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DIBATTITO INFONDATO E POLEMICHE PRETESTUOSE. LE PRIORITA’ SONO RIFORMARE GLI AMMORTIZZATORI SOCIALI E SCONFIGGERE IL PRECARIATO

dicembre 21st, 2011

Le motivazioni addotte da chi vuole modificare l’art. 18 dello Statuto dei lavoratori mi paiono non solo infondate, ma, visto il difficile momento, perfino stucchevoli e pretestuose. Esiste già un ordinamento giuridico che prevede il licenziamento del lavoratore per giusta causa o giustificato motivo, pertanto la proposta e la relativa polemica innescata in questi giorni sono decisamente pleonastiche.
Ben altre, decisamente più urgenti e preziose sarebbero le riforme che il Governo dovrebbe proporre e far approvare!
Da una riforma sana e intelligente degli ammortizzatori sociali, che preveda una copertura per coloro che oggi sono esclusi, a un pacchetto di tutele e provvedimenti che trasformino questa maledetta precarietà in una forma di flessibilità basata su un reale incremento quantitativo e qualitativo delle opportunità.
Occorre disinnescare quell’ordigno ad orologeria rappresentato da un contratto in scadenza, che troppi giovani, ma non solo loro, hanno in tasca. Bisogna tentare di sostituirlo con un sogno che abbatta gli incubi del precariato o peggio ancora della disoccupazione.
Non è necessario fossilizzarsi su modifiche che non porteranno a nulla, se non ad un acuirsi del conflitto sociale.
Sostenere questo significa esporsi ad essere frettolosamente etichettato come ‘laburista cigiellino’ o ‘conservatore’. Non mi preoccupano queste etichette, mi preoccupa, invece, assai di più il fatto che il riformismo finisca per venire identificato con la disponibilità a modificare l’art. 18.
Credo che sia i riformisti sia il Governo Monti dovrebbero scegliere meglio le priorità sulle quali concentrare il dibattito e l’azione politica.

comunicati stampa

Un voto contro il governo sarebbe un voto contro di me

dicembre 16th, 2011

Carlo Bettini - LaStampa
«Sono molto deluso per le mancate liberalizzazioni, ma il termine stupefatto contiene anche un attestato di stima per la persona del premier e mi aspetto che rimedi al più presto». Ha appena stoppato i malpancisti del suo partito, rassicurandoli che «in aula difenderò io i lavoratori precoci», quelli «entrati in fabbrica a 15 anni» che vanno in pensione dopo 42 anni di lavoro. Lanciando pure un ultimatum, «perché la battaglia politica su questo punto la incarno io e un voto contro Monti sarebbe un voto contro di me». E ora il leader del Pd esce sollevato da un’assemblea del gruppo servita a far sfogare gli umori più plumbei dei Democratici.
Dopo le dichiarazioni di guerra dei filo-Cgil Boccuzzi ed Esposito che avevano minacciato di astenersi o di votare contro la fiducia, in serata arriva la schiarita. E anche i due dissidenti, che con la loro astensione potevano provocare un effetto domino, si dicono soddisfatti.
«Ho sentito un discorso molto convincente del segretario - dice Boccuzzi - che mi ha tranquillizzato sul fatto che i temi da noi sollevati sulle pensioni, quelli dei lavoratori “penalizzati” e dei “precoci” non sono rimasti confinati nel recinto della Commissione Lavoro. Insomma, è una battaglia che il partito ha fatto propria e ora possiamo votare la fiducia». L’ex operaio non nasconde la sua «grande sofferenza emotiva» e racconta come «questa manovra non piace a nessuno nel Pd». Lo testimoniano gli interventi preoccupati di vari deputati che, sulla falsariga del responsabile Lavoro Damiano, all’assemblea del gruppo hanno sollevato forti critiche al decreto.
Bersani è consapevole che con un partito in crescita nei sondaggi (al 28,5%) e la voglia di andare a votare dei suoi, sarà dura tenere il timone in un mare in tempesta come quello in cui naviga il Pd costretto a votare i sacrifici per i pensionati. Per questo va dicendo che si batterà per attenuarli, mostrandosi fiducioso che almeno sulle liberalizzazioni «Monti rimedierà». E ad un certo punto sbotta: «E poi, è mai possibile che i commercianti dalla sera alla mattina si siano visti abolire licenze, orari e quant’altro dal signor Bersani e ora dicano giustamente “ma tocca solo a noi?”. E che oggi invece una parafarmacia con un farmacista laureato non possa vendere le medicine solo perché lì accanto c’è una farmacia? Non esiste». E se sui lavoratori “penalizzati” dalla riforma delle pensioni, già si prevedono correzioni nel decreto mille-proroghe di fine anno, per intervenire sulle liberalizzazioni il leader Pd osserva che «se vogliono gli strumenti li hanno eccome. E non ci sono solo le farmacie, si deve parlare di assicurazioni, banche, petrolio, trasporti. E chiederemo che si applichi subito una legge sulla concorrenza che è già prevista ma è bloccata da tre anni».
Poco prima, al gruppo Pd, il segretario stoppa le norme sul mercato del lavoro come prossimo passo del governo, perché «altro che flessibilità, il tema non può essere l’articolo 18, ma una riforma degli ammortizzatori sociali usando i risparmi delle pensioni. La barra è possibile raddrizzarla anche dopo, ora dobbiamo riuscire a valorizzare i miglioramenti oggettivi della manovra che siamo riusciti a ottenere, senza concentrarsi su ciò che manca. Detto questo, vogliamo prenderci a cuore la sorte dei “precoci”, perché l’Italia deve premiare chi è andato a lavorare da giovane, non penalizzarlo. Ma è un compito che porteremo a termine solo se restiamo compatti».

rassegna stampa