Archive

Archive for dicembre, 2010

I superstiti della Thyssen “Aiuto, la cassa è finita”

dicembre 22nd, 2010

STEFANO PAROLA - Repubblica
Si sentono dei miracolati, perché in quella notte tra il 5 e il 6 dicembre del 2007 potevano esserci anche loro a lavorare sulla linea 5. Fanno parte dell´elenco di chi ha subito i danni collaterali di quel tragico rogo alle acciaierie ThyssenKrupp. Sono rimasti in 16 a essere ufficialmente ancora dipendenti dell´azienda tedesca e da tre anni sono in cassa integrazione nell´attesa di trovare un lavoro. Ma siccome oggi è un´impresa quasi impossibile, vorrebbero che l´ammortizzatore sociale, che scadrà il 31 dicembre, durasse ancora un po´. Ieri hanno incontrato gli enti locali, ma l´azienda al tavolo non si è presentata. Però ha fatto sapere che ci sarà al prossimo incontro, lunedì.
Loro aspettano, e sperano. Perché da ormai più di 30 mesi vanno avanti con 700 e pochi euro di stipendio. «Siamo tutti a spasso», racconta Mirko Pusceddu, uno dei 16. E spiega: «Passiamo giornate intere a cercare un lavoro. Ho mandato un po´ di curriculum in giro, però non mi ha risposto nessuno». In quella notte di dicembre a Mirko è andata bene. Era nel turno del pomeriggio, con Antonio Boccuzzi e Antonio Schiavone, il primo a morire. Loro hanno deciso di fare gli straordinari, lui no. Così adesso è vivo, anche se cassintegrato e con quel filo di angoscia che accomuna i “salvati”. «Per reagire abbiamo creato l´associazione Legami d´acciaio. Ci battiamo per la sicurezza sul lavoro», dice. Ma per loro il lavoro non c´è. Magari qualche contratto di pochi mesi, ma firmarne uno significa dire addio alla certezza di ricevere la cassa senza essere sicuri di essere assunti. Così si va avanti a 700 euro al mese: «Ho 36 anni e vorrei farmi una famiglia, ma con uno stipendio del genere non è facile», dice Mirko.
Renato Virdis è uscito dal gruppo dei “dimenticati” da due mesi. È andato in pensione e, racconta, «per me è stata come una liberazione. Per tirare avanti mi sono mangiato i risparmi». Tre anni fa doveva essere proprio in quel maledetto turno, invece gli è venuto un ascesso e si è messo in malattia. Suo figlio Andrea, anche lui operaio alla Thyssen, idem: lo ha salvato un infortunio al ginocchio. Ora Andrea lavora all´Alenia, come 35 suoi colleghi, solo che il posto se l´è trovato da solo e non grazie alla Thyssen. Però ha dovuto ripartire da zero, dal primo livello e non dal quarto che aveva prima.
Qualcuno è finito all´Alenia, una trentina all´Amiat, la società che raccoglie i rifiuti a Torino. Poi c´è chi ha trovato altro, chi è andato in pensione. E alla fine sono rimasti in 15. Un anno fa la loro cassa integrazione straordinaria era scaduta e solo dopo un presidio in piazza Castello l´azienda ha concesso quella in deroga, nonostante il costo fosse a carico dello Stato. Ora la situazione si ripete. Ieri la Thyssen ha disertato l´incontro sul tema. «Verremo lunedì», hanno fatto sapere i manager. L´assessore Claudia Porchietto spiega che «sarebbe opportuno che ci proponessero ancora un anno di cassa. Comunque Comune di Torino, Provincia e Regione, hanno ribadito la disponibilità ad agevolare percorsi formativi». La Fiom, dice il suo segretario Federico Bellono, «attende fiduciosa».

boccuzzi

Il superstite Boccuzzi: “Soddisfatto anche se nulla risarcisce le famiglie”

dicembre 15th, 2010

Repubblica
«Sono soddisfatto per le richieste della procura, ma capisco anche le reazioni dei parenti delle vittime. Non c´è condanna o risarcimento che possa ricostruire la vita di famiglie». L´ex operaio e parlamentare Antonio Boccuzzi, l´unico scampato al rogo, ha seguito le fasi cruciali dell´udienza da Roma, bloccato alla Camera per il voto sulla sfiducia al governo Berlusconi come i deputati Pd della commissione Lavoro. Anche i consiglieri regionali, impegnati a Palazzo Lascaris, si sono aggiornati a distanza. E hanno ricordato le vittime della strage con un minuto di silenzio e un messaggio del presidente Valerio Cattaneo.
Il segretario regionale Pd, Gianfranco Morgando, presente in aula, afferma: «La requisitoria dimostra inequivocabilmente che tre anni fa non si è verificata una “tragica fatalità”, bensì la conseguenza drammatica di una strategia criminale di chi ha voluto risparmiare sulla sicurezza mettendo consapevolmente a rischio vite umane». Giorgio Airaudo, segretario della Fiom piemontese, plaude alla procura che «ha lavorato bene e celermente». E dice: «I manager abbiano responsabilità quando decidono di risparmiare e, per garantire maggiori margini di profitto, mettono in dubbio la sicurezza. La vita umana non può venire dopo». Le richieste dei pm, per la senatrice Patrizia Bugnano (Idv), «fanno giustizia di una strage senza precedenti». Sulla stessa linea Gianni Pagliarini, responsabile lavoro di Pdci-Fds: le pene proposte «sono un punto di svolta nella nostra cultura giuridica e sociale, anche alla luce delle continue morti bianche».

boccuzzi

ThyssenKrupp : Appello dei Familiari delle vittime

dicembre 13th, 2010

Grazie a tutti coloro che ci sono stati vicini, oggi come tre anni fa, nel dolore della perdita dei nostri cari nell’incendio della ThyssenKrupp.

Vi chiediamo ancora di fare sentire la vostra voce e la vostra solidarietà partecipando all’udienza di martedì prossimo (14 dicembre, ore 9.00, Palagiustizia di Torino).

Finalmente verrà quantificata la pena che merita chi ci ha portato via i nostri ragazzi, chi ha permesso che sette lavoratori morissero nel modo più atroce e terribile.

Chiediamo ai rappresentanti delle istituzioni, che ci hanno sostenuto anche nella recente Settimana della Sicurezza, e ai cittadini, torinesi e non, di sedersi al nostro fianco nella Maxi-Aula del Palagiustizia di Torino.

Perché la nostra vita si è interrotta quella notte, e ora vogliamo giustizia. E non vogliamo che quello che è accaduto in quella maledetta fabbrica debba più succedere ad altri.

Aiutateci ad ottenere giustizia, aiutateci a far diminuire le morti, gli infortuni e le malattie sul lavoro.

Torino, 12 dicembre 2010

FIRMATO:

I FAMILIARI DELLE 7 VITTIME e ANTONIO BOCCUZZI

boccuzzi

“Finisce la legislatura? Io sono disoccupato”

dicembre 7th, 2010

Il Quotidiano Nazionale del 7 dicembre 2010

Intervista ad Antonio Boccuzzi, l’unico operaio sopravvissuto al rogo della Thyssen di Torino, deputato Pd che in questi due anni si è battuto per rendere più stringenti le norme sulla sicurezza e ha vinto

Roma, 7 dicembre 2010 – «Io, veramente, sarei disoccupato… se finisce di colpo la legislatura e il Pd non mi ricandida, sto in mezzo a una strada». C’è casta e casta. L’antipolitica avanza e il privilegio politico pure, ma poi si guardano gli occhi chiari di Antonio Boccuzzi, l’unico operaio sopravvissuto al rogo della Thyssen di Torino, deputato Pd che in due anni di legislatura si è battuto in commissione Lavoro per rendere più stringenti le norme sulla sicurezza e ha pure vinto, e non si può non pensare che gente come lui il seggio lo merita. «Io credo — ci dice Boccuzzi — che quando la gente pensa ai parlamentari strapagati, che non fanno nulla come adesso che stiamo chiusi per una settimana, beh, non ha tanto torto a detestare la casta».

Boccuzzi, da miracolato della sorte e della politica, se la sua esperienza finisse oggi, che somme tirerebbe?
«Ho cercato di fare del mio meglio per una legge di cui ho esperienza,la sicurezza sul lavoro, e questo mi ha gratificato. La parte deludente è stata l’immobilismo, il non poter votare nulla perché non ci sono fondi a bilancio per approvare provvedimenti di qualsiasi tipo. L’immagine dei parlamentari che esce da questa fotografia non può che essere pessima».

Se la ricandidano lei che fa?
«Ci riprovo».

Nessuna voglia di tornare in fabbrica…
«Si figuri, la Thyssen ha pure chiuso, ma io questo lo vivo in modo molto sereno».

Cosa cambierebbe, se potesse, del lavoro parlamentare…
«Credo che vada ridata ai cittadini la possibilità di scegliere i propri rappresentanti; il fatto di essere dei nominati non favorisce la critica ai leader e invece rende possibile la compravendita sottobanco».

A proposito, in questi giorni ne avrà viste delle belle…
«Viste no, nessuno ha pensato di avvicinarmi: ho una connotazione politica precisa, che impedisce anche il solo pensiero che io possa andare da un’altra parte. Certo, di sentite ne ho sentite parecchie, anche se trovo pazzesco che si possa passare con tanta leggerezza da un partito all’altro; uno si dovrebbe dimettere prima di fare passaggi così scioccanti».

Lei ha ancora molto da imparare…
«Se vuole, ho anche tanto lavoro da fare…».

di Elena G. Polidori

boccuzzi

Morire di lavoro, la strage continua “Inutile la lezione della Thyssen”

dicembre 7th, 2010

mariachiara giacosa - Repubblica
Settantasei morti nel 2008, 53 nel 2009, 36 quest´anno. I numeri degli infortuni sul lavoro descrivono una strage continua, un calo lento ma insufficiente. Si muore o ci si ferisce cadendo dai tetti o dalle impalcature, usando macchinari o sulle linee di montaggio. O anche restando a casa, come è successo ai 32 abitanti di Viareggio uccisi dal treno bomba deragliato a pochi metri da loro.
C´è un lungo elenco di nomi dietro i tanti comitati di vittime che hanno partecipato ieri mattina al convegno organizzato dalla Regione Piemonte e dalla rivista “Sicurezza e Lavoro” in occasione del terzo anniversario della strage della Thyssenkrupp. Ci sono i familiari dei morti per mesotelioma di Casale e Cavagnolo, i parenti delle vittime di Molino Cordero a Fossano, quelli dei morti Thyssen e delle vittime di Viareggio, ancora in attesa dell´apertura del processo. I morti sul lavoro sono tanti, troppi, ogni anno. E Antonio Boccuzzi, l´operaio Thyssen sopravvissuto alla strage e oggi parlamentare del Pd, accusa: «La Thyssen poteva essere un punto di partenza per migliorare la sicurezza dei lavoratori, ma purtroppo non è successo e da allora sono accadute tante altre tragedie».
Per proteggere i lavoratori servono prevenzione e rispetto delle norme. Ecco perché dal 2007 è attivo in Prefettura un comitato permanente che, sui diversi settori produttivi, analizza i dati e mette a punto una serie di misure correttive. Tra quelle fondamentali, il divieto del massimo ribasso nell´assegnazione dei lavori pubblici «perché questo spesso nasconde - spiega il viceprefetto Maurizio Gatto - condizioni contrattuali precarie per i lavoratori e scarso rispetto delle norme di sicurezza». La Provincia di Torino è stato il primo ente a raccogliere la sfida e, da luglio, ha cambiato le modalità di assegnazione degli appalti: «Abbiamo escluso le ditte che operano il massimo ribasso - spiega l´assessore al lavoro, Carlo Chiama - e che di fatto risparmiano sulla sicurezza. Le aziende attente agli aspetti della sicurezza del lavoro tengono anche alla qualità e sono più competitive». La nuova procedura è già stata applicata a otto gare e in questi casi la soglia del ribasso si è aggirata sul 20 per cento.
Anche incrociando le informazioni in possesso degli enti pubblici si possono più facilmente individuare i soggetti potenzialmente inadempienti al rispetto delle norme. L´ha fatto lo Spresal, il servizio prevenzione e sicurezza degli ambienti di lavoro, che, in collaborazione con l´Inail, ha elaborato mappe di rischio «perché, a ben guardare i dati - rileva Massimo Giuntoli, di Confartigianato - le aziende in cui capitano gli infortuni sono sempre le stesse e sono recidive». Da qui l´esigenza di mappare il territorio individuando i settori produttivi con più alta percentuale di infortuni e quelli che portano consegue più gravi. Il primato, in questo senso, va senza dubbio ai settori delle costruzioni e dei macchinari, con oltre 2500 infortuni nel 2008. «È sulle aziende che bisogna agire - ribadisce l´assessore regionale al Lavoro, Claudia Porchietto - deve passare l´idea che costa molto di meno per un imprenditore rispettare e far rispettare dai propri lavoratori le leggi, piuttosto che disapplicarle per trarne profitto».

boccuzzi

Torno sempre all’albero della Thyssen

dicembre 7th, 2010

Sono passati ormai tre anni, ma il pensiero è costantemente rivolto a quella notte tra il 5 e il 6 dicembre 2007. Nessuno di noi vuole e può dimenticare: dobbiamo imparare a convivere con il dolore. La tragedia è viva in noi e, quando si avvicina il 6 dicembre, il tempo sembra non passare o peggio tornare indietro.
Sono ancora qui, nonostante siano trascorsi tre anni, davanti a quest’albero, simulacro del dolore, degno rappresentante di ciò che fu e che mai più sarà, indignato totem della rabbia per l’ingiustizia che ci ha colpito.
Ho passato molte mattine qui davanti, a chiacchierare con i miei amici che non ci sono più. Sentivo forte il loro spirito, la loro presenza quando arrivavo davanti a quel tronco. In molti mi hanno suggerito di evitare di tornare, che non v’era ragione, che non era giusto continuare a farsi del male. Questa mattina mi ha chiamato Massimiliano: «Ciao Tony, come stai? Hai visto, è morto il secondo lavoratore della tragedia di Paderno!».
No. Non avevo visto nulla. E ben pochi se ne sono accorti. Anche perché la notizia non è arrivata su tutti i giornali. Ho cercato su Internet. Poche sporadiche notizie. Tutto avvolto in uno stato amnesico.
Per la Thyssen fu diverso. L’attenzione e la partecipazione furono completamente differenti. Sono convinto che se la magistratura italiana saprà muoversi con la stessa rapidità ed efficacia del pool torinese coordinato da Guariniello, le cose in materia di morti sul lavoro potrebbero cambiare. Ma il modo in cui la magistratura muove dipende dalla coscienza sociale.
Nei giorni che seguirono la tragedia di Torino fu varato il Testo Unico per la salute e la sicurezza dei lavoratori. Una legge avanzata, impostata sulla prevenzione. Osteggiata fin dalla sua nascita da associazioni imprenditoriali che, nelle loro critiche, si sono talvolta soffermate solo sugli aspetti sanzionatori, dicendo che era mossa solo dall’enfasi per quanto accaduto alla Thyssen. Quasi a ribadire che le leggi si fanno solo per tamponare un momento di dolore, di condivisione, e non perché è indispensabile migliorare. Perché 1200 decessi sul lavoro non danno la percezione di un Paese civile.
Ma quel 6 dicembre, quel maledetto 6 dicembre… L’inferno, le fiamme altissime che ti puniscono se provi a sfidarle, se tenti di spegnerle. Le urla di dolore, spavento, smarrimento. L’impotenza, mista a quel senso di onnipotenza, illusione di poter fare, vanificata dalle circostanze imposte da un destino avverso. Se questo non è l’inferno, è sicuramente uno degli inferni possibili. Ma all’inferno non dovrebbero finire solo le persone cattive, quelle che nella vita hanno causato del male? Forse non funziona proprio così.
È accaduto ciò che non dovrebbe mai accadere sul posto di lavoro, dove le persone si recano per guadagnarsi il pane con sudore, con fatica, per costruire e sognare un futuro sereno.
E io continuo a tornare qui, davanti al «nostro» albero, perché il cuore resiste sempre alla ragione.

boccuzzi