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CASO EUTELIA. ESPOSITO E BOCCUZZI SI INCATENANO NELLA SEDE RAI DI TORINO

dicembre 22nd, 2009

Il Cda della Rai ha incredibilmente rescisso il contratto con Eutelia (27 dipendenti a Torino e 20 a Roma che svolgono servizi di rete), siglando contemporaneamente un contratto con la Ibm per 2 milioni di euro. Il tutto alla vigilia della riunione a Roma presso il Tribunale fallimentare che dovrà decidere in merito all’amministrazione controllata, provvedimento che lavoratori e sindacati richiedono da settimane per garantire continuità all’azienda.

La decisione del Cda della Rai rappresenta una violazione degli impegni assunti dal Sottosegretario Gianni Letta, ovvero non ‘svuotare’ l’azienda delle commesse così da consentire al futuro Commissario straordinario di garantire la continuità occupazionale e produttiva.

Per queste ragioni ci siamo incatenati questa mattina all’interno della sede torinese della Rai per chiedere l’immediata sospensione della rescissione del contratto e l’intervento del Sottosegretario Letta nei confronti della Rai per garantire quanto da lui stesso promesso.

On. Stefano ESPOSITO

On. Antonio BOCCUZZI

Deputati PD Piemonte

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LE RISORSE DERIVANTI DALLE COMMESSE SARANNO DESTINATE A PAGARE GLI STIPENDI AI LAVORATORI

settembre 22nd, 2009

Questa mattina presso il Ministero dello Sviluppo Economico si è svolto un incontro relativo alla situazione dell’Ilmas-Osu di Rivoli (Torino), azienda del settore della componentistica aeronautica che impiega 200 addetti. 

All’incontro tra rappresentanti dell’azienda, sindacati ed enti locali (Regione Piemonte, Provincia di Torino e Comune di Rivoli), erano presenti i Deputati torinesi del PD Antonio BOCCUZZI, Stefano ESPOSITO, Mimmo LUCA’ ed Anna ROSSOMANDO. 

Davanti alla sede del Ministero ha manifestato una delegazione di 53 lavoratori dello stabilimento giunti a Roma grazie a un pullman messo a disposizione dai Deputati torinesi del Partito Democratico. 

“All’incontro, nonostante l’azienda abbia ribadito la propria non disponibilità al ritiro della procedura di amministrazione controllata, è stata accolta la proposta avanzata dall’Assessore regionale Andrea Bairati, ovvero che la liquidità derivante dalle commesse già evase o in corso di evasione da parte di Ilmas (tra i clienti principali l’Alenia) sia utilizzata per pagare gli stipendi ai lavoratori che attendono da diversi mesi e non per ripianare il debito finanziario. 

La mobilitazione dei lavoratori e la protesta estrema degli operai che da giorni si trovano sul tetto dello stabilimento hanno così ottenuto un primo risultato, non certo sufficiente, ma che rappresenta comunque un passo in avanti, dal momento che consente di sbloccare gli stipendi dei lavoratori”.

 

I Deputati del PD 

 

Stefano ESPOSITO

Antonio BOCCUZZI 

Mimmo LUCA’ 

Anna ROSSOMANDO

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SITUAZIONE DIFFICILE MA NON FUORI CONTROLLO. LA COLPA E’ DELLE NORME APPROVATE DAL GOVERNO

maggio 8th, 2009

Questa mattina i Deputati del PD del Piemonte Stefano ESPOSITO ed Antonio BOCCUZZI, insieme al responsabile provinciale Giustizia del PD Maurizio BASILE, hanno fatto visita al carcere Lorusso e Cotugno di Torino per accertarsi della situazione dopo gli ultimi preoccupanti fatti di cronaca. 

“La situazione è molto difficile ma non fuori controllo - hanno dichiarato al termine della visita i rappresentanti del Partito Democratico - e i problemi sono provocati essenzialmente dall’affollamento. Riteniamo che la responsabilità sia da attribuirsi al Governo che in nome della sicurezza continua ad emanare norme che producono come effetto solo quello di incrementare la popolazione carceraria. Siamo tutti molto preoccupati, a cominciare dagli operatori penitenziari, di quello che potrà succedere la prossima settimana in caso di approvazione della norma che introduce il reato di clandestinità. Qualora ciò dovesse accadere, la situazione potrebbe diventare davvero ingestibile”. 

I detenuti sono attualmente 1.648, di cui il 70% non italiani. Gli arresti sono circa 500 al mese (dati gennaio 2009: 199 sono stati gli arresti  facoltativi e 236 obbligatori e 85 arresti in base alle normativa sull’immigrazione).  La polizia penitenziaria conta di 620 effettivi, 210 adibiti ai servizi di scorta (spostamento dei detenuti) e 187 che figurano in organico ma di fatto sono ‘distaccati’ altrove. 

Secondo Stefano ESPOSITO, Antonio BOCCUZZI e Maurizio BASILE “è da apprezzarsi l’impegno della Direzione del carcere e del Comune di Torino. Pensiamo alla scelta di ripristinare le camere di sicurezza, annesse alle aule bunker recuperando così 40 posti che entreranno a regime a giugno e che  serviranno per fare fronte agli arresti di giornata. Come PD proponiamo un’assemblea pubblica con gli operatori del sistema penitenziario per affrontare insieme i loro problemi e quali azioni mettere in campo”.

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Mirano a scaricare la colpa sugli operai

aprile 21st, 2009

SARAH MARTINENGHI - Repubblica

Proprio come in aula, accusa e difesa assumono posizioni diverse e contrastanti a proposito della possibile modifica al testo unico sulla sicurezza dei lavoratori con l´introduzione della norma soprannominata «salva-dirigenti». C´è chi la vede con grande preoccupazione come l´unico sopravvissuto Antonio Boccuzzi, chi come una vergogna, come i parenti degli operai deceduti nel rogo. Ma per l´avvocato difensore Ezio Audisio non c´è alcuna polemica da sollevare, in quanto la modifica non farebbe altro che sottolineare principi normativi già presenti e garantiti dal nostro ordinamento giuridico. 

Per la difesa dei dirigenti Thyssen, il dibattito sull´articolo 15 bis, secondo cui «non impedire un evento equivale a cagionarlo» a meno che «l´evento non sia imputabile ai lavoratori», non influirebbe direttamente sul processo per il rogo in cui morirono sette operai. «A mio parere - spiega l´avvocato Audisio - il processo è in una fase arretrata, in cui non abbiamo ancora raccolto elementi sufficienti per accertare le responsabilità. Se questa norma entrasse in vigore non scatterebbe in automatico, quindi non vedo alcuna incidenza sul caso specifico. Non credo sia il caso di destare questi allarmi, in fondo non cambia molto rispetto a prima: è un principio codificato anche oggi che, se il lavoratore è colpevole esclusivo dell´evento, il soggetto che ricopre una posizione di garanzia viene esonerato dalla responsabilità. La modifica rende solo più esplicito questo principio». «Nel nostro processo - aggiunge Thyssenkrupp - viene contestato l´omicidio doloso: è un´accusa infondata ed esagerata, ma non stiamo discutendo della responsabilità esclusiva. Certo il fatto che siano tutti preoccupati non può che farci piacere, perché significa che ci stiamo difendendo bene». 

Di tutt´altra opinione l´ex operaio parlamentare Antonio Boccuzzi: «Sono molto preoccupato. Oggi noi del Pd abbiamo un seminario proprio su questo tema, per discutere su cosa possiamo fare in commissione per bloccare queste modiche. Eravamo disposti a discutere modifiche tecniche ma qui il discorso è nel merito: si tratta di una riduzione di sanzione che potrebbe inficiare ciò che Guariniello ha fatto di buono e mettere in discussione l´impianto accusatorio, cancellando la responsabilità dell´amministratore delegato. Già nelle ultime udienze, seppur in maniera elegante, la difesa ha insinuato il dubbio che noi fossimo intervenuti in ritardo nello spegnere l´incendio. La preoccupazione riguarda il sistema in generale, sembra proprio una norma ad hoc salva manager». 

Sconcertati e preoccupati anche i parenti delle vittime. «È una schifezza - dice Carmelo De Masi, padre di Giuseppe - nessuno di loro voleva morire, non facevano i pompieri, se io fossi responsabile dell´azienda avrei detto a tutti di scappare. Speriamo che questa norma non entri in vigore, noi all´udienza di oggi ne parleremo tra familiari». «Non esiste proprio - commenta Sabrina Torrente, vedova di Angelo Laurino - chi fa queste leggi non si vergogna? Ci rimette solo l´operaio, e i familiari che rimangono a piangerlo. Vorrei proprio parlarci io con chi emette queste leggi, mi piacerebbe guardarlo in faccia e chiedergli se non si vergogna».

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CONVOCARE CON URGENZA UN TAVOLO DI CONFRONTO TRA AZIENDA E SINDACATI

marzo 12th, 2009

“Convocare con urgenza un tavolo di confronto tra l’azienda ed i sindacati al fine di scongiurare la chiusura dello stabilimento Indesit di None e la conseguente perdita del posto di lavoro per più di 600 lavoratori” e “verificare se alla chiusura dello stabilimento di None non corrisponderà un aumento dell’occupazione dello stabilimento di Radomsko, condizione indispensabile per ottenere specifici finanziamenti del Paese ospitante lo stabilimento, e quali provvedimenti intende adottare al riguardo”: queste le richieste contenute in un’Interrogazione al Governo presentata quest’oggi dagli On. Cesare DAMIANO (Responsabile Nazionale Lavoro PD e Capogruppo alla Commissione Lavoro), Anna ROSSOMANDO e Giorgio MERLO e sottoscritta dai Parlamentari piemontesi Antonio BOCCUZZI, Luigi BOBBA, Marco CALGARO, Stefano ESPOSITO, Piero FASSINO, Mario LOVELLI, Mimmo LUCA’, Giacomo PORTAS, Elisabetta RAMPI, Gianni VERNETTI. 

I Deputati del PD ricordano come l’Indesit mantiene in Italia, oltre al quartiere generale di Fabriano, sette stabilimenti produttivi, in aggiunta a quello di None (che impiega circa 600 lavoratori e produce circa 850 mila elettrodomestici l’anno), il centro ricerche, la logistica e le attività di marketing per un totale di circa 5.600 dipendenti. Negli ultimi tre anni l’azienda ha operato importanti investimenti, sia sul nuovo prodotto sia sugli impianti, per un importo complessivo di circa 60 milioni di euro di cui 20 proprio nello stabilimento di None. Nonostante questo i rappresentanti del Gruppo hanno ribadito che “malgrado gli sforzi, tuttavia, la domanda di mercato è stata molto al di sotto delle previsioni. Di conseguenza l’azienda non ritiene sostenibile la produzione in entrambi gli stabilimenti di None e di Radomsko, in Polonia. La decisione di mantenere lo stabilimento polacco a scapito di quello torinese è dovuto esclusivamente a criteri di competitività sui mercati internazionali”. 

“Da notizie di stampa - aggiungono i Deputati piemontesi del PD - si apprende che la volontà del gruppo dirigente aziendale di chiudere lo stabilimento di None, mantenendo lo stabilimento di Radomsko, sarebbe anche legata alla possibilità di ricevere risorse statali in Polonia subordinate, tuttavia, ad un aumento della crescita occupazionale in quel Paese. Ne deriverebbe che la chiusura e il licenziamento di circa 600 lavoratori italiani corrisponderebbe ad un aumento delle assunzioni nello stabilimento in Polonia, con un vero e proprio ‘dumping sociale’ a scapito dei nostri lavoratori”. 

Con l’Interrogazione si chiede, pertanto, al Governo di “verificare presso le Istituzioni europee quali iniziative si stiano prendendo al riguardo”. 

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Il Pd day fa tappa a Mirafiori

febbraio 17th, 2009

 

VERA SCHIAVAZZI - Repubblica

«Perché non venite più spesso?». Così, tra l’altro, gli operai che entravano e uscivano ieri al cambio turno dalla porta 2 della Fiat Mirafiori hanno accolto parlamentari e dirigenti del Pd torinese venuti a distribuire volantini in uno degli ultimi appuntamenti - dopo la Indesit, le Molinette, i mercati e molte altre fabbriche - dei tre giorni di mobilitazione straordinaria sulla crisi economica. Una delegazione di tutto rispetto, quella che si è mobilitata per la Fiat, l’azienda simbolo della città: c’erano il segretario regionale Gianfranco Morgando, i parlamentari Anna Rossomando, Antonio Boccuzzi e Magda Negri, il segretario cittadino Carlo Chiama e il suo predecessore di vent’anni fa Giorgio Ardito, oggi presidente dell’Atc. 

I cancelli della Fiat, si sa, non sono più quelli di una volta: la gente entra e esce di gran corsa, i numeri stessi della fabbrica sono enormemente calati e dove passavano migliaia di lavoratori oggi ce ne sono poche centinaia, decine. Ma pochi rifiutano il foglio col simbolo dei Democratici. 

«Forse - riflette ad alta voce Morgando mentre distribuisce il volantino contro i provvedimenti tardivi e insufficienti del governo Berlusconi - questo non è più un luogo dove fare propaganda o tenete comizi, ma resta uno snodo simbolico, importantissimo per confrontarsi e per ascoltare. Siamo stati in questi giorni davanti a molti luoghi di lavoro, ovunque c’è grande allarme per il futuro del nostro territorio e la sensazione che chi deve decidere sulle sorti del sistema economico e produttivo italiano non sappia farlo o non sia in grado di intervenire in modo tempestivo. Qui a Mirafiori però la preoccupazione è ancora più forte che altrove, si vive uno stato di sospensione, di incertezza, come se non ci fosse più tempo da perdere e tuttavia non si vedessero soluzioni». 

«Con iniziative come questa - aggiunge Anna Rossomando - il Pd dimostra di essere concretamente presente nei luoghi del lavoro e di saper prendere la parola nel merito della crisi e dei temi che la compongono. Lo abbiamo fatto oggi, lo faremo con altre iniziative dedicate specificamente all’automobile». E Antonio Boccuzzi, l’operaio scampato al rogo dell´acciaieria Thyssen e voluto da Walter Veltroni in Parlamento, sottolinea la necessità che il Pd torni quotidianamente davanti alle fabbriche: «Ce n’è bisogno, c’è attenzione e rispetto per le nostre proposte. Ma io dico che anche se qualcuno ci contestasse bisognerebbe esserci lo stesso: è questo il nostro posto, le nostre radici e il nostro futuro, come è chiaro a chiunque veda la debolezza di un governo che non sa da che parte cominciare per affrontare una situazione tanto grave».

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Proposta di legge Brunetta

febbraio 6th, 2009

Ciao a tutti, la settimana prossima, mi troverò a discutere in aula la proposta di legge presentata dal ministro Brunetta che riguarda il pubblico impiego. QUI trovate la proposta di legge, mi farebbe piacere ricevere vostri commenti e vostre note, in modo da inserire poi i vostri pareri e commenti all’interno del discorso che sto preparando. Potete scrivere direttamente al mio indirizzo di posta boccuzzi_a@camera.it

Grazie

torino

Sicurezza, non ci si fermi a spot elettorali

dicembre 14th, 2008

Andrea Carugati - l’Unità

Boccuzzi: «Sicurezza, non ci si fermi a spot elettorali» null Andrea Carugati «È scioccante leggere il nome della Thyssen ancora una volta associato alla morte di un operaio. La tragedia del 6 dicembre non è legata al dramma di Luigi, ma è assurdo che la fine di una vita derivi dalla perdita del lavoro, da questa precarietà sconsiderata che è una vera emergenza». Antonio Boccuzzi, 34 anni, unico sopravvissuto al rogo della Thyssenkrupp e ora candidato con il Pd in Piemonte, è profondamente turbato: «Mi ha colpito quello che ha scritto Luigi, “ho perso il lavoro e ho perso la mia dignità”. Lui non ha nessuna colpa, sono le leggi del mercato del lavoro che permettono questo precariato a 40 anni, anche per chi ha due figli. Altri gli hanno imposto questa situazione, gli hanno negato la dignità, e fa ancora più male pensare che lui abbia creduto di aver perso la dignità». Ritiene che la sfiducia, l’assenza di speranza, sia diffusa tra gli operai? «Noi alla Thyssen l’abbiamo vissuta. Al momento dell’accordo per la chiusura dello stabilimento di Torino ci sono state fatte grandi promesse sulla ricollocazione: e invece pochi ce l’hanno fatta, per chi è rimasto c’è il dramma di doversi accontentare di un contratto a tempo e con metà stipendio. Mi batterò perché tutti i discorsi di questa campagna elettorale, dai salari alla precarietà alla sicurezza sul lavoro, non siano solo degli spot». Da alcune settimane lei è entrato in politica. Ha trovato qualche elemento di speranza in più? «Nel programma del Pd ho trovato cose chiare sulla sicurezza e penso che Cesare Damiano sia un ottimo alleato dei lavoratori e per questo sta pagando anche dei prezzi nei rapporti con Confindustria. Io voglio dare il mio contributo: più lavoratori saremo in Parlamento meglio sarà, perché sappiamo cosa vuol dire essere precari e non arrivare a fine mese anche con un contratto “sicuro”, dover ancora chiedere i soldi ai genitori. Per me questa sarà una missione, ho addosso un marchio che me lo impone». Perché una missione? «La vivo così, credo nella battaglia per ridurre drasticamente le morti sul lavoro. La precarietà ti costringe a fare cose non sicure, ti rende ricattabile, così i bassi salari: pur di guadagnare qualcosa in più fai cose che non faresti. Dopo quel che ho vissuto, ho deciso di dare un senso alla mia vita battendomi per la sicurezza». Cosa pensa del programma Pd sulla precarietà? «Il programma è serio, ma sarà una sfida difficile. Quando ero precario 15 anni la situazione era migliore, oggi con la legge 30 ci sono troppe tipologie di contratto: servono delle modifiche per impedire lo sfruttamento della precarietà, per rendere meno convenienti per le imprese alcuni tipi di contratti». E le candidature nel Pd di Calearo, Colaninno e Ichino che effetto le fanno? «Sull’articolo 18 non sono per niente d’accordo con Ichino, ma è una sua proposta e nel programma non c’è. Non si sconfigge la precarietà abolendo l’articolo 18. Quanto a Calearo, credo che in Veneto sia una buona candidatura: è una terra ricca di imprenditori, funzionerà. Da sindacalista in una multinazionale come la Thyssen sono abituato a trattare con persone come loro e a trovare le soluzioni migliori: continuerò a farlo. Berlusconi nel 2001 si è presentato come presidente operaio: almeno nel Pd ognuno ha il suo ruolo. Io so chiaramente qual è il mio». Bertinotti dice che Calearo e Colaninno sono di troppo… «Nessuno è di troppo, non mi piace la logica delle barricate. Ho incontrato Colaninno e mi è piaciuto come persona». Qualcuno mugugna tra i suoi colleghi? «Qualcuno storce il naso, ma c’è un programma che abbiamo condiviso. E l’ho firmato perché credo possa funzionare». Cosa pensa della candidatura del suo collega Ciro Argentino al posto di Diliberto? «Sono felicissimo per Ciro che conosco da più di 10 anni, anche se a volte ci siamo divisi: siamo nella Rsu della Thyssen insieme, lui della Fiom e io della Uilm. Non condivido come è avvenuta la scelta, è sembrata quasi un’elemosina al mondo operaio, e invece avrebbe dovuto essere una candidatura naturale, soprattutto per la Sinistra arcobaleno». Cosa si sente di dire ai tanti Luigi che a 40 anni ancora non hanno un lavoro stabile? «Che vado in Parlamento per provare a ridare fiducia anche a loro, non per occupare una poltrona ma per cambiare le cose. E con me ci sarà anche Ciro».

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il giorno della memoria

dicembre 6th, 2008

Oggi, 6 dicembre 2008. È passato un anno, 365 giorni di immagini che continuano ad albergare nella mia mente, gelosa custode di ciò che accadde quella tragica notte. Molto è cambiato. Il futuro, i progetti per il domani sono stati portati via, cancellati, rapiti da un destino crudele. Troppo crudele. Il furto di sette anime innocenti è inaccettabile, sotto ogni profilo. La vita, il regalo più bello e più grande, è svanito. Era quasi Natale, ma quando muoiono gli operai non si vedono comete nel cielo. E il ricordo che li fa vivere, nei pensieri, nelle azioni che compiamo. Nelle facce degli sconosciuti che ogni giorno incontriamo ci sembra di rivedere i nostri cari. No, noi non ci arrendiamo alla morte, l’illusione che la loro anima si sia trasferita dona al pensiero momenti di sollievo. La mia vita è cambiata fin da subito, volevo fare qualcosa. Probabilmente quello che, mio malgrado, non sono riuscito a compiere quella notte: salvare le vite dei miei amici. Immediatamente, però, mi sono imposto una missione: la morte dei miei sette angeli non può essere vana. È assurdo, ma questa società ha bisogno di scuotersi per provare a reagire. 1210 morti lo scorso anno lo reclamano.

In questa mia missione, voglio dare delle risposte. Voglio dare il mio contributo perché altri non piangano altre Thyssen. Il dolore insegna che l’unione e la coesione sono la sola medicina. È mutato il mio ruolo in questa società, ma io rimango la stessa persona. Con pregi e difetti, ma sempre gli stessi di prima. Spero che riusciremo a trovare nuovamente quella coesione, che ci ha dato la forza in questi mesi di andare avanti, di affrontare questa nuova vita, svuotata dell’affetto di chi non c’è più, ma riempita della stima e della solidarietà di nuove persone conosciute in questo nuovo percorso. Ho presentato una proposta di legge per istituire proprio per il 6 dicembre la giornata della memoria dei caduti sul lavoro. Una data che è ormai un simbolo. Dovrà servire a «costringere» il Paese, le nostre coscienze addormentate, ad occuparsi sempre, quotidianamente tutti i giorni di salute, sicurezza e dignità delle persone che lavorano. C’è molta ipocrisia attorno a noi, l’indifferenza ed il senso di abitudine alla morte sono le cose più pericolose. Dobbiamo unire le forze per non disperdere le energie in un Paese distratto e soffocato da una grave crisi economica che potrebbe indurre ad abbassare l’asticella dei diritti. Il bisogno di lavoro è forte ed il rischio per molti di perderlo potrebbe portarci ad accettare condizioni incivili pur di lavorare. Dobbiamo evitare questo perché nulla è per sempre ed il diritto alla vita sul lavoro ce lo dobbiamo riconquistare ogni giorno. Ma ecco che il giorno cala, le ombre, il buio, e qui nella mia stanza, dietro le palpebre, i miei occhi rivivono ancora una volta quel maledetto 6 dicembre.

In questa mia missione, voglio dare delle risposte. Voglio dare il mio contributo perché altri non piangano altre Thyssen. Il dolore insegna che l’unione e la coesione sono la sola medicina. È mutato il mio ruolo in questa società, ma io rimango la stessa persona. Con pregi e difetti, ma sempre gli stessi di prima. Spero che riusciremo a trovare nuovamente quella coesione, che ci ha dato la forza in questi mesi di andare avanti, di affrontare questa nuova vita, svuotata dell’affetto di chi non c’è più, ma riempita della stima e della solidarietà di nuove persone conosciute in questo nuovo percorso. Ho presentato una proposta di legge per istituire proprio per il 6 dicembre la giornata della memoria dei caduti sul lavoro. Una data che è ormai un simbolo. Dovrà servire a «costringere» il Paese, le nostre coscienze addormentate, ad occuparsi sempre, quotidianamente tutti i giorni di salute, sicurezza e dignità delle persone che lavorano. C’è molta ipocrisia attorno a noi, l’indifferenza ed il senso di abitudine alla morte sono le cose più pericolose. Dobbiamo unire le forze per non disperdere le energie in un Paese distratto e soffocato da una grave crisi economica che potrebbe indurre ad abbassare l’asticella dei diritti. Il bisogno di lavoro è forte ed il rischio per molti di perderlo potrebbe portarci ad accettare condizioni incivili pur di lavorare. Dobbiamo evitare questo perché nulla è per sempre ed il diritto alla vita sul lavoro ce lo dobbiamo riconquistare ogni giorno. Ma ecco che il giorno cala, le ombre, il buio, e qui nella mia stanza, dietro le palpebre, i miei occhi rivivono ancora una volta quel maledetto 6 dicembre.

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Sull’inceneritore il Pd è strabico

dicembre 4th, 2008

Alessandro Mondo - La Stampa 

L’inceneritore è l’emblema di quanto oggi serva un partito del territorio. Un partito che ragioni senza schematismi e senza pregiudiziali ideologiche».

L’ultima staffilata contro il Pd nazionale arriva da Sergio Chiamparino e chiama in causa l’inceneritore del Gerbido, eletto a metafora della distanza che separa il partito dai problemi del territorio. Problemi reali, soppesati dagli enti locali ma spesso estranei alle logiche di un partito con la testa a Roma. «Ha una visione strabica», rincara il sindaco: cioè è incapace di cogliere il nesso tra le decisioni e le ricadute concrete.

L’ultima goccia riguarda gli incentivi per l’inceneritore, i «certificati verdi», reintrodotti nel decreto sull’emergenza rifiuti fermo alla Commissione Ambiente della Camera grazie al tempestivo emendamento bipartisan approvato su proposta di Stefano Esposito, Pd, e Agostino Ghiglia, An-Pdl. Emendamento sostenuto anche dalla Lega. Si tratta dei contributi previsti per gli impianti che, bruciando anche le parti biodegradabili dei rifiuti, producono energia senza ricorrere ai combustibili fossili. Particolare non trascurabile: le agevolazioni, 18 milioni l’anno, sono state conteggiate nel piano finanziario di Trm e il loro venir meno farebbe impennare la Tarsu.

Ieri la doccia fredda. Il gruppo del Pd alla Camera, escluso Esposito, ha presentato una serie di emendamenti (primo firmatario Ermete Realacci, ministro ombra dell’Ambiente) per impallinare l’articolo 9 del decreto: quello che prevede altre e più robuste agevolazioni (i «Cip6») per le Regioni in emergenza-rifiuti. Vedi la Campania. Ma con l’articolo salterebbero anche i commi collegati: compreso quello che garantiva i «certificati verdi» per il Gerbido. 

Da qui l’insorgere di Ghiglia - «il Pd nazionale presenta emendamenti anti-Torino» - e la rabbia di Esposito: «Lavoro perché il mio partito si ravveda». Ma soprattutto del sindaco, che ha raccomandato l’inceneritore all’attenzione di tutti i parlamentari piemontesi come uno dei punti nodali per combattere la crisi e scongiurare l’emergenza-rifiuti: «Per dirla alla Marchionne, gli incentivi o valgono per tutti o non valgono per nessuno. Da parte del Pd nazionale c’è la sottovalutazione, paradossale, di un problema che si ripercuote sulle tasche dei cittadini. Ecco perché su questa vicenda sono pronto a fare alleanze con tutti».

Buona parte dei parlamentari piemontesi di Pd, Pdl e Lega - da Portas a Boccuzzi, da Rossomando a Calgaro, da Merlo a Marcenaro, da Ghiglia ad Allasia - assicurano che martedì, quando il decreto passerà alla Camera, voteranno a favore degli incentivi. Si vedrà.

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