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Archive for marzo, 2009

Lettera a Dario Franceschini

marzo 17th, 2009

Caro Segretario,  

in queste settimane il Partito Democratico si è distinto per una forte iniziativa politica sui temi della crisi economica. Le varie proposte avanzate, dal contributo di solidarietà all’assegno ai disoccupati alle misure a sostegno delle piccole e medie imprese, dimostrano come il PD sia un partito che sta a fianco dei lavoratori e delle loro famiglie. Proposte concrete e credibili a fronte dell’insufficienza dell’azione del Governo.  

Il Piemonte è uno degli epicentri di questa crisi. Stiamo assistendo a una crescita esponenziale della cassa integrazione e a uno stillicidio di imprese che chiudono i battenti. Ogni giorno è un bollettino di guerra che fa sorgere grandi preoccupazioni sulla tenuta complessiva del sistema nonostante gli sforzi fatti dalle amministrazioni locali, a cominciare dalla Regione.  

La chiusura dello stabilimento Indesit di None è il tragico simbolo di tutto questo. Un’azienda sana che, tuttavia, decide di licenziare circa 700 lavoratori.  

Il PD non intende accettare questa decisione perché non è nella delocalizzazione selvaggia,  nella speculazione industriale e nell’indifferenza del destino dei lavoratori che può consistere la soluzione ai problemi della crisi dell’economia nazionale ed internazionale.  

Il PD ha presentato un’Interrogazione per incalzare il Governo, sollecitando la convocazione di un tavolo di confronto tra azienda e sindacati. Anche al Parlamento Europeo è stata presentata un’Interrogazione per chiedere  di verificare se vi sia una corrispondenza tra la chiusura dello stabilimento italiano ed un aumento delle assunzioni in quello polacco. Nei giorni scorsi abbiamo criticato il silenzio della proprietà.    

Pertanto, sarebbe particolarmente significativo se alla manifestazione indetta dai sindacati per venerdì 20 marzo la delegazione piemontese fosse guidata dal Segretario nazionale o, eventualmente, dal Capogruppo PD alla Camera o al Senato.  

Per lanciare un segnale politico forte e coerente con le prese di posizione avanzate nelle ultime settimane. Un segnale politico che un partito riformista come il nostro deve avere il coraggio di lanciare.

 

I Deputati PD 

Stefano ESPOSITO 

Giorgio MERLO 

Antonio BOCCUZZI 

Marco CALGARO 

Gianni VERNETTI 

Giacomo PORTAS

PD, lavoro , ,

Indesit, lo strano e misterioso silenzio della proprietà

marzo 12th, 2009

“La annunciata chiusura dello stabilimento Indesit di None con un drammatico risvolto occupazionale chiama direttamente in causa l’irresponsabile comportamento della proprietà di questo storico presidio industriale.

Una responsabilità sociale, innanzitutto, che registra un silenzio assordante della proprietà, se non un passivo avallo alla decisione di licenziare quasi 700 persone gettandole in una situazione di miseria ed emarginazione. Non è questo, e non può essere questo, il modello economico ed industriale che ispira le scelte del PD.

Non si può tollerare un atteggiamento di disinteresse e di pura speculazione che confligge con la responsabilità sociale delle imprese, di qualunque impresa.

Il PD ha il dovere politico di denunciare questa situazione con un’iniziativa politica che non individui nella delocalizzazione selvaggia,  nella speculazione industriale e nell’indifferenza del destino dei lavoratori la soluzione ai problemi della crisi dell’economia nazionale ed internazionale.

Sotto questo profilo, la responsabilità politica sociale ed imprenditoriale del Gruppo Merloni è grave e senza precedenti.

Il PD sta incalzando il Governo affinché si mettono in campo misure vere e concrete per sostenere i lavoratori e le famiglie, ed è per questo che viviamo con disagio il silenzio della nostra collega Paola Merloni, di cui noi comprendiamo la difficoltà del doppio ruolo (Parlamentare del PD e imprenditrice) ma che non è compreso dai lavoratori che chiedono a noi una coerenza tra le parole e i fatti. Per questo rivolgiamo un accorato appello a Paola Merloni, affinché, pur nel rispetto di scelte imprenditoriali, faccia sentire la sua voce su questa drammatica crisi che investe il nostro territorio, dimostrando che può esistere una naturale coesistenza tra l’appartenere ad un partito riformista e le soluzioni che si adottano in momento di crisi economica.

Stefano Esposito

Giorgio Merlo

Antonio Boccuzzi

PD, lavoro ,

CONVOCARE CON URGENZA UN TAVOLO DI CONFRONTO TRA AZIENDA E SINDACATI

marzo 12th, 2009

“Convocare con urgenza un tavolo di confronto tra l’azienda ed i sindacati al fine di scongiurare la chiusura dello stabilimento Indesit di None e la conseguente perdita del posto di lavoro per più di 600 lavoratori” e “verificare se alla chiusura dello stabilimento di None non corrisponderà un aumento dell’occupazione dello stabilimento di Radomsko, condizione indispensabile per ottenere specifici finanziamenti del Paese ospitante lo stabilimento, e quali provvedimenti intende adottare al riguardo”: queste le richieste contenute in un’Interrogazione al Governo presentata quest’oggi dagli On. Cesare DAMIANO (Responsabile Nazionale Lavoro PD e Capogruppo alla Commissione Lavoro), Anna ROSSOMANDO e Giorgio MERLO e sottoscritta dai Parlamentari piemontesi Antonio BOCCUZZI, Luigi BOBBA, Marco CALGARO, Stefano ESPOSITO, Piero FASSINO, Mario LOVELLI, Mimmo LUCA’, Giacomo PORTAS, Elisabetta RAMPI, Gianni VERNETTI. 

I Deputati del PD ricordano come l’Indesit mantiene in Italia, oltre al quartiere generale di Fabriano, sette stabilimenti produttivi, in aggiunta a quello di None (che impiega circa 600 lavoratori e produce circa 850 mila elettrodomestici l’anno), il centro ricerche, la logistica e le attività di marketing per un totale di circa 5.600 dipendenti. Negli ultimi tre anni l’azienda ha operato importanti investimenti, sia sul nuovo prodotto sia sugli impianti, per un importo complessivo di circa 60 milioni di euro di cui 20 proprio nello stabilimento di None. Nonostante questo i rappresentanti del Gruppo hanno ribadito che “malgrado gli sforzi, tuttavia, la domanda di mercato è stata molto al di sotto delle previsioni. Di conseguenza l’azienda non ritiene sostenibile la produzione in entrambi gli stabilimenti di None e di Radomsko, in Polonia. La decisione di mantenere lo stabilimento polacco a scapito di quello torinese è dovuto esclusivamente a criteri di competitività sui mercati internazionali”. 

“Da notizie di stampa - aggiungono i Deputati piemontesi del PD - si apprende che la volontà del gruppo dirigente aziendale di chiudere lo stabilimento di None, mantenendo lo stabilimento di Radomsko, sarebbe anche legata alla possibilità di ricevere risorse statali in Polonia subordinate, tuttavia, ad un aumento della crescita occupazionale in quel Paese. Ne deriverebbe che la chiusura e il licenziamento di circa 600 lavoratori italiani corrisponderebbe ad un aumento delle assunzioni nello stabilimento in Polonia, con un vero e proprio ‘dumping sociale’ a scapito dei nostri lavoratori”. 

Con l’Interrogazione si chiede, pertanto, al Governo di “verificare presso le Istituzioni europee quali iniziative si stiano prendendo al riguardo”. 

PD, lavoro, torino

Non riuscivo a spegnere le scarpe di Roberto

marzo 4th, 2009

PAOLO GRISERI - Repubblica

Il fatto è che non si riuscivano a spegnere le scarpe: «Ci ho provato, signor giudice. Erano intrise di olio. Quando Roberto Scola cadde per terra pensai che lo avesse fatto perché gli urlavo di rotolarsi, di spegnere in quel modo le fiamme. Invece credo che fosse svenuto. Solo più tardi arrivò un mio compagno e riuscì a spegnergli i piedi con una pentola d´acqua».

Ogni volta che Antonio Boccuzzi ripete questo racconto «è come se rivivessi quella notte». Dal 6 dicembre 2007 quel racconto è la sua vita. Prima di entrare nell´aula Boccuzzi cerca di farsi coraggio: «Non temo le domande - confessa - temo l´effetto che ha su di me rievocare quelle ore». Non solo su di lui. L´udienza si fa improvvisamente drammatica alle 12, dopo una mattinata persa in cavilli per iniziativa della difesa. Interrogato dal pm Laura Longo, Boccuzzi ripercorre i mesi precedenti la tragedia, la storia di una fabbrica in stato di progressivo abbandono: «Ci eravamo accorti che volevano chiudere gli impianti proprio perché stavano diminuendo la manutenzione. La fabbrica era sporca, i residui di carta si incendiavano spesso lungo le linee, la pressione dell´olio era spesso sotto il livello di allarme, segno evidente che c´erano delle perdite». Negli ultimi mesi gli organici si erano assottigliati: «Un giorno io e altri due sindacalisti avevamo fermato con lo sciopero la linea 5 perché non c´erano le persone sufficienti. Così siamo finiti tutti e tre in cassa integrazione». In queste condizioni Boccuzzi e i compagni sono costretti agli straordinari: «Era la terza notte consecutiva che io e Antonio Schiavone ci fermavamo dopo aver lavorato già al turno del pomeriggio». Poi le domande del pm si concentrano sull´incidente. Sul piccolo incendio che «invano ho cercato di spegnere con un estintore scarico», sull´incendio più grande «divampato mentre mi allontanavo verso la bocchetta del manicotto dell´idrante». E sul «muro di fuoco che esplose improvviso». Sul rumore sordo «come quello delle caldaie a gas che si accendono», sull´«onda di fuoco che scendeva dall´alto, come una grande mano che si portava via i miei compagni». Inutile tentare di superare le fiamme «per raggiungere le voci invisibili che gridavano aiuto». Inutile tentare di dare l´allarme «con il telefono aziendale fuori uso». Inutile raggiungere il luogo del disastro «con le ambulanze bloccate dai cancelli automatici». 

Il racconto si conclude con le domande delle parti civili tra gli occhi sbarrati dei parenti. E con l´attesa per quanto vorrà chiedere la difesa all´unico sopravvissuto di quella notte. Il malore dell´avvocato di parte civile fa rinviare l´interrogatorio. Ma una prima risposta Boccuzzi la fornisce al pm: «Lei ha mai incontrato Espenham?». «Certo, in trattativa». «Vi capivate?». «Parlava l´italiano benissimo». La difesa aveva chiesto la traduzione di tutti gli atti in tedesco. Ieri i parenti hanno scritto al ministro della giustizia: «Signor ministro, la difesa tenta di perdere tempo».

lavoro, sicurezza