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Torno sempre all’albero della Thyssen

dicembre 7th, 2010

Sono passati ormai tre anni, ma il pensiero è costantemente rivolto a quella notte tra il 5 e il 6 dicembre 2007. Nessuno di noi vuole e può dimenticare: dobbiamo imparare a convivere con il dolore. La tragedia è viva in noi e, quando si avvicina il 6 dicembre, il tempo sembra non passare o peggio tornare indietro.
Sono ancora qui, nonostante siano trascorsi tre anni, davanti a quest’albero, simulacro del dolore, degno rappresentante di ciò che fu e che mai più sarà, indignato totem della rabbia per l’ingiustizia che ci ha colpito.
Ho passato molte mattine qui davanti, a chiacchierare con i miei amici che non ci sono più. Sentivo forte il loro spirito, la loro presenza quando arrivavo davanti a quel tronco. In molti mi hanno suggerito di evitare di tornare, che non v’era ragione, che non era giusto continuare a farsi del male. Questa mattina mi ha chiamato Massimiliano: «Ciao Tony, come stai? Hai visto, è morto il secondo lavoratore della tragedia di Paderno!».
No. Non avevo visto nulla. E ben pochi se ne sono accorti. Anche perché la notizia non è arrivata su tutti i giornali. Ho cercato su Internet. Poche sporadiche notizie. Tutto avvolto in uno stato amnesico.
Per la Thyssen fu diverso. L’attenzione e la partecipazione furono completamente differenti. Sono convinto che se la magistratura italiana saprà muoversi con la stessa rapidità ed efficacia del pool torinese coordinato da Guariniello, le cose in materia di morti sul lavoro potrebbero cambiare. Ma il modo in cui la magistratura muove dipende dalla coscienza sociale.
Nei giorni che seguirono la tragedia di Torino fu varato il Testo Unico per la salute e la sicurezza dei lavoratori. Una legge avanzata, impostata sulla prevenzione. Osteggiata fin dalla sua nascita da associazioni imprenditoriali che, nelle loro critiche, si sono talvolta soffermate solo sugli aspetti sanzionatori, dicendo che era mossa solo dall’enfasi per quanto accaduto alla Thyssen. Quasi a ribadire che le leggi si fanno solo per tamponare un momento di dolore, di condivisione, e non perché è indispensabile migliorare. Perché 1200 decessi sul lavoro non danno la percezione di un Paese civile.
Ma quel 6 dicembre, quel maledetto 6 dicembre… L’inferno, le fiamme altissime che ti puniscono se provi a sfidarle, se tenti di spegnerle. Le urla di dolore, spavento, smarrimento. L’impotenza, mista a quel senso di onnipotenza, illusione di poter fare, vanificata dalle circostanze imposte da un destino avverso. Se questo non è l’inferno, è sicuramente uno degli inferni possibili. Ma all’inferno non dovrebbero finire solo le persone cattive, quelle che nella vita hanno causato del male? Forse non funziona proprio così.
È accaduto ciò che non dovrebbe mai accadere sul posto di lavoro, dove le persone si recano per guadagnarsi il pane con sudore, con fatica, per costruire e sognare un futuro sereno.
E io continuo a tornare qui, davanti al «nostro» albero, perché il cuore resiste sempre alla ragione.

boccuzzi

  1. | #1

    Ciao Antonio,
    ieri ho lasciato un commento al tuo bel messaggio che ci ricorda, dopo 3 anni, quanto sia triste pensare ancora a tutte queste vittime sul lavoro.
    Ieri sera ho notato che il messaggio non c’era più, cancellato.
    Probabilmente un errore del server, qualche automatismo che censura i commenti in cui di critica la Torino Lione, o peggio una deliberata cancellazione di qualcuno dei tuoi collaboratori. Non voglio pensare nemmeno lontanamente che sia stato tu.
    Sono un po’ dispiaciuto.
    Il mio era un messaggio di ringraziamento, ma anche di critica al mondo del Profitto e all’indifferenza.
    Il mio post conteneva una critica diretta a chi vela il PROFITTO con parole suadenti:
    rilancio industriale, asset strategico, opportunità, legge obbiettivo.
    Il riferimento era chiaramente alla Torino-Lione, il progetto che sulla carta vuole creare nuovi posti di lavoro, rilanciare l’economia, favorire la comunicazione transfrontaliera. In concreto sappiamo tutti che sarà l’ennesima piscina nella quale si tufferanno per i prossimi 20 anni tutti i professionisti del Profitto, ai quali troppo spesso fanno eco i nostri politici, con inqueitanti alleanza trasversali tra opposizione e maggioranza.
    I prossimi mesi saranno decisivi per l’avvio dei lavori, con progetti devastanti per il territorio interessato ma anche per l’economia nazionale. In un momento di crisi, laddove servono fondi e sostegno per le politiche sociali e del lavoro, si preme l’accelleratore su una grande opera inutile al pari del ponte sullo stretto, con ricadute in termini di debito pubblico bene maggiori.
    I tuoi colleghi di partito, come la maggiornaza di governo non vuole ascoltare la protesta democratica di chi si oppone, anzi trova modo di denigrarla con i mezzi a disposizione del 4° potere.
    Ci hai ricordato con coraggio, che anteporre il PROFITTO alla persona genera squilibri enormi che portano alla morte sul lavoro, ai lutti nelle famiglie, agli orfani che si domandano perché.
    Anche io mi domando, perché si debba velare la parola PROFITTO con quanto sopracitato.
    Il messaggio di ieri terminava con un piccolo inciso sulla commemorazione del 6-12-2010 in corso Valdocco.
    Al momento centrale della cerimonia, per una singolare o provvidenziale coincidenza, un corteo studentesco ha transitato a un palmo dai familiari, istituzioni, cittadini raccolti nel silenzio.
    Secondo te qualcuno di quei ragazzi si è fermato per rendere omaggio ai tuoi ex colleghi deceduti in quella maledetta notte?
    La seconda parola del messaggio che ti ho inviato ieri è INDIFFERENZA. Sai meglio di me che è anche per l’indifferenza che si muore sul lavoro. È anche attraverso l’indifferenza che succedono le tragedie, quindi ti prego, se questo messaggio arriverà ai tuoi occhi e alle tue orecchie, ti prego di fare la DIFFERENZA.

    Grazie per il tuo impegno.
    Buona fortuna e buona festa dell’immacolata concezione.

    Dario

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