Archive

Archive for the ‘thyssen’ Category

PRESIDIO LAVORATORI THYSSENKRUPP

febbraio 26th, 2010

Siamo giunti al quarto giorno di presidio sotto al palazzo della Regione Piemonte. I lavoratori protestano a oltranza da lunedì, contro l’arrogante richiesta da parte della ThyssenKrupp di concedere la cassa integrazione in deroga in cambio della firma di un verbale di conciliazione che comporta una vera e propria rinuncia a partecipare al processo.
Respingiamo con forza questa ulteriore intimidazione, e allo stesso tempo il tentativo di umiliare chi in questo momento non solo soffre per i postumi di quanto accaduto nella notte tra il 5 e il 6 dicembre 2007, ma paga anche il prezzo di un’enorme difficoltà nel trovare una nuova occupazione.
In un periodo di crisi come quello attuale, che attanaglia il Paese e la nostra Regione in particolare, occorrono una forte reazione e una decisa presa di posizione da parte di tutte le Istituzioni, locali e nazionali. E’ inaccettabile una richiesta tanto aberrante, che vuol far passare un unico messaggio: ai potenti tutto è concesso ai danni dei più deboli.
E’ singolare che la stessa azienda, che ha cercato immediatamente dopo la tragedia di scaricare le colpe sui lavoratori deceduti e nel corso del processo si è distinta per aver cercato di indurre alcuni dipendenti a fornire false testimonianze, continui a ricattare chi è rimasto senza un lavoro e lotta per riaverlo.
Invitiamo i cittadini e tutti i parlamentari e i politici piemontesi, di ogni schieramento, a partecipare al presidio in piazza Castello, domani venerdì 26 febbraio, alle ore 17.00, orario previsto per l’ultimo incontro tra i vertici della ThyssenKrupp, gli esponenti della Regione Piemonte, le organizzazioni sindacali e i lavoratori, prima della scadenza della cassa integrazione straordinaria.

On. Antonio BOCCUZZI
Deputato PD Piemonte

thyssen , , ,

THYSSENKRUPP: NIENTE CIG PER LAVORATORI PARTI CIVILI. BOCCUZZI, RICATTO

febbraio 23rd, 2010

(ASCA) - Torino, 22 feb - Si e’ concluso con un nulla di fatto l’incontro di oggi, tra sindacati azienda e Regione Piemonte, per la ventina di dipendenti dello stabilimento torinese della Thyssenkrupp per pochi giorni ancora in cassa integrazione straordinaria. Lo riferisce il parlamentare del Pd Antonio Boccuzzi che sottolinea: ‘L’incontro era finalizzato alla richiesta della cassa integrazione in deroga, ma l’azienda ha condizionato l’avvio della pocedura, cosi’ come un eventuale incentivo allesodo, alla rinuncia da parte dei lavoratori alla costituzione di parte civile nel processo per i sette morti del 2007′.

‘Si tratta di un ricatto - prosegue Boccuzzi -, anzi di un’estorsione nei confronti di lavoratori che per avere un diritto devono sacrficarne un altro. E questo avviene in un momento di crisi profonda per l’occupazione. Non offrire a questi dipendenti l’opportunita’ della Cig in deroga vuol dire metterli su una strada’. Gia’ nel 2008 la Thyssenkrupp aveva richiesto a Torino, in cambio dell’incentivo all’esodo, un ‘accordo tombale’, che escludeva per il futuro qualsiasi contenzioso con i dipendenti che lasciavano l’azienda.

PD, lavoro, thyssen , ,

ISTITUZIONE GIORNO DELLA MEMORIA DELLE VITTIME SUL LAVORO

febbraio 11th, 2010

Immagine anteprima YouTube

Conferenza Stampa di presentazione della proposta di legge: “Istituzione del Giorno della memoria delle vittime sul lavoro e altre disposizioni per l’informazione sui problemi della sicurezza sul lavoro”. L’evento, moderato da Santo DELLA VOLPE, è stato organizzato da Articolo 21 liberi di - Una Carovana per il lavoro sicuro. Roma, 10 febbraio 2010 - Camera dei Deputati - Sala Mappamondo

thyssen , ,

Processo breve, una legge contro le vittime!

gennaio 31st, 2010

Se il processo breve avrà il via libera della Camera processi come Thyssen Krupp, Parmalat e quelli a tutela dei terremotati abruzzesi cadranno nel vuoto. La magistratura protesta disertando l’inaugurazione dell’anno giudiziario. PD: “Maggioranza modifichi la legge”.
Rimarranno senza tutela e senza giustizia. Saranno il sacrificio personale di un uomo accecato dall’idea di evitare che le leggi facciano il loro corso. E saranno in tanti. Vittime della , del crack Parmalat, dei crolli di alcune strutture pubbliche nel corso del terremoto abruzzese, ma anche di reati come violenze fisiche e sessuali, furti, truffe. Nessuno di lorò avrà giustizia se il processo breve diventerà legge.
È Antonio Boccuzzi, esponente PD e superstite del rogo alle acciaierie Thyssen Krupp, a spiegare che “l’approvazione del ddl sul processo breve sarebbe un pugno in faccia per migliaia e migliaia di vittime del lavoro che non vedrebbero giustizia”. Il deputato annuncia “una vera e propria ‘battaglia parlamentare’” sul provvedimento approvato in settimana al Senato. Lo stesso processo per le vittime della Thyssen Krupp potrebbe essere profondamente colpito dall’approvazione del provvedimento visto che, a quanto pare, rimarrebbe come imputato solo l’ad dell’azienda che e’ l’unico per cui la condanna potrebbe essere superiore ai 10 anni. Ne verrebbe fuori un verdetto incompleto che non tiene conto delle legittime aspettative delle vittime e di tutti i familiari. Mi auguro che la maggioranza risponda all’appello del presidente della Camera e modifichi concretamente il provvedimento. Personalmente lavorero’ per cambiamenti radicali che impediscano questa colossale ingiustizia”.
Il processo breve non convince nessuno, neanche i terremotati di L’Aquila, che si sono uniti alle proteste dei magistrati in occasione dell’apertura dell’anno giudiziario. La capogruppo del Pd nella commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti, chiede provocatoriamente: “Anche familiari delle vittime del terremoto stanno facendo campagna elettorale e stanno seguendo le ‘improvvide’ indicazioni delle associazioni dei magistrati? La protesta di oggi dei comitati dei familiari delle vittime della Casa dello studente e del Convitto nazionale dell’Aquila è la dimostrazione che è forte e diffusa nella società italiana la preoccupazione sugli effetti devastanti sul processo breve. Quel testo va ritirato perché è una presa in giro. Il titolo del provvedimento non corrisponde minimamente al suo contenuto: non si tratta di rendere la giustizia più efficiente e veloce, quanto di gettare al macero centinaia di migliaia di processi e quindi di calpestare le legittime aspettative di giustizia delle vittime. La partecipazione del guardasigilli sabato a L’Aquila potrebbe essere l’occasione per una resipiscenza e quindi per un ritiro definitivo del ddl sul processo breve. I cittadini non vogliono processi monchi, chiedono giustizia”.
In fibrillazione anche e soprattutto il mondo della giustizia. 30 gennaio, data conclusiva dalle quattro giornate di inaugurazione dell’anno giudiziario. Ma quest’anno i magistrati non ci saranno. Le cerimonie di inaugurazione iniziate ieri a L’Aquila e previste in tutta Italia fino a sabato lasceranno il posto ad una protesta composta, ma massiccia. I magistrati si presenteranno nelle 26 Corti di Giustizia con la toga e una copia della Costituzione, simboli dell’orgoglio e della dignità troppo spesso negati alla loro professione. Secondo quanto deciso e comunicato dall’Associazione nazionale magistrati, i togati abbandoneranno le aule durante il discorso del rappresentante del ministero della Giustizia, rientrando soltanto a relazione conclusa.
I presidenti delle sezioni locali dell’Associazione leggeranno il documento predisposto dai vertici del ’sindacato delle toghe’ e alla fine del suo intervento mostreranno una copia del dossier “Le verità dell’Europa sui magistrati italiani”, che verrà poi consegnata al presidente della corte d’Appello. Contemporaneamente i rappresentanti della giunta locale distribuiranno ai presenti copie del dossier. Conclusa la cerimonia, ogni giunta locale dell’Anm organizzerà una conferenza stampa nella quale, oltre a illustrare il documento e il dossier, si esporranno le particolari situazioni del distretto.
Nel documento i togati ribadiscono la propria ostilità “ad un costume politico che ha reso pratica quotidiana l’insulto e il dileggio, (…)ogni giorno siamo costretti ad ascoltare invettive e aggressioni nei confronti dei magistrati. ‘Cloaca’, ‘cancro’, ‘metastasi’, ‘disturbati mentali’, ‘plotoni di esecuzione’ sono solo alcune delle espressioni utilizzate dal capo del governo e da esponenti politici di primo piano nei confronti della magistratura. I magistrati non sono parte di un conflitto e non sono contrapposti a nessuno. Per questo diciamo basta alle aggressioni”. L’Anm punta l’indice anche contro “la ‘campagna mediatica’ condotta da taluni organi di stampa contro i magistrati”, che “si alimenta di dati e informazioni false e che dipinge i magistrati come fannulloni strapagati, unici responsabili del dissesto del sistema giudiziario”. Per contrastarla l’Anm ha pubblicato e diffuso dati ufficiali del rapporto della Commissione europea (CEPEJ) che “smentiscono in maniera oggettiva queste menzogne”, un dossier che sarà distribuito durante le cerimonie di sabato prossimo.
“Basta con riforme distruttive del sistema giudiziario - continua il documento -”con leggi prive di razionalità e di coerenza, pensate esclusivamente con riferimento a singole vicende giudiziarie e che hanno finito per mettere in ginocchio la giustizia penale in questo Paese”. Il testo si dilunga poi in esempi di irrazionalità legislativa messi in campo dal governo in questi anni, a cominciare dal processo breve: già con la Legge ex Cirielli - scrivono le toghe - “il numero di processi che si chiudono con la prescrizione è balzato alla impressionante cifra di 170.000 l’anno”; ma questi aumenteranno “in maniera esponenziale” se dovesse diventare il ddl sul processo breve “che ridurrà il processo penale ad una tragica farsa e determinerà un rischioso disordine organizzativo con effetti pregiudizievoli sulla tutela dei diritti dei cittadini anche nel settore civile. Rispettiamo l’autonomia del Parlamento ma è nostro dovere segnalare alla politica gli effetti e le ricadute che singoli provvedimenti legislativi possono avere sul sistema. Sentiamo pertanto il dovere di dire che se dovessero essere approvate anche la riforma delle intercettazioni e la riforma del processo penale proposte dal Governo e in discussione in parlamento, non sarebbe in nessun modo possibile assicurare giustizia in questo Paese”. L’Anm conclude chidendo riforme “vere” , quelle che cioè servono a rendere più celeri i giudizi. Le toghe sollecitano la revisione delle circoscrizioni giudiziarie; la riforma delle procedure nel civile e nel penale, per togliere alla parte “che ha interesse al prolungamento del processo la possibilità di ‘abusare’ dei diritti per sottrarsi alle proprie responsabilità, l’informatizzazione dei processi, la depenalizzazione dei reati minori e la introduzione di pene alternative al carcere. Inoltre si sollecitano investimenti sul personale amministrativo, sulla riqualificazione, sull’innovazione informatica; risorse e mezzi “adeguati alla gravità della situazione”.
Ma non saranno solo i magistrati a protestare. Anche l’Aiga, l’associazione dei giovani avvocati, annuncia la diserzione alle inaugurazioni di questi giorni etichettando il tutto come “sterile liturgia” che ignora i problemi della giustizia e della categoria forense. A motivare concretamente la protesta dei giovani avvocati, il rallentamento in Parlamento dell’esame della legge di riforma dell’ordinamento forense, a fronte della rapidità di altre leggi come quella sul processo breve.

via Politicamente Corretto

boccuzzi, thyssen ,

La Paura della Verità

ottobre 28th, 2009

Finalmente ieri sembrava giunto il momento e l’opportunità per ascoltare dalla viva voce dell’ad Harald Espenhahn, le motivazioni che hanno spinto la ThyssenKrupp a dismettere lo stabilimento di Torino, di conseguenza tutte le modifiche all’organizzazione del lavoro e la riduzione delle manutenzioni sulle macchine. La sua voce non si è fatta attendere, ma queste risposte sono state sostituite dalla lettura di una lettera in cui si evidenziava la difficoltà a comprendere la lingua italiana e la conseguente indisponibilità a sottoporsi all’esame. Tutto questo si riflette sull’andamento del processo, tanto che è stata cancellata la prossima udienza, prevista per il 29 ottobre, di conseguenza si allungano i tempi. È esplicita la volontà di perdere tempo; sulla comprensione della lingua italiana, sono stati molti i tentativi da parte del collegio di difesa di far arenare il processo, ma fortunatamente questa è stata un’eccezione mai accolta, fin dalla fase preliminare. Mi lascia quindi perplesso questo squallido tentativo perpetrato ancora oggi. Confido che nell’udienza del4 novembre, quando all’imputato sarà concessa la possibilità di avere il supporto di un interprete, si possano comprendere le motivazioni che hanno creato nello stabilimento di Torino una situazione di abbandono ed inadeguatezza degli impianti che hanno permesso che sette lavoratori perdessero la vita in modo brutale. Infine, vorrei sottolineare che ho avuto occasione, insieme alle altre RSU sia dello stabilimento di Torino, che di Terni, nonché delle segreterie sindacali territoriali e nazionali, di ascoltare il dottor Espenhahn parlare un italiano fluido e forbito anche dal punto di vista tecnico, come nell’occasione in cui venne comunicata la chiusura del nostro sito, lo stesso illustrò le condizioni che avevano portato a quella decisione,rispondendo anche alle domande che furono poste, senza la presenza di alcun interprete.

lavoro, thyssen

Mirano a scaricare la colpa sugli operai

aprile 21st, 2009

SARAH MARTINENGHI - Repubblica

Proprio come in aula, accusa e difesa assumono posizioni diverse e contrastanti a proposito della possibile modifica al testo unico sulla sicurezza dei lavoratori con l´introduzione della norma soprannominata «salva-dirigenti». C´è chi la vede con grande preoccupazione come l´unico sopravvissuto Antonio Boccuzzi, chi come una vergogna, come i parenti degli operai deceduti nel rogo. Ma per l´avvocato difensore Ezio Audisio non c´è alcuna polemica da sollevare, in quanto la modifica non farebbe altro che sottolineare principi normativi già presenti e garantiti dal nostro ordinamento giuridico. 

Per la difesa dei dirigenti Thyssen, il dibattito sull´articolo 15 bis, secondo cui «non impedire un evento equivale a cagionarlo» a meno che «l´evento non sia imputabile ai lavoratori», non influirebbe direttamente sul processo per il rogo in cui morirono sette operai. «A mio parere - spiega l´avvocato Audisio - il processo è in una fase arretrata, in cui non abbiamo ancora raccolto elementi sufficienti per accertare le responsabilità. Se questa norma entrasse in vigore non scatterebbe in automatico, quindi non vedo alcuna incidenza sul caso specifico. Non credo sia il caso di destare questi allarmi, in fondo non cambia molto rispetto a prima: è un principio codificato anche oggi che, se il lavoratore è colpevole esclusivo dell´evento, il soggetto che ricopre una posizione di garanzia viene esonerato dalla responsabilità. La modifica rende solo più esplicito questo principio». «Nel nostro processo - aggiunge Thyssenkrupp - viene contestato l´omicidio doloso: è un´accusa infondata ed esagerata, ma non stiamo discutendo della responsabilità esclusiva. Certo il fatto che siano tutti preoccupati non può che farci piacere, perché significa che ci stiamo difendendo bene». 

Di tutt´altra opinione l´ex operaio parlamentare Antonio Boccuzzi: «Sono molto preoccupato. Oggi noi del Pd abbiamo un seminario proprio su questo tema, per discutere su cosa possiamo fare in commissione per bloccare queste modiche. Eravamo disposti a discutere modifiche tecniche ma qui il discorso è nel merito: si tratta di una riduzione di sanzione che potrebbe inficiare ciò che Guariniello ha fatto di buono e mettere in discussione l´impianto accusatorio, cancellando la responsabilità dell´amministratore delegato. Già nelle ultime udienze, seppur in maniera elegante, la difesa ha insinuato il dubbio che noi fossimo intervenuti in ritardo nello spegnere l´incendio. La preoccupazione riguarda il sistema in generale, sembra proprio una norma ad hoc salva manager». 

Sconcertati e preoccupati anche i parenti delle vittime. «È una schifezza - dice Carmelo De Masi, padre di Giuseppe - nessuno di loro voleva morire, non facevano i pompieri, se io fossi responsabile dell´azienda avrei detto a tutti di scappare. Speriamo che questa norma non entri in vigore, noi all´udienza di oggi ne parleremo tra familiari». «Non esiste proprio - commenta Sabrina Torrente, vedova di Angelo Laurino - chi fa queste leggi non si vergogna? Ci rimette solo l´operaio, e i familiari che rimangono a piangerlo. Vorrei proprio parlarci io con chi emette queste leggi, mi piacerebbe guardarlo in faccia e chiedergli se non si vergogna».

boccuzzi, sicurezza, thyssen, torino

processo Thyssen

gennaio 16th, 2009

Leggo spesso e volentieri Futura.to.it, giornale universitario online, oggi ho trovato qualcosa che mi riguarda, se vi interessa, trovate QUI l’articolo

thyssen

Quattro operai tra i giudici della Thyssen

gennaio 6th, 2009

 

SARAH MARTINENGHI - LORENZA PLEUTERI  Repubblica

 

Onorevole Antonio Boccuzzi, tra i giudici popolari del processo Thyssen ci saranno anche degli operai: come lei, come le sette persone che sono morte nel rogo. Che ne pensa?

«Sicuramente sono in grado di capire, perché ne hanno esperienza, perché la conoscenza è diretta, in che condizioni si può essere costretti a lavorare in una fabbrica».

Farà la differenza?

«No, non credo affatto che un professore o un commerciante possano essere da meno. Penso che tutti i giudici popolari, indipendentemente dalla estrazione sociale e dalla professione, siano all´altezza del compito che si richiede loro, in un processo che sarà durissimo e atipico. Chiunque ormai ha acquisito una sensibilità particolare per i temi che riguardano la sicurezza sul lavoro. L´attenzione è per così dire “trasversale”, prescinde dall´età, dall´occupazione, dalla formazione».

La strage alla Thyssen, purtroppo, è stata uno spartiacque. O no?

«Sicuramente sì. Quello che è successo ha scosso e toccato profondamente l´opinione pubblica. Thyssen è diventata un simbolo. Il 6 dicembre 2007 si è superata una frontiera. La questione della sicurezza sul lavoro è diventata materia di discussione e di riflessione. La gente comune, oltre a manifestare solidarietà e molta, ha dimostrato interesse e voglia di approfondire, di sapere».

Anche gli imprenditori?

«Non sono tutti uguali. In questi primi mesi di mandato parlamentare ne ho incontrati molti. Ne ho conosciuti alcuni, ad esempio nel contesto delle cooperative, per i quali sicurezza e benessere dei lavoratori sono priorità assolute. Che alla messa commemorativa del 6 dicembre non ci fosse una rappresentanza di Confindustria, però, a me è spiaciuto e mi ha lasciato perplesso».

Read more…

boccuzzi, thyssen

Sicurezza, non ci si fermi a spot elettorali

dicembre 14th, 2008

Andrea Carugati - l’Unità

Boccuzzi: «Sicurezza, non ci si fermi a spot elettorali» null Andrea Carugati «È scioccante leggere il nome della Thyssen ancora una volta associato alla morte di un operaio. La tragedia del 6 dicembre non è legata al dramma di Luigi, ma è assurdo che la fine di una vita derivi dalla perdita del lavoro, da questa precarietà sconsiderata che è una vera emergenza». Antonio Boccuzzi, 34 anni, unico sopravvissuto al rogo della Thyssenkrupp e ora candidato con il Pd in Piemonte, è profondamente turbato: «Mi ha colpito quello che ha scritto Luigi, “ho perso il lavoro e ho perso la mia dignità”. Lui non ha nessuna colpa, sono le leggi del mercato del lavoro che permettono questo precariato a 40 anni, anche per chi ha due figli. Altri gli hanno imposto questa situazione, gli hanno negato la dignità, e fa ancora più male pensare che lui abbia creduto di aver perso la dignità». Ritiene che la sfiducia, l’assenza di speranza, sia diffusa tra gli operai? «Noi alla Thyssen l’abbiamo vissuta. Al momento dell’accordo per la chiusura dello stabilimento di Torino ci sono state fatte grandi promesse sulla ricollocazione: e invece pochi ce l’hanno fatta, per chi è rimasto c’è il dramma di doversi accontentare di un contratto a tempo e con metà stipendio. Mi batterò perché tutti i discorsi di questa campagna elettorale, dai salari alla precarietà alla sicurezza sul lavoro, non siano solo degli spot». Da alcune settimane lei è entrato in politica. Ha trovato qualche elemento di speranza in più? «Nel programma del Pd ho trovato cose chiare sulla sicurezza e penso che Cesare Damiano sia un ottimo alleato dei lavoratori e per questo sta pagando anche dei prezzi nei rapporti con Confindustria. Io voglio dare il mio contributo: più lavoratori saremo in Parlamento meglio sarà, perché sappiamo cosa vuol dire essere precari e non arrivare a fine mese anche con un contratto “sicuro”, dover ancora chiedere i soldi ai genitori. Per me questa sarà una missione, ho addosso un marchio che me lo impone». Perché una missione? «La vivo così, credo nella battaglia per ridurre drasticamente le morti sul lavoro. La precarietà ti costringe a fare cose non sicure, ti rende ricattabile, così i bassi salari: pur di guadagnare qualcosa in più fai cose che non faresti. Dopo quel che ho vissuto, ho deciso di dare un senso alla mia vita battendomi per la sicurezza». Cosa pensa del programma Pd sulla precarietà? «Il programma è serio, ma sarà una sfida difficile. Quando ero precario 15 anni la situazione era migliore, oggi con la legge 30 ci sono troppe tipologie di contratto: servono delle modifiche per impedire lo sfruttamento della precarietà, per rendere meno convenienti per le imprese alcuni tipi di contratti». E le candidature nel Pd di Calearo, Colaninno e Ichino che effetto le fanno? «Sull’articolo 18 non sono per niente d’accordo con Ichino, ma è una sua proposta e nel programma non c’è. Non si sconfigge la precarietà abolendo l’articolo 18. Quanto a Calearo, credo che in Veneto sia una buona candidatura: è una terra ricca di imprenditori, funzionerà. Da sindacalista in una multinazionale come la Thyssen sono abituato a trattare con persone come loro e a trovare le soluzioni migliori: continuerò a farlo. Berlusconi nel 2001 si è presentato come presidente operaio: almeno nel Pd ognuno ha il suo ruolo. Io so chiaramente qual è il mio». Bertinotti dice che Calearo e Colaninno sono di troppo… «Nessuno è di troppo, non mi piace la logica delle barricate. Ho incontrato Colaninno e mi è piaciuto come persona». Qualcuno mugugna tra i suoi colleghi? «Qualcuno storce il naso, ma c’è un programma che abbiamo condiviso. E l’ho firmato perché credo possa funzionare». Cosa pensa della candidatura del suo collega Ciro Argentino al posto di Diliberto? «Sono felicissimo per Ciro che conosco da più di 10 anni, anche se a volte ci siamo divisi: siamo nella Rsu della Thyssen insieme, lui della Fiom e io della Uilm. Non condivido come è avvenuta la scelta, è sembrata quasi un’elemosina al mondo operaio, e invece avrebbe dovuto essere una candidatura naturale, soprattutto per la Sinistra arcobaleno». Cosa si sente di dire ai tanti Luigi che a 40 anni ancora non hanno un lavoro stabile? «Che vado in Parlamento per provare a ridare fiducia anche a loro, non per occupare una poltrona ma per cambiare le cose. E con me ci sarà anche Ciro».

boccuzzi, partito democratico, sicurezza, thyssen, torino

Thyssen un anno dopo: per la sicurezza serve l’impegno di tutti gli schieramenti

dicembre 14th, 2008

Articolo 21

Più di mille persone perdono la vita ogni anno in Italia, mentre stanno lavorando o si recano alla sede di lavoro. Senza contare gli infortuni (più di 900mila all’anno!). E non si tratta di bambini,che candidamente hanno lasciato questo mondo in tenera età. Sono operai,autisti,muratori, artigiani, piccoli imprenditori agricoli,  braccianti. Persone che svolgono le professioni e i mestieri più disparati. Ma sempre lavoratori.  Ha quindi ancora un senso oggi, parlare di “morti bianche”? Come se si trattasse di bambini morti nella culla? Chi muore al lavoro spesso è innocente come un fanciullo, ma a volte ha la consapevolezza di lavorare in un ambiente non sicuro, in cui sa che la sua incolumità può essere messa a repentaglio. E accetta il rischio, per non perdere il proprio salario.

E in questo caso che non c’è nulla che richiami la purezza di un bambino, l’ambiente sereno e protetto di una famiglia. E’ quindi forse giunto il momento di eliminare il termine “bianca”,di non accostarlo più alla morte di chi stava facendo il proprio dovere, per mantenere sé stesso e i suoi cari.

Forse è meglio parlare di morte e basta, senza aggettivi. Una vita di un lavoratore che si spegne non è bianca,nè nera,nè rossa,così come non dovrebbe avere alcuna colorazione politica il fenomeno degli incidenti sul lavoro.

Dovrebbe diventare un battaglia comune a tutti gli schieramenti. Per questo ho proposto una legge (insieme agli amici on. Damiano e on.Giulietti ) per istituire il”Giorno della Memoria per le vittime sul lavoro”. E la data per me non poteva che essere quella del 6 dicembre.  Il momento in cui la mia vita, in quel famoso e tragico 6 dicembre 2007 alla THYSSENKRUPP di Torino, è cambiata per sempre.

Ho perso sette compagni, sette amici. E il modo in cui è successo mi riempie ogni giorno di rabbia e di tristezza.

Quel giorno però è cambiato qualcosa in tutto il Paese. L’italia ha riscoperto che non si muore solo per una rapina, uno scippo o un incidente in auto, ma anche in fabbrica, in cantiere, in officina.

I giornali, i media hanno sollevato il problema che non si era posto, ad esempio, in occasione del Molino di Cordero a Fossano, nel luglio del 2007,o alla Umbria Olii di Campello sul Clitunno, o a Molfetta, Mineo,e in tutte quelle realtà dove ancora oggi si muore di lavoro.

L’informazione si è ricordata dei lavoratori. E ora bisogna fare in modo che l’attenzione rimanga alta, non soltanto nei confronti delle grandi realtà industriali, ma anche delle piccole imprese edili, agricole o artigianali.

E’ grave il silenzio in cui in questi anni sono volati via migliaia di angeli,un paese ogni anno, dentro un Paese sempre meno bello e sempre meno civile.

Grave e inspiegabile. Un silenzio assordante, insopportabile. 

Tante parole sono state dette e scritte intorno al dramma della Thyssen .

In questi giorni cade il primo anniversario, e i giornali , le radio, le televisioni hanno ripreso con insistenza ad intervistare i familiari, cercando “IL SERVIZIO”, leggendo e costruendo nelle parole dell’intervistato la polemica o il titolo che facesse parlare, per costruirvi sopra ulteriori polemiche, e ancora, ancora, ancora.

Così non va: credo si sia partiti con il giusto piede, i giornalisti hanno avuto un ruolo importante nell’evoluzione del processo. Sono stati scritti stupende pagine di giornalismo da Ezio Mauro dalle quali è stato tratto uno spettacolo teatrale grazie all’Ambra Jovinelli, a Valerio Mastrandrea, Claudio Gioè e Paola Cortellesi,con senso civile,toccante,in punta di penna come le opere d’arte da consegnare alla storia. Quello spettacolo è diventato anche documento e documentario televisivo per RaiSat Extra, grazie al direttore Marco Giudici e al regista Luca Nannini.

Perchè allora non proseguire su quella strada?

Una volta imboccata è stato delittuoso invertire la marcia per prodursi in articoli che non sono utili alla causa,non fanno riflettere, non toccano il cuore e le coscienze di chi non conosce cosa avviene quando ti viene portato via un figlio, un marito, un fratello, un amico.

Davanti a questo è meglio tacere. Sì, il silenzio,sovrano disprezzo nei confronti di un contributo inutile e deleterio.

E’ il momento di trovare la chiave di svolta: non si può continuare a raccontare l’elaborazione della morte, del dolore al fine di costruire una mera polemica. Occorre porsi nella condizione perchè anche i media inizino ad occuparsi davvero e in modo propositivo di prevenzione, fornendo un contributo reale, perché almeno si accenda il lume dell’attenzione sugli infortuni prevedibili, sulle condizioni dei lavoratori, sulla complicata situazione del nostro mercato del lavoro, sulla deregolamentazione in atto dello stesso.

Il senso civico dovrebbe imporci questo nuovo approccio, per dare davvero un contributo reale per abbattere il drago dell’insicurezza sul lavoro.    

Lo scopo principale della proposta di legge è questo. Per fare il punto della situazione,ogni anno sarebbe utile convocare una “Conferenza nazionale sulla salute e la sicurezza sul lavoro”. Per presentare e pubblicizzare dati, rapporti, ricerche e studi relativi alla salute e alla sicurezza sui luoghi di lavoro, con particolare riferimento alla dimensione territoriale, alle differenze di genere,alla condizione delle lavoratrici e dei lavoratori italiani e stranieri.

Il Ministero potrebbe fare molto per diffondere la cultura della prevenzione e della tutela della salute dei lavoratori, promuovendo attività di ricerca e studio, campagne di informazione e di comunicazione mirate. Abbiamo chiesto infatti che venga istituito un Fondo per promuovere tali iniziative. Perché è giusto formare e informare gli imprenditori così come i lavoratori. Conoscendo le norme, i comportamenti da tenere, si potrebbero evitare tante morti e troppi dolorosi infortuni.

Nessuno potrebbe dire che non sapeva. 

E se invece sapeva e ha accettato il rischio,allora è giusto in questo caso parlare di omicidio volontario.

boccuzzi, lavoro, sicurezza, thyssen