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Archive for aprile, 2009

1 maggio

aprile 30th, 2009

La vera libertà individuale non può esistere senza sicurezza economica ed indipendenza. La gente affamata e senza lavoro è la pasta di cui sono fatte le dittature.

Franklin Delano Roosevelt

Nella giornata dedicata al lavoro e soprattutto ai lavoratori, ritengo sia necessario elevare il ruolo del lavoro a valore reale, indispensabile, sinonimo di civiltà di un Paese. Purtroppo il panorama economico, con la più grande crisi in atto, non permette rosee speranze.

Ormai smarrito è il senso di appartenenza, soggiogato a logiche ingiuste, furto delle opportunità negate. Nei miei ricordi di bambino, ancora viva è la memoria delle

passeggiate con mio padre, che orgoglioso del suo lavoro di operaio Fiat, mi indicava le auto che la fabbrica produceva, e con l’entusiasmo che contraddistingue l’artista che realizza un’opera d’arte mi diceva: “quella l’ho fatta io”.

Quanti di noi oggi hanno questa opportunità, quanti di noi oggi possono dirsi soddisfatti, realizzati, orgogliosi del proprio mestiere? Non perchè siamo una generazione dalle pretese inarrivabili, ma perchè questa crisi con tutta la sua violenza nega anche l’arte dell’accontentarsi.

Accanto a questa nefasta situazione, sempre più insidioso è il rischio che nelle già limitate opportunità di impiego possa determinarsi anche una riduzione, se non una vera esclusione del diritto al lavoro, inteso in tutte le sue accezioni.

L’italia, sotto questo punto di vista dimostra già grandi lacune. Un Paese civile non può permettersi oltre 1200 decessi sul lavoro ogni anno.

Il Governo precedente, non senza difficoltà è riuscito ad approvare il Testo Unico sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. L’attuale ministro del welfare Maurizio Sacconi, sta tentando in tutti i modi di metterlo in discussione, a volte nella maniera più silenziosa e pericolosa possibile.

Proprio quando aumenta il rischio di mettere in discussione il Testo Unico sulla sicurezza, una regressione nella civiltà dei rapporti di lavoro, occorre far sentire la voce di chi lavora davvero, e riportare luce su temi che si ricordano solo quando l’incidente è avvenuto.

La crisi economica e la difficile fase nelle relazioni industriali non devono rallentare l’impegno nel dialogo e nella collaborazione tra le parti.

Dobbiamo unire le forze per non disperdere energie in un Paese distratto e soffocato da una grave crisi economica che potrebbe indurci a diventare indulgenti verso un meccanismo deleterio e pericoloso che vede progressivamente abbassarsi l’asticella dei diritti; il bisogno di lavoro è forte ed il rischio di perderlo potrebbe portarci ad accettare condizioni incivili pur di lavorare e sopravvivere.

Dobbiamo evitare questo perchè nulla è per sempre e il diritto alla vita sul lavoro ce lo dobbiamo riconquistare ogni giorno.

lavoro

Mirano a scaricare la colpa sugli operai

aprile 21st, 2009

SARAH MARTINENGHI - Repubblica

Proprio come in aula, accusa e difesa assumono posizioni diverse e contrastanti a proposito della possibile modifica al testo unico sulla sicurezza dei lavoratori con l´introduzione della norma soprannominata «salva-dirigenti». C´è chi la vede con grande preoccupazione come l´unico sopravvissuto Antonio Boccuzzi, chi come una vergogna, come i parenti degli operai deceduti nel rogo. Ma per l´avvocato difensore Ezio Audisio non c´è alcuna polemica da sollevare, in quanto la modifica non farebbe altro che sottolineare principi normativi già presenti e garantiti dal nostro ordinamento giuridico. 

Per la difesa dei dirigenti Thyssen, il dibattito sull´articolo 15 bis, secondo cui «non impedire un evento equivale a cagionarlo» a meno che «l´evento non sia imputabile ai lavoratori», non influirebbe direttamente sul processo per il rogo in cui morirono sette operai. «A mio parere - spiega l´avvocato Audisio - il processo è in una fase arretrata, in cui non abbiamo ancora raccolto elementi sufficienti per accertare le responsabilità. Se questa norma entrasse in vigore non scatterebbe in automatico, quindi non vedo alcuna incidenza sul caso specifico. Non credo sia il caso di destare questi allarmi, in fondo non cambia molto rispetto a prima: è un principio codificato anche oggi che, se il lavoratore è colpevole esclusivo dell´evento, il soggetto che ricopre una posizione di garanzia viene esonerato dalla responsabilità. La modifica rende solo più esplicito questo principio». «Nel nostro processo - aggiunge Thyssenkrupp - viene contestato l´omicidio doloso: è un´accusa infondata ed esagerata, ma non stiamo discutendo della responsabilità esclusiva. Certo il fatto che siano tutti preoccupati non può che farci piacere, perché significa che ci stiamo difendendo bene». 

Di tutt´altra opinione l´ex operaio parlamentare Antonio Boccuzzi: «Sono molto preoccupato. Oggi noi del Pd abbiamo un seminario proprio su questo tema, per discutere su cosa possiamo fare in commissione per bloccare queste modiche. Eravamo disposti a discutere modifiche tecniche ma qui il discorso è nel merito: si tratta di una riduzione di sanzione che potrebbe inficiare ciò che Guariniello ha fatto di buono e mettere in discussione l´impianto accusatorio, cancellando la responsabilità dell´amministratore delegato. Già nelle ultime udienze, seppur in maniera elegante, la difesa ha insinuato il dubbio che noi fossimo intervenuti in ritardo nello spegnere l´incendio. La preoccupazione riguarda il sistema in generale, sembra proprio una norma ad hoc salva manager». 

Sconcertati e preoccupati anche i parenti delle vittime. «È una schifezza - dice Carmelo De Masi, padre di Giuseppe - nessuno di loro voleva morire, non facevano i pompieri, se io fossi responsabile dell´azienda avrei detto a tutti di scappare. Speriamo che questa norma non entri in vigore, noi all´udienza di oggi ne parleremo tra familiari». «Non esiste proprio - commenta Sabrina Torrente, vedova di Angelo Laurino - chi fa queste leggi non si vergogna? Ci rimette solo l´operaio, e i familiari che rimangono a piangerlo. Vorrei proprio parlarci io con chi emette queste leggi, mi piacerebbe guardarlo in faccia e chiedergli se non si vergogna».

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