Home > PD, lavoro > Boccuzzi prigioniero degli incubi

Boccuzzi prigioniero degli incubi

ottobre 24th, 2009

NICCOLÒ ZANCAN - La Stampa

Con la faccia nera, le sopracciglia bruciate e una calma quasi sovrannaturale, Antonio Boccuzzi si era rivelato al mondo la mattina del 7 dicembre 2007: «Il fuoco è partito dalla spianatrice. Abbiamo provato a spegnerlo, ma gli estintori erano scarichi. C’è stata una forte esplosione, onde altissime. Sembrava di essere al mare. Ma erano fiamme. Ho spento il fuoco addosso a Scola, continuava a chiamarmi: “Toni, Toni, Toni…”. Laurino invece non l’ho riconosciuto».

Dieci ore dopo il rogo alla ThyssenKrupp, l’operaio Boccuzzi non lo sapeva ancora, ma stava piantando i semi della sua seconda vita da Onorevole. L’unico sopravvissuto della Linea 5 ora ha i capelli bianchi, è ingrassato di due taglie, ma conserva modi gentili, non si è imborghesito (la prova è sempre vedere come si trattano i camerieri).

Appuntamento al «Caffè dell’incontro» di Via Frejus, quartiere San Paolo, a cinquanta metri dalla vecchia casa da cui era stato sfrattato perché lo stipendio da operaio non bastava più. Ne è perfettamente consapevole: se oggi è in Parlamento è perché i suoi sette compagni - Schiavone, Marzo, Laurino, Scola, Santino, Rodinò, De Masi - non ci sono più.

Antonio Boccuzzi, che nuova vita è?

«Una rivoluzione dolorosa, sotto tanti aspetti. Il principale forse è legato ai medicinali che non avevo mai usato: antidepressivi, sonniferi per dormire. Sono in cura da 14 mesi».

Cosa succede quando ritorna l’onda di fuoco?

«È come un magnete che mi attrae. Arriva all’improvviso, quando non lavoro e mi fermo. Per questo cerco sempre di tenermi impegnato. Leggo molto, soprattutto romanzi legati alla cultura egiziana».

Non ha paura di essere stato strumentalizzato?

«Sì, all’inizio c’è stato un pensiero di questo tipo. Ma poi mi hanno dato immediatamente l’opportunità di partecipare davvero alla vita del partito».

Ha ricevuto critiche?

«Soprattutto all’inizio. Mi è arrivata una lettera anonima con parole molto dure. C’era scritto che stavo sfruttando la tragedia per ragioni economiche. Mi fece molto male».

Cosa le fa bene?

«Andare a parlare di sicurezza. Confrontarmi. Recentemente sono stato a Campello sul Clitunno, a Mineo. Con gli studenti di Casale Monferrato e gli operai di Rivoli e Orbassano».

C’era al voto per lo scudo fiscale?

«Ho saltato la costituzionalità, ma c’ero al voto finale».

Percentuali di presenze del deputato Boccuzzi?

«Intorno all’ottanta per cento. Le mie assenze sono legate quasi tutte al processo Thyssen».

Che rapporti ha con le famiglie delle vittime?

«Penso che alcune mi vogliano bene, altre no. Credo che il rancore sia legato al fatto che alla Thyssen facevo anche il delegato sindacale. Hanno l’idea che in quel ruolo potessi fare qualsiasi cosa, purtroppo non è così. Ma capisco: c’era la pretesa giustificata che noi avremmo dovuto fare chiudere la fabbrica. Ma non si poteva. Tutti volevamo lavorare. E se avessi lontanamente immaginato quello che è accaduto non ci sarei stato neppure io là dentro. Questo mi fa più male: io lavoravo con gli altri».

Quanti infortuni sul lavoro ci sono stati nell’ultimo anno?

«C’è stato un décalage: 120 morti e 874 mila infortuni. Ma continuano a essere numeri da Paese incivile».

Qual è il pensiero che la tormenta?

«La mia mente ha cancellato tutti i momenti belli con i ragazzi, la vita in fabbrica. Mi viene sempre in mente quella notte. Ho visto morire sette persone, perché anche se non sono morte subito, in realtà erano già morte in quel momento. Erano in condizioni indescrivibili».

Condivide i suoi incubi in famiglia?

«Sì. Qualcuno mi ha detto che non dovrei parlare dei miei problemi. Credo che ci sia un tabù su questo tema. Ma mettere un muro avrebbe reso tutto molto più complicato. Sono umano, ho dei limiti, con quello che ho visto mi chiedo alle volte come faccio ad andare avanti. Devo trovare la forza, molte motivazioni».

Ha dei sensi di colpa?

«Beh, sì. Ci sono. Li vivo. Mi chiedo perché. A volte metto in discussione la fede. Altre volte la mia fede si rafforza. Perché mi sono salvato proprio io? Era meglio il contrario. Meno dolore. Sono pensieri da cui dovrei allontanarmi, ma non c’è la faccio. È impossibile rimuovere. Solo sentire l’odore di qualcosa che sta bruciando mi fa precipitare».

Quanto guadagnava da operaio?

«Ho appena guardato le ultime buste: la media era 1600 euro. Non poco, ma facevamo molti sacrifici, straordinari e turni notturni».

Quanto guadagna oggi?

«13 mila 679 euro. Uno sproposito. Sarei pronto ad appoggiare immediatamente una proposta per ridurci lo stipendio».

Cosa fa con la sua nuova ricchezza?

«Una parte va al partito. Pago i debiti della mia vita da operaio. Forse ogni tanto mi permetto di comprarmi un capo di abbigliamento. Per il resto, ho ancora la stessa Alfa 147. Con mia moglie siamo in affitto. In ferie vado da mia suocera a Pachino».

Com’è la politica vista da dentro?

«Patisco la cagnara, certe volte sembra di essere all’asilo. Ieri sul provvedimento della scuola a un certo punto non si è capito più nulla. Cagnara in aula, da una parte e dall’altra. Mi verrebbe voglia di intervenire: “Ma cavolo…”».

Perché il Pd finora ha fallito?

«È un discorso incompiuto. Tutti avevamo aspettative diverse. Noi dobbiamo essere davvero il partito che rappresenta il mondo del lavoro. Ma si è perso il senso della sinistra. Oggi se vai davanti ai cancelli della Fiat rischi di prenderti dei fischi. E giustamente».

PD, lavoro

  1. | #1

    Quanto guadagna oggi?
    «13 mila 679 euro. Uno sproposito. Sarei pronto ad appoggiare immediatamente una proposta per ridurci lo stipendio».

    NO!
    In Parlamento si guadagna bene, si deve guadagnare bene …e si lavora, SI DEVE LAVORARE TANTO E BENE.

    Non facciamo diventare anche lo stipendio una scusa dietro a cui trincerarsi e giustificare eventuali inadempienze.

    Cordiali saluti

  2. | #2

    carissimo onorevole,

    sicuramente sa già della sentenza del Tribunale del Lavoro di Roma che, in data odierna (26 10 2009), ha annullato la procedura di licenziamento di Dante De Angelis, RLS in Trenitalia presso il deposito ferroviario di San Lorenzo a Roma.

    De Angelis fu licenziato il 15 08 2009 perchè faceva …l’RLS seriamente.

    Quello che ha impressionato é stata la latitanza delle Organizzazioni Sindacali ovviamente nel disinteresse generale.

    Nel suo post afferma “Noi dobbiamo essere davvero il partito che rappresenta il mondo del lavoro”.
    …eppure le occasioni non mancherebbero.

    Cordiali saluti

  3. | #3

    This website was… how do I say it? Relevant!!

    Finally I’ve found something that helped me. Thank you!

  1. No trackbacks yet.