Archive

Archive for aprile, 2011

Non sono un assassino Voglio giustizia per tutti

aprile 28th, 2011

Elena Lisa - LaStampa
Non sono un assassino, ma soltanto la vittima di un enorme errore giudiziario, di un processo mediatico, piuttosto che di un processo giusto che non ha minimamente preso in considerazione le tantissime ragioni e prove a discolpa, portate dalla difesa». Parte all’attacco, più che con l’esasperazione della propria innocenza, Marco Pucci, consigliere delegato della TyssenKrupp Acciai, condannato in primo grado a 13 anni e mezzo per il rogo della fabbrica di Torino. Un attacco soprattutto ai mezzi di comunicazione che il consigliere per l’area commerciale e il marketing ha deciso di scrivere in una lettera-sfogo spedita, ieri, all’ Ansa . Secondo Pucci nei mesi che seguirono l’inferno di fiamme scoppiato in Corso Regina un «tam tam mediatico a senso unico, assordante» avrebbe «inculcato nella coscienza collettiva che i manager della multinazionale tedesca erano tutti degli assassini». Sul banco degli imputati oltre all’amministratore delegato Harald Espenhahn, 45 anni di Essen, condannato per omicidio, finirono anche Cosimo Cafueri, responsabile della sicurezza, Giuseppe Salerno, responsabile dello stabilimento torinese, Gerald Priegnitz, membro del comitato esecutivo dell’azienda assieme a Marco Pucci, e un altro dirigente Daniele Moroni, accusati di omicidio e incendio colposi - con colpa cosciente - oltre che di omissione delle cautele antinfortunistiche.
«Sono un assassino - scrive ancora Pucci -, ma non ero considerato tale quando, dopo il drammatico incidente di Torino andai in quella città, che non era meta della mia attività, ed in quello stabilimento, che non avevo mai visto prima. Andai a Torino per portare il cordoglio, della nostra società, ai familiari delle vittime tragicamente scomparse. Nessuno mi considerava un assassino, tutti mi accolsero con garbo e con parole di comprensione». I commenti alle pene inflitte quattro anni dopo il rogo hanno diviso gli animi in due. In molti, a Torino soprattutto, parlarono e ancora parlano di «una sentenza giusta ed epocale». Diverso lo stato d’animo a Terni dove la Thyssen ha la sede principale. Il sindaco dela città abruzzese, Leopoldo Di Girolamo, dopo il processo, a caldo, dichiarò: «E’ una decisione che non capisco. Al di là delle pene personali inflitte ai sei imputati e sulle quali solo chi conosce pienamente gli atti può dare una valutazione, credo che la sentenza sia punitiva nei confronti dell’azienda e dei lavoratori che ora si troveranno in difficoltà». E domande sul peso e sul senso della pena le pone anche il consigliere delegato della Thyssen: «Mi chiedo, alla luce della condanna inflittami quale è la mia colpa? Mi chiedo, se l’incidente fosse accaduto in una fabbrica non destinata a chiudere, le accuse e la condanna sarebbero state le stesse? Mi chiedo, se fosse stata coinvolta un’azienda italiana al posto di una tedesca, l’esito del processo sarebbe stato lo stesso?». Domande a cui segue un augurio: avere «dal prossimo grado di giudizio, un ambiente sereno, senza l’amplificazione mediatica che ha accompagnato il primo grado. Perché quello che tutti ci aspettiamo e lo dobbiamo soprattutto alla memoria dei sette ragazzi deceduti, é che venga fatta giustizia, quella vera».
Una lettera che fa già discutere. La risposta di Antonio Boccuzzi, sopravvissuto al rogo non si è fatta attendere: «Sono sconcertato - ha detto - Se Pucci vorrà lo accoglieremo ad un convegno che stiamo organizzando per ascoltare anche le sue ragioni e discutere sulla cultura della sicurezza sul lavoro che in Italia inizia a diffondersi. Partendo però da un dato di fatto: la sentenza di condanna della Corte d’Assise emessa dopo quello che reputo un giusto processo».

rassegna stampa

SCONCERTATO DALLE DICHIARAZIONI DI PUCCI. LO INVITIAMO IL 9 MAGGIO A DISCUTERE SULLA SICUREZZA SENZA AMPLIFICAZIONI MEDIATICHE

aprile 27th, 2011

Nessuna assunzione di responsabilità: la colpa è del “tam tam mediatico”, di un “enorme errore giudiziario”, di un “processo mediatico”…
Sono sconcertato nel leggere le dichiarazioni del dirigente ThyssenKrupp Marco Pucci, condannato a 13 anni e 6 mesi di reclusione per l’omicidio dei sette miei colleghi di lavoro nell’acciaieria torinese ThyssenKrupp.
Stiamo organizzando per lunedì 9 maggio alle ore 17.00, presso la sede della Provincia di Torino, un convegno per un primo commento sulla sentenza ThyssenKrupp, a cura del giornale Sicurezza e Lavoro (www.sicurezzaelavoro.org). Insieme agli enti locali, agli operai, agli imprenditori e agli avvocati delle parti civili e della ThyssenKrupp. Se vorrà venire, lo accoglieremo di nuovo con garbo, per ascoltare, in un ambiente sereno, senza “assurde amplificazioni mediatiche”, le sue ragioni e discutere insieme sulla cultura della sicurezza sul lavoro, che ancora manca in Italia, ma inizia finalmente a diffondersi.
Partendo, però, da un dato di fatto: la sentenza di condanna emessa dalla Corte d’Assise, dopo quello che reputo un “giusto processo”.

comunicati stampa

Il rogo di Thyssen diventa un gioco Su Facebook l’ultima offesa ai morti

aprile 21st, 2011

GRAZIA LONGO - LaStampa
Assurdo. Di più, agghiacciante. Il rogo della Thyssen è diventato un gioco su Facebook. I volti dei sette operai morti appaiono su un biglietto «Gratta & vinci» con tanto di cifre messe in palio.
Accanto ai visi, tante piccole fiamme e uno slogan che ha dell’incredibile: «Brucia e vinci 1 milione di euro». Antonio Boccuzzi, deputato Pd unico sopravvissuto di quella maledetta notte in cui morirono tra le fiamme sette operai, è stato uno dei primi ad accorgersi del macabro gioco su Facebook. Ieri pomeriggio ha denunciato l’episodio alla polizia e chiesto la chiusura della pagina web. A sostenere Boccuzzi il giornale on line «Sicurezza e lavoro» e i parenti dei sette martiri della Thyssen.
Rosina Demasi, madre di Giuseppe - l’ultimo ad arrendersi, a 26 anni, alle ustioni dopo 24 giorni di agonia - è un fiume in piena. «La legge ha dato ragione ai nostri cario e adesso c’è chi vuole infangare la loro memoria. Non ne possiamo più. Nessuno può immaginare la nostra disperazione. Grazie a Guariniello giustizia è stata fatta, eppure tante sono le critiche che siamo costretti a sentire. Prima gli industriali, ora questo gioco orribile che fa morire una seconda volta i nostri figli».
Graziella Rodinò, madre di Rosario, bruciati vivo a 26 anni aggiunge: «Questo Gratta & Vinci dell’orrore infanga la memoria dei nostri morti. Nessuno si può permetter di agire in modo così vergognoso». La pagina incriminata fa chiaramente riferimento al verdetto Thyssen. Sotto la categoria «svaghi», inserisce la «Sentenza Thyssenkrupp: Brucia e Vinci 1.000.000 di euro».
I volti degli operai sono illuminati dalle fiammelle e si può vincere fino a un milione di euro se si «muore» sul lavoro. Attorno al gioco anche una serie di commenti che stigmatizzano la sentenza con cui è stato condannato a 16 anni e mezzo di carcere l’amministratore delegato della Thyssen, per omicidio volontario con dolo eventuale. I giudici - scrivono i commentatori della pagina Facebook, che conta quasi 300 amici - non hanno riconosciuto le responsabilità effettive dei lavoratori. S’ironizza anche sull’Olocausto: un utente si chiede se sia meglio morire di freddo in un lager o di «caldo» (ovvero bruciati vivi, ndr) ma «con risarcimento». «Raccapricciante - commenta Antonio Boccuzzi - una cosa vergognosa, imperdonabile».

rassegna stampa

Le lacrime in aula: “Fatta giustizia ma i nostri figli non torneranno più”

aprile 19th, 2011

LaStampa
È stata fatta giustizia, ma non riavremo i nostri cari: parenti delle vittime del rogo della Thyssenkrupp usano tutti le stesse parole. Si stringono in abbracci, qualcuno piange, qualcuno applaude, qualcun altro resta immobile, quasi impassibile ad ascoltare il lunghissimo dispositivo: è la fine di un calvario durato decine di mesi. Nessuno gioisce, non trapela, se non pallida, neanche la soddisfazione di una sentenza che hanno atteso udienza dopo udienza.
«È andata bene - dice Grazia, la mamma di Rosario Rodinò - e ringrazio il dottor Guariniello per il lavoro fatto, è stato bravissimo. Speravo in questa sentenza, ma non me la aspettavo. Adesso cercherò di andare avanti: mio figlio non lo riavrò più, ma gli avevo promesso giustizia e ho fatto di tutto perchè fosse così».
«Forse - aggiunge - è stata scritta una pagina di storia, ma non riesco a pensare ad altro che a mio figlio. Questa condanna per loro - ha detto riferendosi agli imputati - è ancora poco, dato che loro sono ancora vivi e mio figlio è in un buco. Adesso ho ancora la speranza nella giustizia di Dio». «È stata una condanna esemplare - ha aggiunto Isa Pisano, madre di Roberto Scola - che abbiamo atteso per tanto tempo. Purtroppo, il nostro dolore non finirà mai. Al dottor Guariniello dico grazie mille volte».
Tra i pochi a rimanere impassibili alla lettura della sentenza, indossando una maglietta nera che chiede «condanne esemplari» nei confronti degli imputati è stato Antonino Santino, padre di Bruno. «Se le pene fossero state più severe - ha detto - sarebbe stato ancora meglio. È stata fatta una buona parte di giustizia, ma non ancora tutta. Per me sarebbe stata più appropriata una condanna all’ergastolo. Il dottor Guariniello è stato bravissimo, gli abbiamo stretto più volte la mano, lo faremo ancora, per dirgli il nostro grazie».
Le lacrime più lunghe, quelle più amare, però, sono di Antonio Boccuzzi, unico sopravvissuto al rogo, ora deputato Pd. Si stringe il viso fra le mani, singhiozza, poi trova la forza di parlare. «Chi ha sbagliato ha pagato», dice dedicando la sentenza «a tutti i morti di quella notte, a chi ha perso la vita sul posto di lavoro, alla mamma scomparsa da poco». Tutti ringraziano il pm Raffaele Guariniello che sulla sentenza è lapidario. «Deve fare sperare i lavoratori - dice - e far pensare gli imprenditori».

rassegna stampa

Le lacrime in aula: “Fatta giustizia ma i nostri figli non torneranno più”

aprile 19th, 2011

LaStampa
È stata fatta giustizia, ma non riavremo i nostri cari: parenti delle vittime del rogo della Thyssenkrupp usano tutti le stesse parole. Si stringono in abbracci, qualcuno piange, qualcuno applaude, qualcun altro resta immobile, quasi impassibile ad ascoltare il lunghissimo dispositivo: è la fine di un calvario durato decine di mesi. Nessuno gioisce, non trapela, se non pallida, neanche la soddisfazione di una sentenza che hanno atteso udienza dopo udienza.
«È andata bene - dice Grazia, la mamma di Rosario Rodinò - e ringrazio il dottor Guariniello per il lavoro fatto, è stato bravissimo. Speravo in questa sentenza, ma non me la aspettavo. Adesso cercherò di andare avanti: mio figlio non lo riavrò più, ma gli avevo promesso giustizia e ho fatto di tutto perchè fosse così».
«Forse - aggiunge - è stata scritta una pagina di storia, ma non riesco a pensare ad altro che a mio figlio. Questa condanna per loro - ha detto riferendosi agli imputati - è ancora poco, dato che loro sono ancora vivi e mio figlio è in un buco. Adesso ho ancora la speranza nella giustizia di Dio». «È stata una condanna esemplare - ha aggiunto Isa Pisano, madre di Roberto Scola - che abbiamo atteso per tanto tempo. Purtroppo, il nostro dolore non finirà mai. Al dottor Guariniello dico grazie mille volte».
Tra i pochi a rimanere impassibili alla lettura della sentenza, indossando una maglietta nera che chiede «condanne esemplari» nei confronti degli imputati è stato Antonino Santino, padre di Bruno. «Se le pene fossero state più severe - ha detto - sarebbe stato ancora meglio. È stata fatta una buona parte di giustizia, ma non ancora tutta. Per me sarebbe stata più appropriata una condanna all’ergastolo. Il dottor Guariniello è stato bravissimo, gli abbiamo stretto più volte la mano, lo faremo ancora, per dirgli il nostro grazie».
Le lacrime più lunghe, quelle più amare, però, sono di Antonio Boccuzzi, unico sopravvissuto al rogo, ora deputato Pd. Si stringe il viso fra le mani, singhiozza, poi trova la forza di parlare. «Chi ha sbagliato ha pagato», dice dedicando la sentenza «a tutti i morti di quella notte, a chi ha perso la vita sul posto di lavoro, alla mamma scomparsa da poco». Tutti ringraziano il pm Raffaele Guariniello che sulla sentenza è lapidario. «Deve fare sperare i lavoratori - dice - e far pensare gli imprenditori».

rassegna stampa