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Archive for settembre, 2010

Immorale usare i controlli come merce di scambio

settembre 21st, 2010

Il ritorno di Walter, con molti amici in meno

settembre 20th, 2010

Monica Guerzoni - Corriere della Sera
Gli hanno voluto un gran bene e, giurano, gliene vorranno ancora. Ma non hanno firmato il documento dello strappo, con cui Veltroni ha dichiarato guerra a Bersani. È un ammutinamento «dolce» e un po’ sentimentale quello dei giovani simboli del veltronismo che fu, da Marianna Madia ad Emanuele Fiano, da Federica Mogherini ad Antonio Boccuzzi. «Non mi hanno chiesto di firmare e non lo avrei fatto - confessa l’ onorevole Madia, la bella Marianna che l’ ex segretario volle fortissimamente capolista nel Lazio -. Io mi sento molto veltroniana quando Walter dice no alle correnti, ma adesso non mi riconosco nel progetto che mi aveva affascinato. Perché ha raccolto delle firme per fare ciò che aveva combattuto? Che differenza c’ è tra corrente e movimento?». E il problema non sono tanto i contenuti, che la Madia ritiene «così generici da essere condivisibili da tutti». Il problema, per Emanuele Fiano, sono tempi e modi dell’ operazione. Perché andare a una conta che spacca il Pd? «Non credo che i nostri militanti la prenderanno bene - teme il deputato, esponente di spicco della comunità ebraica -. Non ho dimenticato l’ aria del Lingotto e l’ ottimismo delle primarie 2007, ma non accetto che si mettano i bastoni fra le ruote del segretario, proprio come accadde a Veltroni». L’ amicizia, l’ affetto, in una parola «i sentimenti», non vengono meno. «Walter ha visione» gli riconosce Fiano, ma è deluso: «Mi aspettavo un contributo forte all’ unità, invece di contare il peso di una fazione». Nelle 75 firme non c’ è quella di Dario Franceschini. L’ ex vice di Veltroni lo ha criticato tra i primi e, fatte salve anche qui «la stima e l’ amicizia», gliene ha dette di tutti i colori: no alle conte, basta con il «virus» di chi vuole indebolire il leader… Un no pesante e in sintonia con quello di Piero Fassino, l’ altro leader della minoranza al quale i seguaci di Veltroni e Fioroni, certi che non lo avrebbe sottoscritto, non hanno nemmeno proposto la lettura del documento. A Federica Mogherini, che era nella sua segreteria, Veltroni ha invece voluto parlare di persona, lei gli ha espresso le sue «perplessità» e lo ha invitato a discutere delle debolezze del Pd dentro Area democratica. Nulla di fatto e amici come prima: «Non c’ è un sentimento di rottura, almeno da parte mia». Il no di Antonio Boccuzzi, il superstite della strage alla Thyssen che Veltroni candidò alla Camera, è arrivato a distanza. A lui nemmeno una telefonata: «Mi dispiacerebbe molto se il documento fosse un modo per uscire dal partito. L’ errore di Walter è stato dimettersi da segretario - rimpiange il deputato operaio -. Il Pd era il vestito che gli calzava addosso. Ora spero che continuerà ad abbracciarmi, ogni volta che mi incontra». Altrettanto dolorosa deve essere stata per Veltroni la notizia che l’ eurodeputato Sergio Cofferati non lo seguirà. E così Roberta Pinotti, che fu ministro alla Difesa nel suo governo ombra contro Berlusconi. «Ora Cofferati e Pinotti voltano le spalle a Walter» titolava ieri il Secolo XIX. Un altro eurodeputato, l’ ex volto del Tg1 David Sassoli, si è smarcato sul Riformista contestando a Walter il tradimento delle sue stesse idee: «L’ iniziativa di Veltroni vuol dire, di fatto, abdicare alla missione storica del Pd e metterne in crisi la vocazione maggioritaria». La teoria del «dentro e fuori» allarma Marina Sereni. La vicepresidente del Pd ricorda di aver «combattuto quando era segretario quelli che lo attaccavano», ammette che i problemi ci sono ma è convinta che «non andavano discussi sui giornali». E da Caserta, dove sta conducendo la Festa della legalità, arriva l’ addio dell’ onorevole Pina Picierno: «Io resto con Franceschini. C’ è bisogno di unità…».

PD ,

“Io, onorevole-operaio che non dimentica i suoi calli”

settembre 15th, 2010

via Giornalettismo

Antonio Boccuzzi non ci sta. Non gli è piaciuto per niente l’articolo di Panorama in cui lo si accusa di non aver aperto bocca per difendere gli operai di Melfi, lui che ha lavorato alle presse per tanti anni e si è salvato dalla tragedia della Thyssen Krupp, quando sette dei suoi compagni persero la vita avvolti dalle fiamme. E a Giornalettismoaffida la sua replica al settimanale diMondadori.

Allora, Onorevole, è vero che lei è scomparso? I calli sulle mani frutto del lavoro in fabbrica ce li ha ancora?

Guardi, sono in Sardegna dove domani presenzierò ad un convegno sulla salute e sicurezza dei lavoratori ,e dove verranno ricordati tutti i minatori sardi che hanno perso la vita nelle miniere. Forse è vero che sto perdendo i calli sulle mani. In compenso, si stanno formando sui piedi a furia di macinare chilometri e chilometri di strade per riuscire ad incontrare il maggior numero possibile di realtà in crisi. Ad onor del vero, è testimone il mio blog e la mia pagina Facebook. Nel post del 29 luglio infatti, pubblico un comunicato stampa con l’interrogazione parlamentare a mia prima firma proprio riguardo il caso Fiat. Il 25 giugno invece, pubblico il testo dell’intervista su il Riformista a titolo: Letta e Veltroni sbagliano. Sui diritti degli operai non si agisce alla Brunetta. Inoltre sul sito della Camera dei deputati, si possono visionare facilmente i video dei miei interventi. La cosa che mi dà però più conforto, non sono tanto gli articoli di giornale oppure pezzi di video quanto le testimonianze dei lavoratori. Bisognerebbe provare a chiedere quante volte mi hanno visto tanto per fare un esempio, i lavoratori Ages, Eutelia, Fiat, Alcoa, Rai, Merloni, e tutte quelle piccolissime realtà che la carta stampata non conosce.

E nella vicenda Fiat? Lei pensa che quanto accaduto a Melfi sia paragonabile a quanto successo a Torino? E Fiat e Thyssen Krupp sono in qualche modo paragonabili?

Per quanto riguarda la triste vicenda Fiat,ho fatto e continuo a fare numerose iniziative accanto a Pino Capozzi, il lavoratore di Mirafiori ingiustamente licenziato per aver inviato un’email di sostegno ai lavoratori di Pomigliano. La vicenda di Pomigliano non può essere considerata una esclusiva, perchè è e sarà l’ariete per un nuovo modo di fare relazioni sindacali, dove un contratto unilaterale - lo si vuole far passare come un accordo - lede in maniera preoccupante i diritti dei lavoratori. Comprendo il momento particolare con tutte le sue criticità,ma non capisco come si possa mettere solo esoltanto al centro della discussione il lavoro, escludendo, emarginando i lavoratori,quasi fossero una semplice appendice di tutta la discussione. Per tutti questi motivi,ci si sente dimenticati,invisibili davanti all’altare del dio denaro, pronto a sacrificare tutto ciò che nei decenni è stato raggiunto. E’ assurdo che in un Paese civile per far sentire il proprio grido di dolore per la perdita del posto di lavoro ,occorra salire su una gru, sul tetto di una fabbrica o inventarsi l’isola dei cassintegrati.

E quindi secondo lei cosa bisognerebbe fare?

Occorre restituire la dignità che è stata negata a questi lavoratori, restituire il loro ruolo da protagonisti in questo Paese che ha la memoria sempre più corta e facilmente, troppo facilmente dimentica quanto gli operai siano stati e sono i motori della nostra economia. Sono stato sempre critico con l’atteggiamento di Marchionne, ancor prima della vicenda Pomigliano, quando insieme al collega Esposito, abbiamo chiesto un progetto industriale serio ,con il mantenimento e il consolidamento delle promesse fatte da Marchionne, ripeto prima ancora che scoppiasse il caso Pomigliano. Conosco per averlo vissuto in prima persona il dramma che esiste dietro laperdita del lavoro; credo che insieme ai miei colleghi abbiamo vissuto un dramma ancor più grande quello della perdita dei nostri compagni di lavoro che lavoravano per vivere e non per morire.

In generale, ritiene che il suo partito stia facendo molto, abbastanza o poco sul tema del lavoro? E perché?

Oggi credo ci sia una crisi di valori che fa venire meno la fiducia nella politica, in generale, non perché la stessa non voglia rappresentare gli interessi dei lavoratori, ma perchè fa un enorme fatica a farlo. Il primo progetto di legge votato in parlamento è stato il salva Rete 4, ora,credo che difficilmente questi si sposi con un vero progetto Paese per tentare di uscire dalla crisi. Insieme ad altri esponenti del mio partito in commissione lavoro, abbiamo tentato di portare avanti molte proposte che avrebbero potuto dare un contributo serio tangibile a chi ha perso il lavoro,o rischia di perderlo, ma le risposte dall’altra parte del tavolo sono state di indifferenza e alcune volte di totale assenza di volontà nel portare avanti questi progetti.

Un esempio?

Ne ricordo uno su tutti ,la proposta del Pd dell’allungamento della cassa integrazione ordinaria da 12 a 24 mesi, questo provvedimento era lungimirante in una fase della crisi come quella che stiamo vivendo, perchè avrebbe allontanato lo spettro della cassa integrazione straordinaria, con quanto ne consegue. In un primo momento la maggioranza sembrava orientata in questa direzione,ma quando il ministro Sacconi ha dato l’aut aut, hanno fatto marcia indietro, lasciando intendere le loro vere intenzioni,tanto è vero che l’onorevole Cazzola “riprese” Sacconi ricordandogli che il suo intervento era stato quanto meno fuori tempo, durante un appuntamento elettorale. Quindi chi dovrebbe tirare giù la maschera ,e far comprendere davvero da che parte sta non è certamente il PD, ma questa maggioranza, in cui la Lega vota contro questi provvedimenti virtuosi ,e poi va davanti alle fabbriche a dare la solidarietà a quei lavoratori in difficoltà.

Eppure c’è chi proclama la fine della lotta di classe, e spera che si smettano di utilizzare certe terminologie…

Non mi scandalizzo e non inorridisco quando viene utilizzato il sostantivo “compagno”, mi fa decisamente più paura e rabbrividisco davvero al ritorno dell’uso del sostantivo “padrone”… non mi sono mai illuso che la lotta di classe possa avere fine,o perlomeno non è sicuramente questo il momento propizio perchè questo accada,ma ritornano sempre più prepotentemente quelle situazioni insopportabili ,dove al profitto vengono sacrificati diritti acquisiti con sacrifici e lotte da chi ci ha preceduto e pure lavoratori, che vivono da protagonisti deboli questa situazione che pare senza fine. Mi permetta anche di ricordare come la sicurezza sul lavoro sia condìsiderata un orpello,un peso ,da questo governo. Credo che Tremonti abbia dato piena traduzione a questo pensiero in un suo intervento di qualche giorno fa proprio sul tema della sicurezza sul lavoro. Questo governo e in particolar modo il ministro Sacconi non hanno mai digerito il testo unico per la salute e sicurezza dei lavoratori, oggi legge 81; fin dalla sua nascita l’attuale ministro si è detto contrario,abbracciando in toto le posizioni di confindustria,tanto da portare in commissione lavoro lo scorso anno un testo correttivo,che l’unica cosa che davvero correggeva era un generale ribasso delle sanzioni per i datori di lavoro,ed un altrettanto sensibile rialzo per le sanzioni dei lavoratori, senza una precisa ratio, se non quella di dover dare delle risposte a Confindustria. Ecco a chi si rivolge esclusivamente il presidente del Consiglio e tutta la sua maggioranza.

In particolare, che idea s’è fatto della querelle tra Fiat e Fiom?

Oggi esiste anche una perdita di fiducia nei confronti del sindacato,la prossima settimana inizierà il trentesimo anniversario di quella che è ricordata come la più grande sconfitta sindacale. I giovani di oggi hanno la tessera in tasca,ma non perdono occasione per criticarne le linee. E’ una situazione complessa,e non esiste la bacchetta magica per la soluzione dei problemi, ci vorrebbe maggiore responsabilità da parte di tutti,di coloro che firmano a volte con leggerezza,eda parte di coloro che non lo fanno.

E delle divisioni odierne nelle rappresentanze dei lavoratori?

I lavoratori vorrebbero essere rappresentati da un sindacato più unito davanti alle minacce di chi ha sempre la fuga dal Paese come soluzione ai problemi di budget o di costo della manodopera; la FLM credo sia stata un momento importante nella storia del nostro sindacato, in questo mi sento un po’  romantico, e auspico perlomeno un ritorno ad un azione più colleggiale,dove si possano mettere da parte vecchi rancori,posizioni opposte e ricominciare a parlare di questo Paese e soprattutto a questo Paese. Le realtà più piccole dove ancora si trovano azioni sindacali comuni dovrebbero insegnare che questa è l’unica strada se si vuole uscire da questo momento, dove alla tragedia della perdita del lavoro,si unisce la tragedia umana di famiglie ridotte sul lastrico,dove l’unico vero ammortizzatore sociale sono proprio le famiglie stesse ,e le diocesi che tentano di dare un contributo a quelle situazioni più disagiate.

In ultimo: sul libro di cui si parla nell’articolo di Panorama, cos’ha da dire?

Dico che tutto quello di cui abbiamo parlato è ben raccontato nel libro scritto da Rinaldo Gianola, “Diario operaio”… già, perchè l’autore di questo libro è proprio il vicedirettore de l’Unità, e non il sottoscrittto come erroneamente scritto nell’articolo apparso su Panorama. In ogni caso consiglio al signor Spina di leggere davvero il libro, scoprirà quanto questo nostro Paese stia soffrendo,come le famiglie vivano in apprensione il dramma della perdita del lavoro, e quanto questo governo continui in maniera vergognosa a negare una crisi evidente che solo chi ha commesso il peccato di nascere con la necessità di lavorare conosce davvero.

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Presenazione di “Diario Operaio”

settembre 15th, 2010