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Per Eutelia scende in campo Bersani: emendamento per garantire il salario ai 311 dipendenti

dicembre 30th, 2009

STEFANO PAROLA - Repubblica

PININFARINA e Agile-Eutelia, due grane in cerca di soluzione. La prima è a un passo dalla risoluzione. Restano da limare gli ultimi dettagli, ma il 31 dicembre arriverà la firma che sancirà il definitivo passaggio dello stabilimento di Grugliasco alla De Tomaso di Gian Mario Rossignolo. La seconda appare ancora lontana, ma il Partito democratico tenterà di mettere una pezza proponendo un emendamento al decreto Milleproroghe che, se approvato, garantirà lo stipendio ai 311 dipendenti di Torino e Ivrea.L´affare Pininfarina-De Tomaso sta arrivando a una conclusione dopo un percorso tortuoso. Anche perché i soggetti in campo sono tre: la storica carrozzeria, che per sopravvivere deve vendere lo stabilimento di Grugliasco alla Regione (tramite Finpiemonte partecipazioni), che a sua volta deve affittarlo alla società di Gian Mario Rossignolo, che si farà carico di 900 addetti ex Pininfarina. Così è successo che il designer di Cambiano (e soprattutto le banche creditrici) ritenesse troppo bassa l´offerta dell´amministrazione regionale, situazione poi risoltasi con una marcia indietro. O che l´ex manager Telecom chiedesse garanzie sulla gestione della centrale elettrica dello stabilimento.

Alla fine, però, quasi tutti i tasselli sono finiti al loro posto. Ora ne rimangono due: Finpiemonte partecipazioni chiede alla De Tomaso qualche dettaglio in più sulle sue fidejussioni bancarie, l´ex manager Telecom vuole capire se riceverà proprio tutti i soldi che ha chiesto alla Regione per le attività di ricerca. Dettagli che verranno limati oggi, tant´è che l´assessore Andrea Bairati, l´ad di Pininfarina Silvio Angori e Gian Mario Rossignolo (che si sono incontrati già ieri) danno per scontata la chiusura dell´affare.

Più complicata la situazione dei 139 dipendenti di Torino e i 172 di Ivrea della Agile (la ex Eutelia, oggi nel gruppo Omega). Ora l´azienda di tecnologie informatiche è nelle mani di tre custodi giudiziari, ma fino a febbraio non scatterà l´amministrazione straordinaria. Quindi né ammortizzatori sociali né stipendi, che del resto non si vedono da luglio. Così il Pd, incalzato dai deputati Stefano Esposito e Antonio Boccuzzi, ha presenterà un emendamento al cosiddetto decreto Milleproroghe per istituire un fondo che garantisca lo stipendio a quei lavoratori che, come nel caso dell´Agile, non vengono pagati da almeno quattro mesi ma che non possono accedere agli ammortizzatori. E il primo firmatario sarà proprio il segretario Pierluigi Bersani.

Se approvata, la proposta diventerà efficace da fine febbraio, ma il responsabile lavoro del Pd, Stefano Fassina, si augura che «il governo faccia sua l´iniziativa inserendo la misura nel decreto Sviluppo che verrà varato a metà gennaio». Succederà? Da parte del senatore Pdl Gilberto Pichetto arriva un´apertura, ma anche una precisazione: «La questione va affrontata, anche perché ci sono lavoratori Omega che rischiano di non rientrare nell´amministrazione straordinaria. Però gli strumenti esistono già: una norma nella Finanziaria del 2003 permette di estendere in via sperimentale la cig in deroga ai settori non coperti».

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Lo Stato salvi i lavoratori Eutelia

dicembre 30th, 2009

Marina Cassi - LaStampa

Il primo firmatario è il segretario nazionale del Pd, Pierluigi Bersani, che chiede, con un emendamento al decreto Mille proroghe, al governo di istituire un fondo di garanzia per anticipare i crediti maturati dai lavoratori in caso di insolvenza dell’impresa nel pagamento delle retribuzioni.

Potranno accedervi coloro che non percepiscono stipendi da almeno quattro mesi e che non godono di alcun altro beneficio. La proposta è stata presentata ieri mattina nella sede torinese, occupata da settimane dai lavoratori, della Eutelia-Agile dai deputati del Pd Lovelli, Luca’, Merlo, Negri, Rossomando e dai dirigenti Morgando e Cuntrò. I deputati Stefano Esposito e Antonio Boccuzzi - che la scorsa settimana si erano incatenati nella sede Rai per protestare contro la rescissione del contratto con Eutelia - hanno spiegato: «E’ un atto destinato a tutti i lavoratori che sono in difficoltà, ma che parte dalla drammatica condizione di quelli della Eutelia».

All’incontro era presenta anche Francesco Boccia, portavoce del gruppo parlamentare del Pd per le materie economiche che ha detto: «Il fatto che il primo firmatario sia Bersani dimostra l’attenzione politica che il Partito democratico rivolge ai problemi dei lavoratori. I dipendenti Eutelia, oltre ad essere senza stipendio, non possono accedere agli ammortizzatori sociali. Il Pd chiederà al governo di varare quelle deroghe che si costruiscono per le situazioni di emergenza e di assicurare il mantenimento delle commesse pubbliche».

E ha aggiunto: «Il Pdl parla del partito dell’amore mentre l’Istat certifica nuove povertà. Eutelia è una truffa nazionale, il governo accolga l’emendamento Bersani». Per Boccia «Eutelia è la fotografia del fallimento della politica industriale italiana; da Adriano Olivetti alla famiglia Landi, dovremmo vergognarci tutti per come abbiamo svenduto il patrimonio culturale e industriale di un grande imprenditore che ha fatto la storia del nostro Paese». Un provvedimento per anticipare gli stipendi a chi non li riceve è stato preso anche dalla Regione.

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Boccuzzi sceglie Bersani

agosto 4th, 2009

Fabrizio dell’Orefice - Il Tempo

Scelgo Bersani”.

Non dica perché è simpatico che come battuta è già vecchia. 

«No, non glielo dico. Non è il mio modo di intendere la politica».

Antonio Boccuzzi è rimasto un po’ lo stesso. Solo i capelli, raccolti in una coda, si sono allungati. Per il resto è ancora l’operaio della Thyssen, l’unico sopravvissuto.

E allora, perché Bersani? 

«Anzitutto perché spero ancora in una politica che non parli politichese, che parli come la gente normale. Ecco, vorrei un Pd veramente popolare». D’accordo, è un congresso non un corso di dizione… «E infatti le ho detto anzitutto l’aspetto formale. Il Pd non viene compreso, i suoi leader non sono capiti dalla base. Poi ci sono le questioni sostanziali».

E quali sono?

«Due su tutte. Della mozione Bersani mi ha convinto la parte sul lavoro, la lotta alla precarizzazione e il sostegno verso la stabilizzazione. Guardi, quando ero bambino e andavo in giro con mio padre passavano le Fiat 131, le Argenta e lui con orgoglio diceva: “Quella l’ho fatta io”. Ecco, si è perso lo spirito del lavoro, l’attaccamento all’azienda se ogni sei mesi devi cambiare società».

Solo il lavoro?

 «No, l’altro aspetto è quello relativo alla scuola, investire sulla scuola. Più in generale questo sembra, parafrasando il famoso film, non un Paese per giovani. Vorremmo che il Pd tornasse a far sognare i ragazzi. La sicurezza, altro elemento fondamentale, sintomo di civiltà, deve essere uguale per tutti, per i ricchi e per i poveri, per gli italiani e per gli stranieri, per chi è famoso e per chi non lo è, secondo un principio di giustizia e di uguaglianza che nel nostro Paese e ancora lungi dal divenire».

 A Veltroni l’ha detto che andava con Bersani? 

«No. Non ho mai pensato di dovergli chiedere il permesso. Non solo io, ma tutti quelli che si sono candidati sono stati sempre molto indipendenti».

Che cosa l’ha delusa di Veltroni? 

«Nulla, non sono deluso da lui».

E da cosa? 

«Ero convinto che il Pd potesse essere un’esperienza che ne raccogliesse tante diverse. Non è stato così, quel progetto è per ora in parte fallito».

E va con quelli che pensano l’esatto contrario?

 «Non penso assolutamente sia il contrario. Con la mozione Bersani si sono schierati la Bindi e Letta, così come con la mozione Franceschini si è schierato Piero Fassino, l’ultimo segretario dei Ds. L’amalgama tra le diverse anime del Pd, è elemento fondamentale per la nascita di un grande partito che milioni di italiani si aspettano».

Dietro Bersani c’è il vecchio? 

«Ma quando mai. Io ho compiuto due giorni fa 36 anni. Ci sono Esposito, che stimo molto, Boccia, Ginefra, Bordo, Berretta, Orlando. Ce ne sono tanti e altri verranno».

Che Pd sogna lei? 

«Un partito che sia radicato sul territorio. Vede, spesso mi dicono dopo le manifestazioni “Finalmnete uno che abbiamo capito che voleva dire”».

E Franceschini non si capisce? 

«Guardi, quello che non mi è piaciuto è quel parlare di vittoria dopo le Europee, dopo aver perso sette punti. Una cosa inconcepibile».

Tutto da buttare l’attuale segretario? 

«No, ho condiviso la prima parte. L’assegno ai disoccupati, le proposte, il fatto di cominciare dal lavoro. È stata una buona fase».

Poi s’è messo a inseguire il gossip. 

«Ecco, quello non l’ho condiviso. Assurdo inseguire Berlusconi. Il Pd deve fare la sua politica, non capisco questo continuo dipendere in qualche modo dal premier. Nel bene e nel male».

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