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Archive for the ‘PD’ Category

Spot Partito Democratico su Nuovi Pedaggi Autostradali

ottobre 4th, 2010

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PD

Il ritorno di Walter, con molti amici in meno

settembre 20th, 2010

Monica Guerzoni - Corriere della Sera
Gli hanno voluto un gran bene e, giurano, gliene vorranno ancora. Ma non hanno firmato il documento dello strappo, con cui Veltroni ha dichiarato guerra a Bersani. È un ammutinamento «dolce» e un po’ sentimentale quello dei giovani simboli del veltronismo che fu, da Marianna Madia ad Emanuele Fiano, da Federica Mogherini ad Antonio Boccuzzi. «Non mi hanno chiesto di firmare e non lo avrei fatto - confessa l’ onorevole Madia, la bella Marianna che l’ ex segretario volle fortissimamente capolista nel Lazio -. Io mi sento molto veltroniana quando Walter dice no alle correnti, ma adesso non mi riconosco nel progetto che mi aveva affascinato. Perché ha raccolto delle firme per fare ciò che aveva combattuto? Che differenza c’ è tra corrente e movimento?». E il problema non sono tanto i contenuti, che la Madia ritiene «così generici da essere condivisibili da tutti». Il problema, per Emanuele Fiano, sono tempi e modi dell’ operazione. Perché andare a una conta che spacca il Pd? «Non credo che i nostri militanti la prenderanno bene - teme il deputato, esponente di spicco della comunità ebraica -. Non ho dimenticato l’ aria del Lingotto e l’ ottimismo delle primarie 2007, ma non accetto che si mettano i bastoni fra le ruote del segretario, proprio come accadde a Veltroni». L’ amicizia, l’ affetto, in una parola «i sentimenti», non vengono meno. «Walter ha visione» gli riconosce Fiano, ma è deluso: «Mi aspettavo un contributo forte all’ unità, invece di contare il peso di una fazione». Nelle 75 firme non c’ è quella di Dario Franceschini. L’ ex vice di Veltroni lo ha criticato tra i primi e, fatte salve anche qui «la stima e l’ amicizia», gliene ha dette di tutti i colori: no alle conte, basta con il «virus» di chi vuole indebolire il leader… Un no pesante e in sintonia con quello di Piero Fassino, l’ altro leader della minoranza al quale i seguaci di Veltroni e Fioroni, certi che non lo avrebbe sottoscritto, non hanno nemmeno proposto la lettura del documento. A Federica Mogherini, che era nella sua segreteria, Veltroni ha invece voluto parlare di persona, lei gli ha espresso le sue «perplessità» e lo ha invitato a discutere delle debolezze del Pd dentro Area democratica. Nulla di fatto e amici come prima: «Non c’ è un sentimento di rottura, almeno da parte mia». Il no di Antonio Boccuzzi, il superstite della strage alla Thyssen che Veltroni candidò alla Camera, è arrivato a distanza. A lui nemmeno una telefonata: «Mi dispiacerebbe molto se il documento fosse un modo per uscire dal partito. L’ errore di Walter è stato dimettersi da segretario - rimpiange il deputato operaio -. Il Pd era il vestito che gli calzava addosso. Ora spero che continuerà ad abbracciarmi, ogni volta che mi incontra». Altrettanto dolorosa deve essere stata per Veltroni la notizia che l’ eurodeputato Sergio Cofferati non lo seguirà. E così Roberta Pinotti, che fu ministro alla Difesa nel suo governo ombra contro Berlusconi. «Ora Cofferati e Pinotti voltano le spalle a Walter» titolava ieri il Secolo XIX. Un altro eurodeputato, l’ ex volto del Tg1 David Sassoli, si è smarcato sul Riformista contestando a Walter il tradimento delle sue stesse idee: «L’ iniziativa di Veltroni vuol dire, di fatto, abdicare alla missione storica del Pd e metterne in crisi la vocazione maggioritaria». La teoria del «dentro e fuori» allarma Marina Sereni. La vicepresidente del Pd ricorda di aver «combattuto quando era segretario quelli che lo attaccavano», ammette che i problemi ci sono ma è convinta che «non andavano discussi sui giornali». E da Caserta, dove sta conducendo la Festa della legalità, arriva l’ addio dell’ onorevole Pina Picierno: «Io resto con Franceschini. C’ è bisogno di unità…».

PD ,

“IL GOVERNO INTERVENGA CON URGENZA PER SCONGIURARE ALTRE RITORSIONI”

luglio 29th, 2010

“Il Governo intervenga con urgenza al fine di scongiurare altre possibili ritorsioni dei vertici aziendali nei confronti dei lavoratori e si adoperi, per quanto di sua competenza, affinché il ritiro dei licenziamenti da parte del gruppo di Torino sia condizione indispensabile al fine di avviare un serio confronto con le parti in relazione alle decisioni di politica industriale del gruppo Fiat recentemente annunciate, ed evitare l’inasprimento del clima sociale e politico in un momento così delicato per la produzione del settore”: queste le richieste avanzate in un’Interrogazione che il PD ha rivolto al Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali relativamente alle vicende dei cinque lavoratori licenziati dalla Fiat in una sola settimana (in quattro casi si tratta di delegati sindacali: tre della Fiom e uno del coordinamento dello Slai Cobas). L’Interrogazione, presentata da Antonio BOCCUZZI e Stefano ESPOSITO, è stata sottoscritta dai Deputati piemontesi del PD Cesare DAMIANO, Mimmo LUCA’, Giorgio MERLO, Anna ROSSOMANDO, Mario LOVELLI ed Elisabetta RAMPI, e da numerosi altri Parlamentari in rappresentanza di varie Regioni italiane.

Spiegano i Parlamentari del PD: “Il Ministro Sacconi, in relazione agli annunciati licenziamenti ha dichiarato che ‘c’è un clima di relazioni industriali che devono risolvere le parti tra di loro’, sostenendo poi in successive dichiarazioni le motivazioni dell’azienda in riferimento ai ‘gravi episodi di interruzione della produzione’. Fino ad ora il Governo non si è mai messo nella condizione di poter chiedere chiare garanzie occupazionali per i lavoratori interessati e per scongiurare la delocalizzazione produttiva, anche al fine di mantenere i poli di ricerca e innovazione che hanno reso la nostra industria automobilistica tra i leader mondiali del settore. Solo in seguito dell’annuncio dei vertici Fiat di spostare parte della produzione in Serbia il Ministro del lavoro ha convocato un tavolo delle parti a Torino”.

On. Antonio BOCCUZZI

On. Stefano ESPOSITO

Deputati PD Piemonte

TESTO DELL’INTERROGAZIONE

Per sapere, premesso che

sono cinque i di lavoratori licenziati dalla Fiat in una sola settimana, ed in quattro casi si tratta di delegati sindacali: tre della Fiom ed uno del coordinamento dello Slai Cobas;

una situazione di tensione che si è determinata tra l’azienda, i lavoratori e i sindacati, a seguito del referendum del 22 giungo svoltosi presso lo stabilimento di Pomigliano dove il 40 per cento dei lavoratori ha detto ‘no’ all’accordo separato tra Fiat e sindacati Cisl e Uil;

i licenziamenti sono partiti il 13 luglio, quando un delegato della Fiom di Mirafiori – Pino Capozzi - ha ricevuto una lettera di sospensione per aver usato l’e-mail aziendale per diffondere un volantino di solidarietà agli operai di Pomigliano, alla vigilia del referendum, da parte dei lavoratori di Tichy, lo stabilimento polacco dove attualmente si produce la Panda ; nella lettera si contestava l’utilizzo del mezzo aziendale per l’invio della mail ma soprattutto di aver minato l’azienda, aver rotto il rapporto di fiducia e di aver denigrato l’azienda e chi ne rappresenta il vertice

il venerdì successivo, l’ultimo giorno di sospensione, il lavoratore si recava in azienda a fornire giustificazioni verbali;

in maniera anomala rispetto alle consuetudini, anziché ricevere una racc. A/R o un telegramma, il giorno successivo alle ore 10.00 una telefonata da parte dell’ufficio personale invitava il lavoratore a presentarsi in azienda senza usare il badge e senza andare in ufficio. Una volta recatosi presso l’Ufficio del personale al lavoratore veniva notificata la lettera di licenziamento con le stesse identiche motivazioni della sospensione nonostante le giustificazioni;

il 14 e’ stata la volta di tre operai del reparto montaggio della Fiat di Melfi (Potenza), due dei quali delegati sindacali accusati dall’azienda di aver bloccato un carrello robotizzato, durante un corteo interno , mentre qualche giorno più tardi la lettera di licenziamento veniva inviata ad un lavoratore dello stabilimento di Termoli;

pochi giorni dopo l’invio di tali provvedimenti i vertici della Fiat hanno annunciato la possibilità di destinare la produzione della nuova monovolume, anziché agli stabilimenti Mirafiori di Torino a nuovi impianti da realizzare in Serbia;

il Ministro Sacconi, in relazione agli annunciati licenziamenti ha dichiarato che “ c’e’ un clima di relazioni industriali che devono risolvere le parti tra di loro:”, sostenendo poi in successive dichiarazioni le motivazioni dell’azienda in riferimento ai “gravi episodi di interruzione della produzione;

fino ad ora il Governo non si è mai messo nella condizione di poter chiedere chiare garanzie occupazionali per i lavoratori interessati e per scongiurare la delocalizzazione produttiva, anche al fine di mantenere i poli di ricerca e innovazione che hanno reso la nostra industria automobilistica tra i leader mondiali del settore;

solo in seguito dell’annuncio dei vertici Fiat di spostare parte della produzione in Serbia il Ministro del lavoro ha convocato un tavolo delle parti a Torino.

Se non ritenga di dover intervenire con urgenza al fine di scongiurare altre possibili ritorsioni dei vertici aziendali nei confronti dei lavoratori ;

se non ritenga, di doversi adoperare, per quanto di sua competenza, affinché il ritiro dei licenziamenti da parte del gruppo di Torino sia condizione indispensabile al fine di avviare un serio confronto con le parti in relazione alle decisioni di politica industriale del gruppo Fiat recentemente annunciate, ed evitare l’inasprimento del clima sociale e politico in un momento così delicato per la produzione del settore.

PD , ,

lettera a Stefano Esposito

aprile 24th, 2010

Caro Stefano
ho letto con attenzione le riflessioni che hai voluto condividere con noi, ovviamente approvo in toto le tue considerazioni partendo dalla tua analisi dai grandi cambiamenti che FIAT sta vivendo poi, credo che questa opportunità di dibattito debba sollecitare tutti noi ad un’attenzione maggiore proprio ai temi del lavoro, ma non solo.
Dopo quanto accaduto ieri durante la direzione del PdL, sono convinto che all’interno del nostro partito, sia indispensabile al più presto una profonda disamina degli eventi e la ricerca condivisa che possa portare alla soluzione di attriti e incomprensioni che lasciano trasparire all’esterno anche il nostro, come un partito litigioso,su cui difficilmente si può puntare per un rilancio del Paese.
Fatto questo e trovata una linea politica vera, condivisa e percorribile, credo che potremmo davvero iniziare il cammino che ci porti ad essere il partito leader di una alternativa seria, il motore trainante di una coalizione che seppur eterogenea, sia unita e che porti avanti una proposta univoca.
Non ho mai creduto nella politica urlata, quindi a mio avviso è indispensabile chiarire al sig. Di Pietro a quale progetto sta aderendo e se voglia davvero “uniformarsi” allo stesso o continuare a gareggiare con i grillini, su chi rappresenta le istanze del popolo di sinistra o meglio ancora dei lavoratori.
Caro Stefano
io e te abbiamo vissuto in prima persona la demagogia di don Tonino, la strumentalità nell’utilizzare i lavoratori di Eutelia, lo sprolocquio all’insegna dello spot, insomma anche in questo caso io vedo un cantiere elettorale aperto 12 mesi l’anno, stile “cavaliere”, certo che avremo insieme a tutti coloro che stanno condividendo questa email, l’opportunità di confrontarci su molti dei temi da te proposti, ma permettimi di chiudere con un breve cenno sull’esigenza e sul dovere che ha il PD di essere il partito del lavoro e soprattutto il partito dei lavoratori.
Ho apprezzato e condiviso l’idea del nostro segretario nazionale, protagonista di una mattina davanti ai cancelli della Fiat.
Ricordiamoci però che quei cancelli salvo i periodi di cassa integrazione, sono aperti tutto l’anno, e che sarà opportuno tornarci più spesso, con le proposte del nostro partito, così come è indispensabile tornare nei mercati, insomma tra la gente, farlo fin da subito e farlo spesso, non più come ahimè spesso accade in prossimità di un appuntamento elettorale.
Grazie ancora di questo spazio; voglio dare il mio contributo e lo voglio fare in maniera convinta, perchè come cantava Gaber: la libertà non è star sopra un albero, non è neanche il volo di un moscone, la libertà non è uno spazio libero, libertà è PARTECIPAZIONE.

PD, boccuzzi ,

THYSSENKRUPP: NIENTE CIG PER LAVORATORI PARTI CIVILI. BOCCUZZI, RICATTO

febbraio 23rd, 2010

(ASCA) - Torino, 22 feb - Si e’ concluso con un nulla di fatto l’incontro di oggi, tra sindacati azienda e Regione Piemonte, per la ventina di dipendenti dello stabilimento torinese della Thyssenkrupp per pochi giorni ancora in cassa integrazione straordinaria. Lo riferisce il parlamentare del Pd Antonio Boccuzzi che sottolinea: ‘L’incontro era finalizzato alla richiesta della cassa integrazione in deroga, ma l’azienda ha condizionato l’avvio della pocedura, cosi’ come un eventuale incentivo allesodo, alla rinuncia da parte dei lavoratori alla costituzione di parte civile nel processo per i sette morti del 2007′.

‘Si tratta di un ricatto - prosegue Boccuzzi -, anzi di un’estorsione nei confronti di lavoratori che per avere un diritto devono sacrficarne un altro. E questo avviene in un momento di crisi profonda per l’occupazione. Non offrire a questi dipendenti l’opportunita’ della Cig in deroga vuol dire metterli su una strada’. Gia’ nel 2008 la Thyssenkrupp aveva richiesto a Torino, in cambio dell’incentivo all’esodo, un ‘accordo tombale’, che escludeva per il futuro qualsiasi contenzioso con i dipendenti che lasciavano l’azienda.

PD, lavoro, thyssen , ,

Processo Breve: “Con ddl pugno in faccia a vittime Thyssen Krupp”

gennaio 23rd, 2010

“L’approvazione del ddl sul processo breve sarebbe un pugno in faccia per migliaia e migliaia di vittime del lavoro che non vedrebbero giustizia”. E’ la denuncia del deputato democratico Antonio Boccuzzi, superstite del rogo delle acciaierie Thyssen Krupp che annuncia: una vera e propria ‘battaglia parlamentare’ sul tema. “Lo stesso processo per le vittime della Thyssen Krupp - spiega Boccuzzi - potrebbe essere profondamente colpito dall’approvazione del provvedimento visto che, a quanto pare, rimarrebbe come imputato solo l’ad dell’azienda che è l’unico per cui la condanna potrebbe essere superiore ai 10 anni. Ne verrebbe fuori un verdetto incompleto che non tiene conto delle legittime aspettative delle vittime e di tutti i familiari. Mi auguro che la maggioranza risponda all’appello del presidente della Camera, Gianfranco Fini e modifichi concretamente il provvedimento. Personalmente - conclude Boccuzzi - lavorerò per cambiamenti radicali che impediscano questa colossale ingiustizia”.

PD, società

Processo breve? E’ lo scempio della giustizia

gennaio 21st, 2010

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PD , ,

Poste Italiane e Camera dei Deputati abbandonano Eutelia

gennaio 12th, 2010

Attraverso una comunicazione ufficiale, Gianni Letta, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, aveva chiesto agli enti pubblici di non disdire i contratti con l’ex Eutelia, oggi Agile. L’avviso, secondo quanto denunciato dai sindacati e dai lavoratori, da mesi ormai senza stipendio, sembrerebbe non essere stato però ascoltato. Dopo la disdetta del contratto della Rai con Agile, decisione contro la quale si era schierato il deputato Antonio Boccuzzi che si era incatenato ai cancelli della sede di Torino, anche le Poste Italiane e laCamera dei Deputati ha disdetto l’appalto alla ormai storica azienda informatica in crisi.

Il provvedimento che interrompe il contratto di commitenza con l’operatore telefonico di Arezzo rischia di diventare quello che viene definito il colpo di grazia per l’azienda, vanificando così i duri sacrifici ai quali si sono sottoposti i lavoratori che ora rischiano il licenziamento.

Da oltre due mesi infatti, gli operai lavorano ininterrottamente senza percepire alcuno stipendio, al fine di permetere all’azienda di ritardare quello che ormai sembra l’inevitabile fallimento. Il Partito Democratico ha presentato, proprio per scenari similari, una legge.

Attraverso tale normativa l’azienda può evitare di chiedere la cassa integrazione, evitando così i licenziamenti ma allo stesso tempo sospendendo la corrispondenza di uno stipendio, cercando così di assicurare una dignitosa possibilità sopravvivenza per i lavoratori.

via Crisi Tv

PD, crisi finanziaria, lavoro , ,

Per Eutelia scende in campo Bersani: emendamento per garantire il salario ai 311 dipendenti

dicembre 30th, 2009

STEFANO PAROLA - Repubblica

PININFARINA e Agile-Eutelia, due grane in cerca di soluzione. La prima è a un passo dalla risoluzione. Restano da limare gli ultimi dettagli, ma il 31 dicembre arriverà la firma che sancirà il definitivo passaggio dello stabilimento di Grugliasco alla De Tomaso di Gian Mario Rossignolo. La seconda appare ancora lontana, ma il Partito democratico tenterà di mettere una pezza proponendo un emendamento al decreto Milleproroghe che, se approvato, garantirà lo stipendio ai 311 dipendenti di Torino e Ivrea.L´affare Pininfarina-De Tomaso sta arrivando a una conclusione dopo un percorso tortuoso. Anche perché i soggetti in campo sono tre: la storica carrozzeria, che per sopravvivere deve vendere lo stabilimento di Grugliasco alla Regione (tramite Finpiemonte partecipazioni), che a sua volta deve affittarlo alla società di Gian Mario Rossignolo, che si farà carico di 900 addetti ex Pininfarina. Così è successo che il designer di Cambiano (e soprattutto le banche creditrici) ritenesse troppo bassa l´offerta dell´amministrazione regionale, situazione poi risoltasi con una marcia indietro. O che l´ex manager Telecom chiedesse garanzie sulla gestione della centrale elettrica dello stabilimento.

Alla fine, però, quasi tutti i tasselli sono finiti al loro posto. Ora ne rimangono due: Finpiemonte partecipazioni chiede alla De Tomaso qualche dettaglio in più sulle sue fidejussioni bancarie, l´ex manager Telecom vuole capire se riceverà proprio tutti i soldi che ha chiesto alla Regione per le attività di ricerca. Dettagli che verranno limati oggi, tant´è che l´assessore Andrea Bairati, l´ad di Pininfarina Silvio Angori e Gian Mario Rossignolo (che si sono incontrati già ieri) danno per scontata la chiusura dell´affare.

Più complicata la situazione dei 139 dipendenti di Torino e i 172 di Ivrea della Agile (la ex Eutelia, oggi nel gruppo Omega). Ora l´azienda di tecnologie informatiche è nelle mani di tre custodi giudiziari, ma fino a febbraio non scatterà l´amministrazione straordinaria. Quindi né ammortizzatori sociali né stipendi, che del resto non si vedono da luglio. Così il Pd, incalzato dai deputati Stefano Esposito e Antonio Boccuzzi, ha presenterà un emendamento al cosiddetto decreto Milleproroghe per istituire un fondo che garantisca lo stipendio a quei lavoratori che, come nel caso dell´Agile, non vengono pagati da almeno quattro mesi ma che non possono accedere agli ammortizzatori. E il primo firmatario sarà proprio il segretario Pierluigi Bersani.

Se approvata, la proposta diventerà efficace da fine febbraio, ma il responsabile lavoro del Pd, Stefano Fassina, si augura che «il governo faccia sua l´iniziativa inserendo la misura nel decreto Sviluppo che verrà varato a metà gennaio». Succederà? Da parte del senatore Pdl Gilberto Pichetto arriva un´apertura, ma anche una precisazione: «La questione va affrontata, anche perché ci sono lavoratori Omega che rischiano di non rientrare nell´amministrazione straordinaria. Però gli strumenti esistono già: una norma nella Finanziaria del 2003 permette di estendere in via sperimentale la cig in deroga ai settori non coperti».

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Incatenati alla Rai “L’azienda non rinunci alle commesse Eutelia”

dicembre 23rd, 2009

MARINA CASSI - La Stampa

Sono arrivati alle undici di mattina con al seguito un funzionario di polizia. I deputati del Pd Stefano Esposito e Antonio Boccuzzi con il consigliere comunale Enzo Lavolta. Sono entrati nel palazzone della Rai di via Verdi, hanno salito la breve scaletta, raggiunto la balaustra che divide il grande atrio dove campeggia un argenteo albero di natale e si sono incatenati. Protestano perché il consiglio di amministrazione della Rai ha deciso lunedì di disdettare il contratto con Agile-Eutelia proprio alla vigilia della riunione del Tribunale a Roma che deciderà quasi sicuramente l’avvio della amministrazione straordinaria. E annunciano: «Non ci muoviamo da qui finché la Rai non cambia idea». Abbarbicati a quella balaustra hanno passato tutta la giornata e anche la notte. A sera sono arrivati il presidente della Provincia Saitta con l’assessore Chiama a portare la loro solidarietà.

Nel pomeriggio la Rai ha emesso un comunicato che recita: «Non avendo ricevuto le necessarie garanzie e avendo verificato gravi inadempienze ha dovuto rescindere il contratto per poter garantire il servizio». Precisa che «la Ibm si è impegnata a favorire l’assorbimento del maggior numero degli ex dipendenti di Eutelia che erano impegnati nel lavoro per la Rai».

I due deputati insorgono: «Così si ammazza la Agile; se si sfilano le commesse si taglia il futuro di tutti questi lavoratori. Il contratto per 6,4 milioni sarebbe scaduto a settembre 2010; hanno già passato la commessa alla Ibm per 2 milioni per 10 mesi».

Hanno scelto Torino perché è nel palazzo di via Verdi che lavorano 27 dipendenti Agile al servizio di posta elettronica e alla collocazione dei programmi sul sito Rai. Altri 20 sono impiegati nelle sedi romane. Esposito e Boccuzzi seguono - anche con vivaci interpellanze alla Camera - la lunga, drammatica vertenza della Agile che da mesi non paga i suoi oltre 10 mila addetti in Italia, dopo una serie impressionante di cambi negli assetti proprietari. Dicono: «È uno scandalo il comportamento della Rai. Al tavolo ministeriale il sottosegretario Letta aveva garantito che la Agile non sarebbe stata svuotata delle commesse, almeno quelle pubbliche, che sono il futuro».

I tre vengono raggiunti da un gruppo di dipendenti della Agile con le ormai caratteristiche maschere bianche da invisibili sul viso. Sono esasperati perché da mesi lavorano, si pagano le spese di benzina e non prendono un euro di stipendio.

Annunciano che passeranno il Natale in fabbrica - sia a Torino sia a Ivrea - e sperano che oggi il Tribunale decida per l’amministrazione straordinaria: «Solo così abbiamo una possibilità di uscire da questo incubo». Il consigliere Lavolta ricorda che «mentre gli enti locali stanno vicino a questi lavoratori cercando anche di anticipare loro gli stipendi una azienda pubblica sfila la commessa con grande senso di irresponsabilità». Federico Bellono della Fiom ricorda che la richiesta di amministrazione straordinaria «serve per tutelare i lavoratori e garantire il mantenimento delle commesse esistenti».

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