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Sull’inceneritore il Pd è strabico

dicembre 4th, 2008

Alessandro Mondo - La Stampa 

L’inceneritore è l’emblema di quanto oggi serva un partito del territorio. Un partito che ragioni senza schematismi e senza pregiudiziali ideologiche».

L’ultima staffilata contro il Pd nazionale arriva da Sergio Chiamparino e chiama in causa l’inceneritore del Gerbido, eletto a metafora della distanza che separa il partito dai problemi del territorio. Problemi reali, soppesati dagli enti locali ma spesso estranei alle logiche di un partito con la testa a Roma. «Ha una visione strabica», rincara il sindaco: cioè è incapace di cogliere il nesso tra le decisioni e le ricadute concrete.

L’ultima goccia riguarda gli incentivi per l’inceneritore, i «certificati verdi», reintrodotti nel decreto sull’emergenza rifiuti fermo alla Commissione Ambiente della Camera grazie al tempestivo emendamento bipartisan approvato su proposta di Stefano Esposito, Pd, e Agostino Ghiglia, An-Pdl. Emendamento sostenuto anche dalla Lega. Si tratta dei contributi previsti per gli impianti che, bruciando anche le parti biodegradabili dei rifiuti, producono energia senza ricorrere ai combustibili fossili. Particolare non trascurabile: le agevolazioni, 18 milioni l’anno, sono state conteggiate nel piano finanziario di Trm e il loro venir meno farebbe impennare la Tarsu.

Ieri la doccia fredda. Il gruppo del Pd alla Camera, escluso Esposito, ha presentato una serie di emendamenti (primo firmatario Ermete Realacci, ministro ombra dell’Ambiente) per impallinare l’articolo 9 del decreto: quello che prevede altre e più robuste agevolazioni (i «Cip6») per le Regioni in emergenza-rifiuti. Vedi la Campania. Ma con l’articolo salterebbero anche i commi collegati: compreso quello che garantiva i «certificati verdi» per il Gerbido. 

Da qui l’insorgere di Ghiglia - «il Pd nazionale presenta emendamenti anti-Torino» - e la rabbia di Esposito: «Lavoro perché il mio partito si ravveda». Ma soprattutto del sindaco, che ha raccomandato l’inceneritore all’attenzione di tutti i parlamentari piemontesi come uno dei punti nodali per combattere la crisi e scongiurare l’emergenza-rifiuti: «Per dirla alla Marchionne, gli incentivi o valgono per tutti o non valgono per nessuno. Da parte del Pd nazionale c’è la sottovalutazione, paradossale, di un problema che si ripercuote sulle tasche dei cittadini. Ecco perché su questa vicenda sono pronto a fare alleanze con tutti».

Buona parte dei parlamentari piemontesi di Pd, Pdl e Lega - da Portas a Boccuzzi, da Rossomando a Calgaro, da Merlo a Marcenaro, da Ghiglia ad Allasia - assicurano che martedì, quando il decreto passerà alla Camera, voteranno a favore degli incentivi. Si vedrà.

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I ricercatori hanno diritto alla cassa

novembre 20th, 2008

La Stampa

C’è uno spiraglio per la cassa integrazione straordinaria in favore dei 370 ricercatori scientifici della Motorola: lo apre il deputato Stefano Esposito dopo aver condotto una complessa inchiesta sul fatto che gli ingegneri non avrebbero diritto alla mobilità e alla Cis. «Perché dal 2001 - chiede il parlamentare del Pd - la Motorola Electronics si è equiparata a uno studio professionale, sia esso legale, tecnico o commerciale? E’ sotto il codice 771 (che riguarda tali categorie), che sono stati versati i contributi all’Inps: in quel settore non è prevista la quota dello 0,90 per mobilità e cassa». 

Esposito ha ricostruito i passaggi che la multinazionale americana avrebbe fatto in Italia: «La Motorola spa nel ‘98 ha assunto 90 ingegneri con contratti del Terziario, pagando contributi sotto il codice 723 per il Commercio, che prevede il pagamento dello 0,90»; «Nel 2001 la Motorola ha ceduto il ramo d’azienda di Torino con i 90 dipendenti alla Motorola Electronics (di cui la prima detiene il 90%) dando loro una lettera in cui sostiene che “restano invariate le condizioni”»; 3) «Da allora la Motorola non paga più lo 0,90 nè per i 90 nè per i nuovi assunti, mentre le sedi di Milano e Roma mantengono la collocazione nel Terziario». Esposito chiede ai sindacati di tutelare in ogni sede i lavoratori. Con i parlamentari Bocuzzi e Portas (e il consigliere comunale La Volta), si rivolge al ministro Sacconi affinché conceda la cassa integrazione ai 370 della Motorola di Torino come prevede la legge finanziari approvata dal governo Prodi in caso «di programmi finalizzati alla gestione di crisi occupazionale».

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