stretto più volte la mano, lo faremo ancora, per dirgli il nostro grazie».
Le lacrime più lunghe, quelle più amare, però, sono di Antonio Boccuzzi, unico sopravvissuto al rogo, ora deputato Pd. Si stringe il viso fra le mani, singhiozza, poi trova la forza di parlare. «Chi ha sbagliato ha pagato», dice dedicando la sentenza «a tutti i morti di quella notte, a chi ha perso la vita sul posto di lavoro, alla mamma scomparsa da poco». Tutti ringraziano il pm Raffaele Guariniello che sulla sentenza è lapidario. «Deve fare sperare i lavoratori - dice - e far pensare gli imprenditori».

rassegna stampa

Le lacrime in aula: “Fatta giustizia ma i nostri figli non torneranno più”

aprile 19th, 2011

LaStampa
È stata fatta giustizia, ma non riavremo i nostri cari: parenti delle vittime del rogo della Thyssenkrupp usano tutti le stesse parole. Si stringono in abbracci, qualcuno piange, qualcuno applaude, qualcun altro resta immobile, quasi impassibile ad ascoltare il lunghissimo dispositivo: è la fine di un calvario durato decine di mesi. Nessuno gioisce, non trapela, se non pallida, neanche la soddisfazione di una sentenza che hanno atteso udienza dopo udienza.
«È andata bene - dice Grazia, la mamma di Rosario Rodinò - e ringrazio il dottor Guariniello per il lavoro fatto, è stato bravissimo. Speravo in questa sentenza, ma non me la aspettavo. Adesso cercherò di andare avanti: mio figlio non lo riavrò più, ma gli avevo promesso giustizia e ho fatto di tutto perchè fosse così».
«Forse - aggiunge - è stata scritta una pagina di storia, ma non riesco a pensare ad altro che a mio figlio. Questa condanna per loro - ha detto riferendosi agli imputati - è ancora poco, dato che loro sono ancora vivi e mio figlio è in un buco. Adesso ho ancora la speranza nella giustizia di Dio». «È stata una condanna esemplare - ha aggiunto Isa Pisano, madre di Roberto Scola - che abbiamo atteso per tanto tempo. Purtroppo, il nostro dolore non finirà mai. Al dottor Guariniello dico grazie mille volte».
Tra i pochi a rimanere impassibili alla lettura della sentenza, indossando una maglietta nera che chiede «condanne esemplari» nei confronti degli imputati è stato Antonino Santino, padre di Bruno. «Se le pene fossero state più severe - ha detto - sarebbe stato ancora meglio. È stata fatta una buona parte di giustizia, ma non ancora tutta. Per me sarebbe stata più appropriata una condanna all’ergastolo. Il dottor Guariniello è stato bravissimo, gli abbiamo stretto più volte la mano, lo faremo ancora, per dirgli il nostro grazie».
Le lacrime più lunghe, quelle più amare, però, sono di Antonio Boccuzzi, unico sopravvissuto al rogo, ora deputato Pd. Si stringe il viso fra le mani, singhiozza, poi trova la forza di parlare. «Chi ha sbagliato ha pagato», dice dedicando la sentenza «a tutti i morti di quella notte, a chi ha perso la vita sul posto di lavoro, alla mamma scomparsa da poco». Tutti ringraziano il pm Raffaele Guariniello che sulla sentenza è lapidario. «Deve fare sperare i lavoratori - dice - e far pensare gli imprenditori».

rassegna stampa

Il superstite Boccuzzi: “Soddisfatto anche se nulla risarcisce le famiglie”

dicembre 15th, 2010

Repubblica
«Sono soddisfatto per le richieste della procura, ma capisco anche le reazioni dei parenti delle vittime. Non c´è condanna o risarcimento che possa ricostruire la vita di famiglie». L´ex operaio e parlamentare Antonio Boccuzzi, l´unico scampato al rogo, ha seguito le fasi cruciali dell´udienza da Roma, bloccato alla Camera per il voto sulla sfiducia al governo Berlusconi come i deputati Pd della commissione Lavoro. Anche i consiglieri regionali, impegnati a Palazzo Lascaris, si sono aggiornati a distanza. E hanno ricordato le vittime della strage con un minuto di silenzio e un messaggio del presidente Valerio Cattaneo.
Il segretario regionale Pd, Gianfranco Morgando, presente in aula, afferma: «La requisitoria dimostra inequivocabilmente che tre anni fa non si è verificata una “tragica fatalità”, bensì la conseguenza drammatica di una strategia criminale di chi ha voluto risparmiare sulla sicurezza mettendo consapevolmente a rischio vite umane». Giorgio Airaudo, segretario della Fiom piemontese, plaude alla procura che «ha lavorato bene e celermente». E dice: «I manager abbiano responsabilità quando decidono di risparmiare e, per garantire maggiori margini di profitto, mettono in dubbio la sicurezza. La vita umana non può venire dopo». Le richieste dei pm, per la senatrice Patrizia Bugnano (Idv), «fanno giustizia di una strage senza precedenti». Sulla stessa linea Gianni Pagliarini, responsabile lavoro di Pdci-Fds: le pene proposte «sono un punto di svolta nella nostra cultura giuridica e sociale, anche alla luce delle continue morti bianche».

boccuzzi

Torno sempre all’albero della Thyssen

dicembre 7th, 2010

Sono passati ormai tre anni, ma il pensiero è costantemente rivolto a quella notte tra il 5 e il 6 dicembre 2007. Nessuno di noi vuole e può dimenticare: dobbiamo imparare a convivere con il dolore. La tragedia è viva in noi e, quando si avvicina il 6 dicembre, il tempo sembra non passare o peggio tornare indietro.
Sono ancora qui, nonostante siano trascorsi tre anni, davanti a quest’albero, simulacro del dolore, degno rappresentante di ciò che fu e che mai più sarà, indignato totem della rabbia per l’ingiustizia che ci ha colpito.
Ho passato molte mattine qui davanti, a chiacchierare con i miei amici che non ci sono più. Sentivo forte il loro spirito, la loro presenza quando arrivavo davanti a quel tronco. In molti mi hanno suggerito di evitare di tornare, che non v’era ragione, che non era giusto continuare a farsi del male. Questa mattina mi ha chiamato Massimiliano: «Ciao Tony, come stai? Hai visto, è morto il secondo lavoratore della tragedia di Paderno!».
No. Non avevo visto nulla. E ben pochi se ne sono accorti. Anche perché la notizia non è arrivata su tutti i giornali. Ho cercato su Internet. Poche sporadiche notizie. Tutto avvolto in uno stato amnesico.
Per la Thyssen fu diverso. L’attenzione e la partecipazione furono completamente differenti. Sono convinto che se la magistratura italiana saprà muoversi con la stessa rapidità ed efficacia del pool torinese coordinato da Guariniello, le cose in materia di morti sul lavoro potrebbero cambiare. Ma il modo in cui la magistratura muove dipende dalla coscienza sociale.
Nei giorni che seguirono la tragedia di Torino fu varato il Testo Unico per la salute e la sicurezza dei lavoratori. Una legge avanzata, impostata sulla prevenzione. Osteggiata fin dalla sua nascita da associazioni imprenditoriali che, nelle loro critiche, si sono talvolta soffermate solo sugli aspetti sanzionatori, dicendo che era mossa solo dall’enfasi per quanto accaduto alla Thyssen. Quasi a ribadire che le leggi si fanno solo per tamponare un momento di dolore, di condivisione, e non perché è indispensabile migliorare. Perché 1200 decessi sul lavoro non danno la percezione di un Paese civile.
Ma quel 6 dicembre, quel maledetto 6 dicembre… L’inferno, le fiamme altissime che ti puniscono se provi a sfidarle, se tenti di spegnerle. Le urla di dolore, spavento, smarrimento. L’impotenza, mista a quel senso di onnipotenza, illusione di poter fare, vanificata dalle circostanze imposte da un destino avverso. Se questo non è l’inferno, è sicuramente uno degli inferni possibili. Ma all’inferno non dovrebbero finire solo le persone cattive, quelle che nella vita hanno causato del male? Forse non funziona proprio così.
È accaduto ciò che non dovrebbe mai accadere sul posto di lavoro, dove le persone si recano per guadagnarsi il pane con sudore, con fatica, per costruire e sognare un futuro sereno.
E io continuo a tornare qui, davanti al «nostro» albero, perché il cuore resiste sempre alla ragione.

boccuzzi

PRESIDIO LAVORATORI THYSSENKRUPP

febbraio 26th, 2010

Siamo giunti al quarto giorno di presidio sotto al palazzo della Regione Piemonte. I lavoratori protestano a oltranza da lunedì, contro l’arrogante richiesta da parte della ThyssenKrupp di concedere la cassa integrazione in deroga in cambio della firma di un verbale di conciliazione che comporta una vera e propria rinuncia a partecipare al processo.
Respingiamo con forza questa ulteriore intimidazione, e allo stesso tempo il tentativo di umiliare chi in questo momento non solo soffre per i postumi di quanto accaduto nella notte tra il 5 e il 6 dicembre 2007, ma paga anche il prezzo di un’enorme difficoltà nel trovare una nuova occupazione.
In un periodo di crisi come quello attuale, che attanaglia il Paese e la nostra Regione in particolare, occorrono una forte reazione e una decisa presa di posizione da parte di tutte le Istituzioni, locali e nazionali. E’ inaccettabile una richiesta tanto aberrante, che vuol far passare un unico messaggio: ai potenti tutto è concesso ai danni dei più deboli.
E’ singolare che la stessa azienda, che ha cercato immediatamente dopo la tragedia di scaricare le colpe sui lavoratori deceduti e nel corso del processo si è distinta per aver cercato di indurre alcuni dipendenti a fornire false testimonianze, continui a ricattare chi è rimasto senza un lavoro e lotta per riaverlo.
Invitiamo i cittadini e tutti i parlamentari e i politici piemontesi, di ogni schieramento, a partecipare al presidio in piazza Castello, domani venerdì 26 febbraio, alle ore 17.00, orario previsto per l’ultimo incontro tra i vertici della ThyssenKrupp, gli esponenti della Regione Piemonte, le organizzazioni sindacali e i lavoratori, prima della scadenza della cassa integrazione straordinaria.

On. Antonio BOCCUZZI
Deputato PD Piemonte

thyssen , , ,

THYSSENKRUPP: NIENTE CIG PER LAVORATORI PARTI CIVILI. BOCCUZZI, RICATTO

febbraio 23rd, 2010

(ASCA) - Torino, 22 feb - Si e’ concluso con un nulla di fatto l’incontro di oggi, tra sindacati azienda e Regione Piemonte, per la ventina di dipendenti dello stabilimento torinese della Thyssenkrupp per pochi giorni ancora in cassa integrazione straordinaria. Lo riferisce il parlamentare del Pd Antonio Boccuzzi che sottolinea: ‘L’incontro era finalizzato alla richiesta della cassa integrazione in deroga, ma l’azienda ha condizionato l’avvio della pocedura, cosi’ come un eventuale incentivo allesodo, alla rinuncia da parte dei lavoratori alla costituzione di parte civile nel processo per i sette morti del 2007′.

‘Si tratta di un ricatto - prosegue Boccuzzi -, anzi di un’estorsione nei confronti di lavoratori che per avere un diritto devono sacrficarne un altro. E questo avviene in un momento di crisi profonda per l’occupazione. Non offrire a questi dipendenti l’opportunita’ della Cig in deroga vuol dire metterli su una strada’. Gia’ nel 2008 la Thyssenkrupp aveva richiesto a Torino, in cambio dell’incentivo all’esodo, un ‘accordo tombale’, che escludeva per il futuro qualsiasi contenzioso con i dipendenti che lasciavano l’azienda.

PD, lavoro, thyssen , ,

Non riuscivo a spegnere le scarpe di Roberto

marzo 4th, 2009

PAOLO GRISERI - Repubblica

Il fatto è che non si riuscivano a spegnere le scarpe: «Ci ho provato, signor giudice. Erano intrise di olio. Quando Roberto Scola cadde per terra pensai che lo avesse fatto perché gli urlavo di rotolarsi, di spegnere in quel modo le fiamme. Invece credo che fosse svenuto. Solo più tardi arrivò un mio compagno e riuscì a spegnergli i piedi con una pentola d´acqua».

Ogni volta che Antonio Boccuzzi ripete questo racconto «è come se rivivessi quella notte». Dal 6 dicembre 2007 quel racconto è la sua vita. Prima di entrare nell´aula Boccuzzi cerca di farsi coraggio: «Non temo le domande - confessa - temo l´effetto che ha su di me rievocare quelle ore». Non solo su di lui. L´udienza si fa improvvisamente drammatica alle 12, dopo una mattinata persa in cavilli per iniziativa della difesa. Interrogato dal pm Laura Longo, Boccuzzi ripercorre i mesi precedenti la tragedia, la storia di una fabbrica in stato di progressivo abbandono: «Ci eravamo accorti che volevano chiudere gli impianti proprio perché stavano diminuendo la manutenzione. La fabbrica era sporca, i residui di carta si incendiavano spesso lungo le linee, la pressione dell´olio era spesso sotto il livello di allarme, segno evidente che c´erano delle perdite». Negli ultimi mesi gli organici si erano assottigliati: «Un giorno io e altri due sindacalisti avevamo fermato con lo sciopero la linea 5 perché non c´erano le persone sufficienti. Così siamo finiti tutti e tre in cassa integrazione». In queste condizioni Boccuzzi e i compagni sono costretti agli straordinari: «Era la terza notte consecutiva che io e Antonio Schiavone ci fermavamo dopo aver lavorato già al turno del pomeriggio». Poi le domande del pm si concentrano sull´incidente. Sul piccolo incendio che «invano ho cercato di spegnere con un estintore scarico», sull´incendio più grande «divampato mentre mi allontanavo verso la bocchetta del manicotto dell´idrante». E sul «muro di fuoco che esplose improvviso». Sul rumore sordo «come quello delle caldaie a gas che si accendono», sull´«onda di fuoco che scendeva dall´alto, come una grande mano che si portava via i miei compagni». Inutile tentare di superare le fiamme «per raggiungere le voci invisibili che gridavano aiuto». Inutile tentare di dare l´allarme «con il telefono aziendale fuori uso». Inutile raggiungere il luogo del disastro «con le ambulanze bloccate dai cancelli automatici». 

Il racconto si conclude con le domande delle parti civili tra gli occhi sbarrati dei parenti. E con l´attesa per quanto vorrà chiedere la difesa all´unico sopravvissuto di quella notte. Il malore dell´avvocato di parte civile fa rinviare l´interrogatorio. Ma una prima risposta Boccuzzi la fornisce al pm: «Lei ha mai incontrato Espenham?». «Certo, in trattativa». «Vi capivate?». «Parlava l´italiano benissimo». La difesa aveva chiesto la traduzione di tutti gli atti in tedesco. Ieri i parenti hanno scritto al ministro della giustizia: «Signor ministro, la difesa tenta di perdere tempo».

lavoro, sicurezza

processo Thyssen

gennaio 16th, 2009

Leggo spesso e volentieri Futura.to.it, giornale universitario online, oggi ho trovato qualcosa che mi riguarda, se vi interessa, trovate QUI l’articolo

thyssen

Thyssen. Damiano, Boccuzzi, Giulietti: il processo sia chiave di volta

gennaio 16th, 2009

Roma, 16 gen. - “Oggi e’ cominciato il dibattito in corte d’assise sul processo Thyssen. Un processo che ci auguriamo possa essere la chiave di volta per innovare la giurisprudenza legata a processi in cui gli imputati rispondono di trasgressioni legate alle prescrizioni in tema di sicurezza sul lavoro”. Lo affermano i deputati Cesare Damiano, Antonio Boccuzzi (Pd) e Giuseppe Giulietti (Idv).”Quello che ci auguriamo- sottolineano i parlamentari- e’ che questo processo possa essere utile per creare una particolare attenzione intorno al triste ed incivile fenomeno delle morti sui luoghi di lavoro e che si crei una nuova condizione nella nostra giurisprudenza, dove l’imprenditore che sbaglia deve pagare”.Concludono Damiano, Boccuzzi e Giulietti: “Questo clima di impunita’ non serve ne’ da esempio ne’ da deterrente, soprattutto per quegli imprenditori meno virtuosi che non hanno al centro della propria missione lavorativa la sicurezza e l’incolumita’ dei propri dipendenti, vera ricchezza delle diverse attivita’ lavorative”.

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