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il giorno della memoria

dicembre 6th, 2008

Oggi, 6 dicembre 2008. È passato un anno, 365 giorni di immagini che continuano ad albergare nella mia mente, gelosa custode di ciò che accadde quella tragica notte. Molto è cambiato. Il futuro, i progetti per il domani sono stati portati via, cancellati, rapiti da un destino crudele. Troppo crudele. Il furto di sette anime innocenti è inaccettabile, sotto ogni profilo. La vita, il regalo più bello e più grande, è svanito. Era quasi Natale, ma quando muoiono gli operai non si vedono comete nel cielo. E il ricordo che li fa vivere, nei pensieri, nelle azioni che compiamo. Nelle facce degli sconosciuti che ogni giorno incontriamo ci sembra di rivedere i nostri cari. No, noi non ci arrendiamo alla morte, l’illusione che la loro anima si sia trasferita dona al pensiero momenti di sollievo. La mia vita è cambiata fin da subito, volevo fare qualcosa. Probabilmente quello che, mio malgrado, non sono riuscito a compiere quella notte: salvare le vite dei miei amici. Immediatamente, però, mi sono imposto una missione: la morte dei miei sette angeli non può essere vana. È assurdo, ma questa società ha bisogno di scuotersi per provare a reagire. 1210 morti lo scorso anno lo reclamano.

In questa mia missione, voglio dare delle risposte. Voglio dare il mio contributo perché altri non piangano altre Thyssen. Il dolore insegna che l’unione e la coesione sono la sola medicina. È mutato il mio ruolo in questa società, ma io rimango la stessa persona. Con pregi e difetti, ma sempre gli stessi di prima. Spero che riusciremo a trovare nuovamente quella coesione, che ci ha dato la forza in questi mesi di andare avanti, di affrontare questa nuova vita, svuotata dell’affetto di chi non c’è più, ma riempita della stima e della solidarietà di nuove persone conosciute in questo nuovo percorso. Ho presentato una proposta di legge per istituire proprio per il 6 dicembre la giornata della memoria dei caduti sul lavoro. Una data che è ormai un simbolo. Dovrà servire a «costringere» il Paese, le nostre coscienze addormentate, ad occuparsi sempre, quotidianamente tutti i giorni di salute, sicurezza e dignità delle persone che lavorano. C’è molta ipocrisia attorno a noi, l’indifferenza ed il senso di abitudine alla morte sono le cose più pericolose. Dobbiamo unire le forze per non disperdere le energie in un Paese distratto e soffocato da una grave crisi economica che potrebbe indurre ad abbassare l’asticella dei diritti. Il bisogno di lavoro è forte ed il rischio per molti di perderlo potrebbe portarci ad accettare condizioni incivili pur di lavorare. Dobbiamo evitare questo perché nulla è per sempre ed il diritto alla vita sul lavoro ce lo dobbiamo riconquistare ogni giorno. Ma ecco che il giorno cala, le ombre, il buio, e qui nella mia stanza, dietro le palpebre, i miei occhi rivivono ancora una volta quel maledetto 6 dicembre.

In questa mia missione, voglio dare delle risposte. Voglio dare il mio contributo perché altri non piangano altre Thyssen. Il dolore insegna che l’unione e la coesione sono la sola medicina. È mutato il mio ruolo in questa società, ma io rimango la stessa persona. Con pregi e difetti, ma sempre gli stessi di prima. Spero che riusciremo a trovare nuovamente quella coesione, che ci ha dato la forza in questi mesi di andare avanti, di affrontare questa nuova vita, svuotata dell’affetto di chi non c’è più, ma riempita della stima e della solidarietà di nuove persone conosciute in questo nuovo percorso. Ho presentato una proposta di legge per istituire proprio per il 6 dicembre la giornata della memoria dei caduti sul lavoro. Una data che è ormai un simbolo. Dovrà servire a «costringere» il Paese, le nostre coscienze addormentate, ad occuparsi sempre, quotidianamente tutti i giorni di salute, sicurezza e dignità delle persone che lavorano. C’è molta ipocrisia attorno a noi, l’indifferenza ed il senso di abitudine alla morte sono le cose più pericolose. Dobbiamo unire le forze per non disperdere le energie in un Paese distratto e soffocato da una grave crisi economica che potrebbe indurre ad abbassare l’asticella dei diritti. Il bisogno di lavoro è forte ed il rischio per molti di perderlo potrebbe portarci ad accettare condizioni incivili pur di lavorare. Dobbiamo evitare questo perché nulla è per sempre ed il diritto alla vita sul lavoro ce lo dobbiamo riconquistare ogni giorno. Ma ecco che il giorno cala, le ombre, il buio, e qui nella mia stanza, dietro le palpebre, i miei occhi rivivono ancora una volta quel maledetto 6 dicembre.

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