Home > boccuzzi > Tragedia Thyssen, intervista al deputato Antonio Boccuzzi

Tragedia Thyssen, intervista al deputato Antonio Boccuzzi

gennaio 11th, 2011

Immagine anteprima YouTube
Enzo Di Frenna e Matteo Marini - QuotidianoSicurezza
ROMA - Sono trascorsi tre anni dalla tragedia ThyssenKrupp dove morirono 7 operai. Ma l’unico supersiste, l’ottavo lavoratore, non dimentica. Si salvò grazie a un muletto che lo protesse dalla fiamme. Ma in quei minuti terribili memorizzò per sempre le grida di dolore dei suoi compagni, che bruciarono vivi. Oggi Antonio Boccuzzi è deputato del Partito Democratico e si batte per sensibilizzare le aziende e i lavoratori sulla necessità di lavorare in sicurezza, proteggendo la propria salute e la propria vita. Quotidiano Sicurezza lo ha intervistato pochi giorni prima di un annuncio importante: quello del giudice Raffaele Guarinillo, che nell’aula del tribunale di Torino chiedeva 16 anni di carcere per l’amministratore delegato della Thyssenkrupp,

Antonio Boccuzzi, parlamentare del Partito Democratico, unico sopravvissuto alla tragedia della Thyssnkrupp, dove otto operai di cui sette morirono, e lei, appunto è sopravvissuto. Oggi è parlamentare ed è impegnato sul tema della sicurezza e della tutela della salute dei lavoratori. Io vorrei subito chiederle un suo ricordo di quel tragico evento.

«Quella sera eravamo in otto. Sette di questi ragazzi non ci sono più, sono in un altro luogo, un luogo che rappresenta il dolore, rappresenta il posto dove si ritrovano le famiglie di questi ragazzi, di questi lavoratori, dei miei amici. Perché poi questo eravamo. All’interno della Thyssen si erano creati dei nuovi rapporti, non era solo il luogo di lavoro ma era diventato anche il luogo di amicizia dove le stesse si sviluppavano in funzione di turni che in qualche maniera avevano cancellato le altre amicizi,e che si avevano all’esterno dello stabilimento, perché noi facevamo una forma di turno a ciclo continuo quindi sei giorni di lavoro, due di riposo, si lavorava il sabato, la domenica, la notte e si creavano all’interno dello stabilimento quasi delle nuove famiglie per cui il dolore condiviso con le famiglie di appartenenza aumenta anche per questo, perché i rapporti vanno ben al di là di quello che sono i rapporti normali che ci possono essere in altre situazioni di lavoro.»

Ci racconti cosa è successo quella sera. Un suo ricordo dell’evento.

«Eravamo in una situazione normale di lavoro, la linea girava, e noi eravamo in attesa di imboccare un nuovo rotolo. Noi producevamo rotoli di acciaio e durante questa attesa si fa un controllo del processo attraverso delle telecamere, attraverso dei display, attraverso dei computer. Improvvisamente uno dei mie colleghi si accorse di un inizio di incendio, un principio di incendio in mezzo alla linea e ci precipitammo tutti all’esterno. Eravamo sei diretti operatori della linea, il capoturno e un altro ragazzo che si occupava di altro ma era venuto in quel momento ad avvisare il capoturno che era arrivato in ritardo. Quindi anche la condizione di questo ragazzo… cioè lui muore solo per essere andato a comunicare il suo ritardo al capoturno. Si precipita però con noi, perché c’era anche questo sentimento di solidarietà che vivevamo … si precipita con noi a cercare di spegnere questo incendio, un piccolissimo incendio, avevamo spento moltissime altre volte incendi come questo. Dopo però, nel momento in cui io mi avvicino alle fiamme il mio estintore non funziona, è vuoto, mi rendo conto di questo, dove aver provato a nebulizzarlo e lo lancio via anche arrabbiato. Questa è una mancanza, un esulare le norme di sicurezza basilari perché l’estintore avrebbe dovuto essere carico, avrebbe dovuto essere nel posto in cui purtroppo non c’era.»

Quindi a suo avviso, a posteriori, che indice di sicurezza c’era in quel periodo alla Thyssen?

«Bassissimo. E anche dovuto al fatto che l’azienda aveva deciso di chiudere la realtà di Torino … perché lo stesso anno la Thyssen aveva deciso di chiudere Torino e trasferire gli impianti, e in qualche maniera anche gli operai a Terni, come se questa potesse essere una soluzione normale, indolore, di un processo che in realtà richiede a mio avviso un dato completamente diverso da quello utilizzato dall’azienda. Quindi non si è più fatta manutenzione, la sicurezza è diventata a mio avviso un costo e non un investimento per l’azienda, tanto è vero che nell’arco del procedimento penale è venuto fuori anche che la stessa assicurazione aveva chiesto di fare un sistema antincendio proprio su quella linea. Così non è stato, non è stato realizzato e si è permesso in qualche maniera che potesse accadere questo.»

Quindi lei conferma il fatto che a seguito dell’incidente molti cominciarono a puntare il dito contro l’azienda affermando proprio questo: e cioè che l’incidente era stato causato dalla violazione di standard di sicurezza. Si parlò anche di estintori scarichi, mal funzionanti, ma soprattutto di assenza di personale specializzato…

«Certo, una delle motivazioni e delle criticità che avevano reso tutto più difficile era proprio questa: l’assenza di misure basilari di sicurezza e allo stesso tempo l’assenza di persone che avessero l’esperienza, soprattutto in quella linea, perché ovviamente i profili più alti, cioè quelli che avevano più esperienza avevano trovato altre soluzioni di lavoro in altri ambiti, quindi erano andati via, tanto è vero che occorreva sopperire al’assenza di personale con dello straordinario. Io e Antonio Schivò, che è stato il primo ragazzo a morire in quell’incendio, eravamo quella notte all’undicesima ora di lavoro e così i giorni precedenti, il lunedì il martedì, perché l’incidente cadde nella notte di mercoledì. Il lunedì e il martedì noi facemmo circa quindici ore di lavoro.»

Si è detto che la Guardia di Finanza ha trovato nell’ufficio dell’amministratore delegato della Thyssen, Herald Espenhahn, un documento in cui si diceva che lei andava fermato come unico testimone e quindi in qualche modo sostiene la tesi che la colpa è degli operai. A lei risulta che questo documento sia stato trovato e in qualche modo che livello di boicottaggio c’è stato da parte della Thyssen?

«Mah, io quando seppi dell’esistenza di questo documento iniziai a vivere ancora peggio perché nel momento in cui leggi che il sottoscritto andava fermato, con ogni mezzo, è ovvio che dentro la tua testa, e nella mia che vivevo in quel momento una situazione molto molto particolare, puoi aspettarti qualsiasi cosa. Fortunatamente non accadde nulla, però è ovvio che le paure erano notevoli. Fu confermato nell’arco del procedimento penale che questo documento esisteva davvero e la cosa di cui io sono certo è che alla Thyssen infastidì la mia presenza, il fatto che io andassi in televisione, sui giornale, a raccontare quello che era accaduto quella notte. Ma io insisto anche su una cosa: io non ho mai caricato di nulla, né di rancore né di nient’altro, per quello che è accaduto in quella vicenda. Ho solo raccontato le cose così come sono andate, non ho mai riservato rancore né verso la Thyssen né verso gli imputati, benché oggi mi rendo conto che anche questo sentimento non lo meriterebbero perché permettere che sette persone, che erano lì solo per guadagnarsi il pane, non facciano ritorno a casa, credo che sia veramente il massimo a cui una persona può abbassarsi per … non riesco a definire ancora anche oggi per quale tipo di interesse. E non solo interesse personale ma qui parliamo di un interesse ben più grande che va al di là dei soli interessi personali. Quindi mettere da parte l’incolumità delle persone, dei lavoratori, solo per l’interesse dell’azienda credo che sia il ragionamento più sbagliato che possa esserci nella gestione di qualsiasi tipo di attività. Per la prima volta nel nostro paese un processo legato agli infortuni sul lavoro vive in Corte d’Assise la richiesta è di omicidio volontario, una richiesta mai accaduta. Normalmente tutto viene derubricato, omicidio colposo, nessuno paga, nessuno finisce in galera e mio avviso questo non serve da deterrente, ecco. Io mi auguro che venga mantenuta l’imputazione di omicidio volontario e questa possa diventare anche nuova giurisprudenza nel nostro paese, nel momento in cui ci si approccia ad effettuare processi nei confronti di chi trasgredisce le misure di sicurezza.»

Da quando è parlamentare quali sono le iniziative legislative che ha portato avanti e che sta portando avanti?

«Una proposta di legge, condivisa tra tutti i gruppi parlamentari, che abbiamo presentato lo scorso anno e hanno partecipato anche molti personaggi - anche del mondo artistico, da Mimmo Calopresti ad Ottavia Piccolo - e molti molti altri. Tuntti hanno sostenuto questa proposta di istituzionalizzare una giornata, il 6 dicembre, i cui accadde la tragedia della Tyssen, e farla diventare la Giornata della Sicurezza sul Lavoro. Nell’arco di questa giornata la nostra intenzione è quella di fare alcune attività legate alla sicurezza sul lavoro, come convegni, ed istituire un fondo di 10 milioni di euro per ogni anno per poter far sì, appunto, che si facciano queste iniziative. Dello stesso fondo possono anche usufruirne associazioni quali l’Anmil che ha già nella seconda domenica del mese di ottobre una giornata dedicata alla sicurezza sul lavoro, agli invalidi in particolar modo. In questi quasi ormai tre anni di legislatura molte sono state le iniziative affrontate dal Parlamento riguardo alla sicurezza, alcune negative - quali le deroghe alla sicurezza per la raccolta dei rifiuti in Campania - alcune positive, nel momento in cui il mio gruppo parlamentare ha affrontato e ha osteggiato l’iniziativa governativa di andare a modificare il decreto 81 da parte del Ministro Sacconi. Mi riferisco all’art. 10 bis su cui intervenne il Presidente della Repubblica Napolitano. La modifica prevedeva, con un decalage assurdo di responsabilità da parte degli imprenditori, che nel momento in cui veniva verificata una piccola responsabilità da parte del lavoratore veniva derubricata la responsabilità del datore di lavoro, e questa è una assurdità che va assolutamente in contraddizione con la giurisprudenza nel nostro Paese. Siamo riusciti, grazie anche all’intervento di Guarinello in Commissione Lavoro ad arginare questa tendenza, anche se a mio avviso comunque è stato fatto un passo indietro con un decalage assurdo di tutte le sanzioni a carico degli imprenditori e, senza alcuna ratio, un’aumento delle sanzioni a carico dei lavoratori. Si vede bene da che parte sta il governo e allo stesso tempo credo che sia un percorso non virtuoso per la soluzione del problema.»

Per concludere, le vorrei chiedere un messaggio ai lettori di Quotidiano Sicurezza volto a diffondere sempre più la sensibilizzazione verso questa tematica sempre più attuale.

«Io ritengo che al di là delle norme che sono sicuramente utili, e che vanno rispettate, assolutamente rispettate, credo anche sia necessario iniziare un nuovo percorso anche nei confronti della cultura della sicurezza dove tutti gli attori, i datori di lavoro ed i lavoratori possano porsi in una condizione diversa. Gli imprenditori devono mettere al centro della propria mission imprenditoriale i lavoratori e i lavoratori devono avere l’opportunità, la possibilità di mettere al centro della propria missione lavorativa la propria incolumità»

boccuzzi

  1. Virginia
    | #1

    E’ giusto non dimenticare. soprattutto per il futuro.

  2. Alessandro Baldacconi
    | #2

    Mi riferisco alla segnalazione stampa del Ministro del lavoro sui finanziamenti INAIL per sottoporre alla Ministra queste osservazioni al fine di qualificare lo tzunami di finanziamenti a fondo perduto e contribuire alla riduzione del costo sociale degli infortuni e delle malattie professionali, pari al 3,7% del PIL
    I FINANZIAMENTI INAIL
    La pubblicazione in Gazzetta ufficiale (27-12-2011) del bando di regolamento per l’assegnazione dei 205 milioni di euro stanziati dall’INAIL per coprire il 50% delle spese ammesse in relazione a ciascun progetto presentato dalle aziende in conto capitale per un importo non può superiore a 100mila euro induce a riflessione.
    E’ da diversi anni che l’ INAIL contribuisce a finanziare il superamento di situazioni di nocività negli ambienti di lavoro.
    Ad oggi, però, si assiste, ad avviso dello scrivente, alla inefficacia dei finanziamenti a fondo perduto, persistendo, mediamente, 3 morti al giorno e 27 invalidi permanenti, oltre a tantissimi feriti più lievi, che rappresentano il dato italiano relativo alla gestione degli infortuni sul lavoro da parte dell’INAIL: ma le differenze da regione a regione sono diverse, così come probabilmente sarebbero diverse, se si potessero rilevare, le cifre di quanti non denunciano l’infortunio, magari perché impiegati irregolarmente. Su questa situazione di ‘incidenti sommersi’ e sulla diversa distribuzione degli infortuni del nostro paese si è espresso Raffaele Guariniello, magistrato coordinatore del Gruppo sicurezza del lavoro della Procura di Torino, l’uomo che ha chiesto 16 anni di carcere per l’amministratore delegato della ThyssenKrupp (incendio che nel 2007 che causò la morte di 7 operai) e il primo pm ad aver considerato il tecnostress una nuova malattia professionale.
    Perché la lotta contro gli infortuni e le malattie da lavoro non raggiunge il meritato successo?
    Rimuoviamo l’alibi della FATALITA’ nel motivare gli Infortuni Mortali e NON parliamo più di MORTI BIANCHE, ma di OMICIDI BIANCHI. Il buon senso ci dice che siffatte morti potrebbero essere evitate perseguendo, semplicemente, la cultura dell’ovvio?
    Il ricorso alla Fatalità ed ineluttabilità degli infortuni “mortali e non” serve a tutti coloro che vogliono essere ipocritamente a posto con la coscienza! E questo perché sulla applicazione della normativa di merito cantano in troppi Galli senza fare mai giorno per presentare l’odioso scarica barile delle competenze e responsabilità.
    LAVORARE E’ UN DIRITTO COSTITUZIONALE, NON E’ SINONIMO DI ANDARE IN GUERRA, COME SE IL LAVORO E’ IL NEMICO NUMERO UNO DEL LAVORATORE. Diamo seguito alle grida inascoltate del Presidente della Repubblica.
    L’INAIL ci dice che la spesa sociale per gli infortuni si aggira intorno ai 47,988 MLD di euro, pari al 3,7% del P:I:L ( cfr ultimo calcolo effettuato dall’Inail per l’anno 2007).
    Perché finanziare le aziende che rispettano le norme di sicurezza e igiene del lavoro? L’INAIL ci dice che la stragrande maggioranza delle posizioni assicurative gode del bonus per favorevole andamento infortunistico e tecnopatico.Perchè non si interviene finaziando anche le aziende in nero e quelle con malus assicurativo?
    Perché il bilancio dell’INAIL non risponde al pareggio istituzionale e consente siffatti finanziamenti milionari derivanti in buona misura da maggiori premi dell’assicurazione infortuni, mentre il risarcimento ai superstiti e/o agli infortunati si concretizza con “un pugno di miseri euro”?
    Forse è il caso di istituire una Commissione Parlamentare per valutare i costi sociali non tanto degli Infortuni e delle Malattie da Lavoro, che sono noti, bensì per la valutazione dei costi sociali nella applicazione delle leggi sulla Salute, Sicurezza ed Igiene del Lavoro [dalla erogazione dei finanziamenti a fondo perduto, al costo delle istituzioni preposte [(Regioni e Province autonome di Trento e Bolzano, Corpo nazionale dei Vigili del fuoco, l’INAIL ora con IPSEMA & ISPELS, l’ARPA regionale,I Servizi di Prevenzione delle ASL, Le Direzioni Regionali e Provinciali del Lavoro( DPL), la Direzione generale delle miniere del Ministero dell’industria, del commercio e dell’artigianato, con riferimento alla salute e sicurezza nelle miniere e cave, gli assessorati regionali Cave e Miniere, le Capitanerie di Porto, RINA, Vasca Navale, la Sanità aerea, la Sanità Marittima, Corpo dei Vigili Urbani, Provinciali e Regionali, .l’Istituto di medicina sociale, gli Enti di patronato,…)].
    E perché non istituire una Authority sulla Salute e Sicurezza nei luoghi di lavoro? La Istituzione di un’Authority o Centro di Responsabilità supererebbe la vigente frammentazione per omogeneizzare le funzioni delle diverse istituzioni che a tutt’oggi hanno competenza in materia di Salute e Sicurezza. Con l’istituenda Authority o Centro di Responsabilità si attuerebbe il Principio di una logica di semplificazione e di efficacia delle azioni applicative del DLgs. n.81/2008, demandando compiti di pianificazione, organizzazione e controllo con sanzioni nella applicazione della legislazione di merito ( Decreti: n.38/2000-Disposizioni in materia di assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, a norma dell’articolo 55, comma 1, della legge 17 maggio 1999, n. 144-; n.81/2008-TU sulla Sicurezza del lavoro- e correlati) contribuirebbe a una trasparenza sulla spesa sociale, ivi compresa quella sui finanziamenti a fondo perduto. Per i lavori extra legge, ad es.quelli in nero, tale Authority, agganciata alla tracciabilità e poi alla riattivazione della norma sul falso in bilancio,ovvierebbe a ciò che oggigiorno si verifica, cioè “con una piccola sanzione copre tutto il marcio amministrativo dell’evento infortuni in costanza di lavoro in nero e così anche si aprirebbe la strada all’ accesso bancario ripetuto anche per il lavoro nonostante il back ground illegittimo ed illegale!”.L’AMNIL( l’Associazione tra i mutilati e invalidi sul lavoro) sta a guardare, pur presente nei CdA di importanti istituti, ma ricev finanziamenti per progetti.. Usciamo dal letargo e diamo seguito alle grida del Presidente Napolitano, ancora inascoltate,: Se l’azione della Magistratura ordinaria appare inefficace, ma efficiente, l’azione della Corte dei Conti dovrebbe contribuire a dare efficacia alla Magistratura.
    IL Governo prendendo spunto dalle ripetute e giuste “grida” del Presidente della Repubblica contro la presunta fatalità, in occasione di MORTI SUL LAVORO, ha in agenda iniziative per azioni di verifica sui finanziamenti erogati non solo dall’INAIL, ma da molte isatituzioni, istituendo una apposita Authority?

  3. Alessandro Baldacconi
    | #3

    Le politiche per la sicurezza improntate al “lasser faire“ / ” lasser passer
    La conoscenza elementare dell’aforisma “safety first, safety pays”
    Sentenza Eternit del 20 febbraio 2012
    Nell’articolo della Voce Repubblicana, uscito in occasione della Conferenza di Bagnoli del 25 gennaio 2007, era messo a fuoco un ciclo trentennale d’interventi avuti in campo legislativo, e il rituale di dichiarazioni in occasione delle quotidiane emersioni di responsabilità, fino alla denuncia del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, troppo spesso reiterata, con l’amara considerazione che “tutto è rimasto purtroppo immutato”, anzi “peggiorato” con le morti sporche o omicidi bianchi che dir si voglia nel campo della assicurazione obbligatoria contro gli infortuni e le malattie professionali, ivi compresa l’assicurazione supplementare contro la asbestosi e silicosi
    Siamo in presenza di fiumi di inchiostro e la politica non si fa carico di ovviare alle contraddizioni delle parti sociali e delle amministrazioni ad hoc deputate. Perché non si attuano gli indicatori di perfomance nel perseguire i parametri la efficienza ed efficacia della applicazione dal D.to L.vo 81/2008 al D.to L.vo106/2009; dal d.to l.vo 38/2000, dalla legge dalla 247 / 2007 alla legge 133/2008
    Sul piano tecnico-scientifico, il fenomeno è conosciuto nelle cause e negli effetti. Sul piano economico, siamo a costi reali commisurati per difetto al 3,7% del PIL. Sul piano politico, persistono miopia e acquiescenza a logiche di elevata negatività per il tutto Paese, nessuna categoria esclusa. Sul piano giudiziario, proseguono azioni di accertamento per infortuni e malattie professionali (specie per la questione Amianto - Genova, Taranto, Napoli, Bologna, Civitavecchia, …)
    Raffaele Guariniello, magistrato coordinatore del Gruppo sicurezza del lavoro della Procura di Torino rappresenta la sola Istituzione Pubblica- purtroppo circoscritta a Torino- che ha nel proprio DNA la salvaguardia della incolumità dei lavoratori nell’espletamento delle relative mansioni di produzione di un bene e della erogazione di un servizio.
    Bisognava attendere la Sentenza Eternit del 20 febbraio 2012 per porre uno stop alla nocività dell’amianto ed ai danni degli esposti. Con l’occasione le Associazioni Famigliari e Vittime dell’asbesto di Italia, Francia, Belgio, Spagna, Inghilterra, Svizzera, Brasile e Stati Uniti scrivono al Segretario Generale delle Nazioni Unite e alle Organizzazioni Mondiali della Sanità per chiedere di considerare la fibra-killer un “crimine umanitario”.
    Se ci si consola con l’adagio “non è mai troppo tardi” mettiamo in prescrizione la responsabilità oggettiva dei responsabili delle Istituzioni e delle Parti Sociali che hanno tenuto la testa sotto la sabbia, sottovalutando la problematica de qua.
    Del resto, la nocività dell’amianto è dato conosciuto sin dagli inizi del secolo scorso, come si può evincere dalla bibliografia in materia, non soltanto scientifica. L’asbesto, classificato nel gruppo 1 dall’IARC (cancerogeno certo per l’uomo) viene considerato nocivo per inalazione. Si tratta di un elemento che causa una serie di patologie derivanti dall’assorbimento per via polmonare delle fibre killer: queste, quindi, devono trovarsi nell’atmosfera ed essere di dimensioni tali da poter essere inalate e da raggiungere gli alveoli polmonari.
    Quanta amarezza nel constatare che si è buttata alle ortiche la mancata tutela socio- economica degli esposti all’amianto. Perché l’INAIL, ex INFAIL(cfr regio decreto 17 agosto 1935, n. 1765 sulla Assicurazione asbestosi)- a far data dalla instaurazione del rapporto assicurativo con la Eternit- ha applicato l’ assicurazione supplementare asbestosi, imponendo il sovrappremio asbestosi e valutando il rispetto o meno delle norme di sicurezza ed igiene del lavoro, ma si è limitata ad incamerare il sovrappremio assicurativo? Ad esempio il Tribunale di Nola, Sezione Lavoro, nella sentenza di riconoscimento della asbestosi del 17.09.2002 ad un lavoratore della ZETA ZET S.p.A, nel paragrafo 3.3.3, denominato ” L’AMIANTO E LE PATOLOGIE CONNESSE ALLA ESPOSIZIONE ALLE SUE FIBRE” riporta “… omissis… , Vigliani, nel 1939, pubblica una indagine condotta sulla realtà della zona torinese e che il primo caso di asbestosi diagnosticato in Italia, oggetto di tesi all’Università degli Studi di Torino nel 1910, era relativo ad un lavoratore di una piccola manifattura tessile di amianto a Nola Canavese. Nel 1940 lo stesso ZETre citava due casi di asbestosi e poneva l’attenzione sui lavoratori dell’industria estrattiva e manifatturiera di amianto in Piemonte, omissis…. E’ fuor di dubbio che la nocività dell’amianto è dato conosciuto sin dagli inizi del secolo scorso, come si può evincere dalla bibliografia non soltanto scientifica in materia. Senza scomodare le disposizioni legislative dei primi trent’anni del 1900, Il regio decreto 17 agosto 1935, n. 1765 e la legge 12 aprile 1943, n. 455 declinano l’assicurazione supplementare obbligatoria contro l’asbestosi, applicata e gestita, a mio avviso, esclusivamente negli aspetti del risarcimento del danno, cioè in termini ragionieristici ! Di nuovo Intelligenti pauca. Quanto tempo si è perso con la mancata tutela socio-economica degli esposti all’amianto?
    Sconcerta che si son dovuti aspettare più di 50 anni, se non un secolo per proporre una causa di rivalsa o regresso che dir si voglia, nonostante che i competenti uffici dell’Inail hanno in archivio documentazione tecnica sulle condizioni di nocività durante i lavori svolti dagli esposti ad amianto. Argomento non trascurabile è anche l’erogazione dei benefici previdenziali per esposizione ad amianto che sono costati e costano MLD di euro alla collettività. E’ noto che il controllo della nocività dell’amianto era ed è parte integrante del governo politico della salute e connessa organizzazione del lavoro che gli Istituti all’uopo preposti avevano il dovere di assistere sì, ma soprattutto di prevedere e aggiornare il quadro epidemiologico dei lavoratori. La sentenza arriva, per miracolo, dopo oltre un secolo di pratiche gestionali e relativi consumi e dal 92 dalla messa a bando dell’amianto .Non servono dispendiose campagne pubblicitarie per il ” mal da lavoro “(” morti sporche ” o meglio “omicidi bianchi”), bensì politiche preventive come accennato su dati reali e non politico-sindacali sul fenomeno per bacini di malattia da quantificare anche finanziariamente : Quanto costa alla socialità un caso indennizzato e via di seguito per le specifiche provvidenze ( INPS, INAIL ) e individuazione delle responsabilità aziendali per sottovalutazione della sicurezza ed igiene del lavoro?Non servono cerimonie di attenzione con contribuzioni a fondo perduto per l’organizzazione aziendale da adeguare alla normativa attese le regole europee degli interventi impropri statali a tutela della concorrenza. Serve un Autority centro decisionale-di spesa o di costo -, la cessazione di iniziative assistenziali e clientelari e quindi, sull’amianto, un rigorosissimo esame delle denunce agli atti dei vari bacini ( es :Taranto , Genova ,Napoli , Civitavecchia , ecc ), visti i provvedimenti aggiuntivi del Decreto Milleproproghe.
    La pubblicazione sul Corriere della Sera della mappatura dell’amianto in Italia è indice dell’individualismo italico per la presenza di troppi galli che cantano con un irresponsabile scarica barile.
    Forse è il caso di istituire una Commissione Parlamentare per valutare i costi sociali non tanto degli Infortuni e delle Malattie da Lavoro, che sono noti, bensì per la valutazione dei costi sociali nella applicazione delle leggi sulla Salute, Sicurezza ed Igiene del Lavoro [dalla erogazione dei finanziamenti a fondo perduto, al costo delle istituzioni preposte [(Regioni e Province autonome di Trento e Bolzano, Corpo nazionale dei Vigili del fuoco, l’INAIL ora con IPSEMA & ISPELS, l’ARPA regionale,I Servizi di Prevenzione delle ASL, Le Direzioni Regionali e Provinciali del Lavoro( DPL), la Direzione generale delle miniere del Ministero dell’industria, del commercio e dell’artigianato, con riferimento alla salute e sicurezza nelle miniere e cave, gli assessorati regionali Cave e Miniere, le Capitanerie di Porto, RINA, Vasca Navale, la Sanità aerea, la Sanità Marittima, Corpo dei Vigili Urbani, Provinciali e Regionali, .l’Istituto di medicina sociale, gli Enti di patronato,…)].
    Il Procuratore Guariniello si sta battendo da anni, e lo ha riconfermato il 21 febbraio 2012 nell’intervista a RAI News, confortato anche dal co-intervistato, Ministro della Salute Balduzzi, sulla necessità di istituire una Procura Nazionale sulla Sicurezza del lavoro con compiti di assistenza e indirizzo sul territorio nazionale.
    Questa Commissione del PRI, da anni si batte nel domandarsi “perché non istituire una Authority sulla Salute e Sicurezza nei luoghi di lavoro? La Istituzione di un’Authority o Centro di Responsabilità supererebbe la vigente frammentazione per omogeneizzare le funzioni delle diverse istituzioni che a tutt’oggi hanno competenza in materia di Salute e Sicurezza. Con l’istituenda Authority o Centro di Responsabilità si attuerebbe il Principio di una logica di semplificazione e di efficacia delle azioni applicative del DLgs. n.81/2008, demandando compiti di pianificazione, organizzazione e controllo con sanzioni nella applicazione della legislazione di merito ( Decreti: n.38/2000-Disposizioni in materia di assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, a norma dell’articolo 55, comma 1, della legge 17 maggio 1999, n. 144-; n.81/2008-TU sulla Sicurezza del lavoro- e correlati) contribuirebbe a una trasparenza sulla spesa sociale, ivi compresa quella sui finanziamenti a fondo perduto. Poiché repetita iuvant si ripropone l’adagio “ Intelligenti Pauca.

    Produzione e consumo (tonnellate metriche) di amianto in Italia e nel mondo dal 1920 al 2000
    Fonte ISPESL
    Anno ITALIA EUROPA MONDO
    . Produzione Impiego Impiego Produzione
    1920 166 38.348 40.905 184.413
    1930 721 6.942 127.481 381.341
    1940 8.269 13.471 228.941 564.803
    1950 21.434 24.813 506.396 1.290.463
    1960 51.123 73.322 1.172.300 2.212.825
    1970 11.8618 132.358 1.799.069 3.494.941
    1980 15.7794 180.529 2.802.032 4.811.942
    1990 3.862 62.407 2.582.294 4.020.718
    1995 – 104 926.994 2.429.101
    2000 – 87 537.302 2.016.229

  4. | #4

    Yeleeua uniukeag; Natural Erectile Dysfunction Treatment
    iuioli…

  5. | #5

    Hi my friend! I want to say that this article is amazing, great written and come
    with almost all vital infos. I’d like to peer more posts
    like this .

  6. | #6

    Myth #2 - “I must have good credit since I keep getting credit card offers in the mail. Bankrate offers an example on how the one-time funding fee works:. Some of the more useful and common loan programs that are currently being offered follow:.

  7. | #7

    A fin de que estas bondades se concreticen, la consultoría legal es
    esencial, puesto que las operaciones que se realizan no son tan simples., Chicago, Dallas, Houston, Miami, En la mayoría
    de los ordenamientos, para ejercer esta profesión, se pide estar anotado en un Instituto de Abogados.

  8. | #8

    Sugar Tree Entertainment has specialist planners and also enjoyment organizers which assist cause effective church or yard weddings.

  9. | #19

    For players hunting for all the glitz and glam that comes with playing at
    a real reside Vegas casino, Club Vegas USA was developed with them in mind!

  10. | #20

    Un professionnel m’a conseille d’acheter un frigo a compression pour toutes
    les raisons evoquees plus haut.

  11. | #21

    With no reliable knowledge of the basics, anyone won’t
    be able appropriately comprehension sophisticated
    approach.

  1. No trackbacks yet.