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La nuova mossa dei quarantenni contro i D’Alema e le vecchie glorie del Pd

settembre 10th, 2011

Claudio Cerasa - IlFoglio

Pochi giorni dopo aver fatto sbuffare i vertici del Pd per aver firmato un documento critico con lo sciopero generale indetto martedì scorso dalla Cgil di Susanna Camusso, ieri alcuni quarantenni democratici hanno sottoscritto un nuovo testo destinato a far discutere il partito guidato da Pier Luigi Bersani. La notizia è che sette deputati del Pd (Dario Ginefra, Francesco Boccia, Stefano Esposito, Paola De Micheli, Antonio Boccuzzi, Giacomo Portas e Pier Fausto Recchia, tutti quarantenni) hanno depositato in Parlamento un disegno di legge che piacerà ai Matteo Renzi e ai Pippo Civati ma che farà di sicuro imbufalire i Massimo D’Alema, i Walter Veltroni, le Rosy Bindi, le Anna Finocchiaro, i Giuseppe Fioroni e tutti gli altri parlamentari del Pd (in tutto sono 89 su 206) che in questa legislatura hanno usufruito della deroga sul limite di tre legislature previsto nello statuto democratico. La novità è che, a differenza di ciò che prevede il regolamento pd, la proposta dei quarantenni renderebbe obbligatorio per tutti il rispetto della norma senza possibilità di servirsi più di alcun tipo di deroga. Per tutti: compreso Bersani (eletto in Parlamento per la terza volta nel 2008 e che qualora il ddl fosse approvato in questa legislatura, cosa difficile, non potrebbe essere iscritto nelle liste alle prossime elezioni).

“Questo disegno di legge - dice Dario Ginefra, primo firmatario del ddl - non è pensato contro qualcuno ma rappresenta più che altro un segnale che lanciamo dentro e fuori il nostro partito per far capire che è arrivato il momento di dare spazio senza ipocrisie alle nuove generazioni della nostra classe politica. Tutti qui si riempiono la bocca con la parola ‘rinnovamento’, compreso Alfano, ma noi ora crediamo che sia importante vedere chi vuole contribuire a far cambiar faccia al sistema politico italiano. E la sfida, ovvio, riguarda anche la dirigenza del Pd”.

Nonostante le buone intenzioni, la nuova iniziativa dei quarantenni del Pd ha contribuito a far crescere nel partito il sospetto che dietro il discorso sul “rinnovamento” si nasconda in realtà un ragionamento più strutturato legato alla costruzione di una vera alternativa all’attuale classe dirigente del Pd. Un’alternativa che al momento resta confinata nell’ambito di una tradizionale proposta di “agenda riformista” da offrire a beneficio del Pd (vedi le posizioni critiche con la Cgil e vedi le firme raccolte dai quarantenni per il referendum sul Mattarellum nonostante la contrarietà di Bersani) che potrebbe però tradursi in sostegno a un leader diverso dall’attuale (Nicola Zingaretti?) qualora il partito dovesse decidere di convocare un congresso straordinario prima delle prossime elezioni - anche se al momento l’ipotesi è solo un sogno di una parte della componente di minoranza del Pd. “L’unica cosa certa - dice Stefano Esposito, deputato del Pd - è che nel nostro partito qualcuno offra quanto prima delle risposte serie sul tema del ricambio. E’ vero: con la nomina di Alfano alla guida del Pdl si è innescato un processo che ci ha costretti a fare un salto di qualità su questo argomento e non è un mistero che noi quarantenni ci stiamo organizzando per non deludere su questo tema i nostri elettori. Lo so: forse ci accuseranno di essere rottamatori, forse ci diranno anche che siamo loffi. Ma pazienza. L’importante è che sia chiaro che, sia a destra sia a sinistra, non è accettabile che le vecchie glorie tengano in ostaggio i partiti per tutta la vita”.

Senza categoria

“Io, onorevole-operaio che non dimentica i suoi calli”

settembre 15th, 2010

via Giornalettismo

Antonio Boccuzzi non ci sta. Non gli è piaciuto per niente l’articolo di Panorama in cui lo si accusa di non aver aperto bocca per difendere gli operai di Melfi, lui che ha lavorato alle presse per tanti anni e si è salvato dalla tragedia della Thyssen Krupp, quando sette dei suoi compagni persero la vita avvolti dalle fiamme. E a Giornalettismoaffida la sua replica al settimanale diMondadori.

Allora, Onorevole, è vero che lei è scomparso? I calli sulle mani frutto del lavoro in fabbrica ce li ha ancora?

Guardi, sono in Sardegna dove domani presenzierò ad un convegno sulla salute e sicurezza dei lavoratori ,e dove verranno ricordati tutti i minatori sardi che hanno perso la vita nelle miniere. Forse è vero che sto perdendo i calli sulle mani. In compenso, si stanno formando sui piedi a furia di macinare chilometri e chilometri di strade per riuscire ad incontrare il maggior numero possibile di realtà in crisi. Ad onor del vero, è testimone il mio blog e la mia pagina Facebook. Nel post del 29 luglio infatti, pubblico un comunicato stampa con l’interrogazione parlamentare a mia prima firma proprio riguardo il caso Fiat. Il 25 giugno invece, pubblico il testo dell’intervista su il Riformista a titolo: Letta e Veltroni sbagliano. Sui diritti degli operai non si agisce alla Brunetta. Inoltre sul sito della Camera dei deputati, si possono visionare facilmente i video dei miei interventi. La cosa che mi dà però più conforto, non sono tanto gli articoli di giornale oppure pezzi di video quanto le testimonianze dei lavoratori. Bisognerebbe provare a chiedere quante volte mi hanno visto tanto per fare un esempio, i lavoratori Ages, Eutelia, Fiat, Alcoa, Rai, Merloni, e tutte quelle piccolissime realtà che la carta stampata non conosce.

E nella vicenda Fiat? Lei pensa che quanto accaduto a Melfi sia paragonabile a quanto successo a Torino? E Fiat e Thyssen Krupp sono in qualche modo paragonabili?

Per quanto riguarda la triste vicenda Fiat,ho fatto e continuo a fare numerose iniziative accanto a Pino Capozzi, il lavoratore di Mirafiori ingiustamente licenziato per aver inviato un’email di sostegno ai lavoratori di Pomigliano. La vicenda di Pomigliano non può essere considerata una esclusiva, perchè è e sarà l’ariete per un nuovo modo di fare relazioni sindacali, dove un contratto unilaterale - lo si vuole far passare come un accordo - lede in maniera preoccupante i diritti dei lavoratori. Comprendo il momento particolare con tutte le sue criticità,ma non capisco come si possa mettere solo esoltanto al centro della discussione il lavoro, escludendo, emarginando i lavoratori,quasi fossero una semplice appendice di tutta la discussione. Per tutti questi motivi,ci si sente dimenticati,invisibili davanti all’altare del dio denaro, pronto a sacrificare tutto ciò che nei decenni è stato raggiunto. E’ assurdo che in un Paese civile per far sentire il proprio grido di dolore per la perdita del posto di lavoro ,occorra salire su una gru, sul tetto di una fabbrica o inventarsi l’isola dei cassintegrati.

E quindi secondo lei cosa bisognerebbe fare?

Occorre restituire la dignità che è stata negata a questi lavoratori, restituire il loro ruolo da protagonisti in questo Paese che ha la memoria sempre più corta e facilmente, troppo facilmente dimentica quanto gli operai siano stati e sono i motori della nostra economia. Sono stato sempre critico con l’atteggiamento di Marchionne, ancor prima della vicenda Pomigliano, quando insieme al collega Esposito, abbiamo chiesto un progetto industriale serio ,con il mantenimento e il consolidamento delle promesse fatte da Marchionne, ripeto prima ancora che scoppiasse il caso Pomigliano. Conosco per averlo vissuto in prima persona il dramma che esiste dietro laperdita del lavoro; credo che insieme ai miei colleghi abbiamo vissuto un dramma ancor più grande quello della perdita dei nostri compagni di lavoro che lavoravano per vivere e non per morire.

In generale, ritiene che il suo partito stia facendo molto, abbastanza o poco sul tema del lavoro? E perché?

Oggi credo ci sia una crisi di valori che fa venire meno la fiducia nella politica, in generale, non perché la stessa non voglia rappresentare gli interessi dei lavoratori, ma perchè fa un enorme fatica a farlo. Il primo progetto di legge votato in parlamento è stato il salva Rete 4, ora,credo che difficilmente questi si sposi con un vero progetto Paese per tentare di uscire dalla crisi. Insieme ad altri esponenti del mio partito in commissione lavoro, abbiamo tentato di portare avanti molte proposte che avrebbero potuto dare un contributo serio tangibile a chi ha perso il lavoro,o rischia di perderlo, ma le risposte dall’altra parte del tavolo sono state di indifferenza e alcune volte di totale assenza di volontà nel portare avanti questi progetti.

Un esempio?

Ne ricordo uno su tutti ,la proposta del Pd dell’allungamento della cassa integrazione ordinaria da 12 a 24 mesi, questo provvedimento era lungimirante in una fase della crisi come quella che stiamo vivendo, perchè avrebbe allontanato lo spettro della cassa integrazione straordinaria, con quanto ne consegue. In un primo momento la maggioranza sembrava orientata in questa direzione,ma quando il ministro Sacconi ha dato l’aut aut, hanno fatto marcia indietro, lasciando intendere le loro vere intenzioni,tanto è vero che l’onorevole Cazzola “riprese” Sacconi ricordandogli che il suo intervento era stato quanto meno fuori tempo, durante un appuntamento elettorale. Quindi chi dovrebbe tirare giù la maschera ,e far comprendere davvero da che parte sta non è certamente il PD, ma questa maggioranza, in cui la Lega vota contro questi provvedimenti virtuosi ,e poi va davanti alle fabbriche a dare la solidarietà a quei lavoratori in difficoltà.

Eppure c’è chi proclama la fine della lotta di classe, e spera che si smettano di utilizzare certe terminologie…

Non mi scandalizzo e non inorridisco quando viene utilizzato il sostantivo “compagno”, mi fa decisamente più paura e rabbrividisco davvero al ritorno dell’uso del sostantivo “padrone”… non mi sono mai illuso che la lotta di classe possa avere fine,o perlomeno non è sicuramente questo il momento propizio perchè questo accada,ma ritornano sempre più prepotentemente quelle situazioni insopportabili ,dove al profitto vengono sacrificati diritti acquisiti con sacrifici e lotte da chi ci ha preceduto e pure lavoratori, che vivono da protagonisti deboli questa situazione che pare senza fine. Mi permetta anche di ricordare come la sicurezza sul lavoro sia condìsiderata un orpello,un peso ,da questo governo. Credo che Tremonti abbia dato piena traduzione a questo pensiero in un suo intervento di qualche giorno fa proprio sul tema della sicurezza sul lavoro. Questo governo e in particolar modo il ministro Sacconi non hanno mai digerito il testo unico per la salute e sicurezza dei lavoratori, oggi legge 81; fin dalla sua nascita l’attuale ministro si è detto contrario,abbracciando in toto le posizioni di confindustria,tanto da portare in commissione lavoro lo scorso anno un testo correttivo,che l’unica cosa che davvero correggeva era un generale ribasso delle sanzioni per i datori di lavoro,ed un altrettanto sensibile rialzo per le sanzioni dei lavoratori, senza una precisa ratio, se non quella di dover dare delle risposte a Confindustria. Ecco a chi si rivolge esclusivamente il presidente del Consiglio e tutta la sua maggioranza.

In particolare, che idea s’è fatto della querelle tra Fiat e Fiom?

Oggi esiste anche una perdita di fiducia nei confronti del sindacato,la prossima settimana inizierà il trentesimo anniversario di quella che è ricordata come la più grande sconfitta sindacale. I giovani di oggi hanno la tessera in tasca,ma non perdono occasione per criticarne le linee. E’ una situazione complessa,e non esiste la bacchetta magica per la soluzione dei problemi, ci vorrebbe maggiore responsabilità da parte di tutti,di coloro che firmano a volte con leggerezza,eda parte di coloro che non lo fanno.

E delle divisioni odierne nelle rappresentanze dei lavoratori?

I lavoratori vorrebbero essere rappresentati da un sindacato più unito davanti alle minacce di chi ha sempre la fuga dal Paese come soluzione ai problemi di budget o di costo della manodopera; la FLM credo sia stata un momento importante nella storia del nostro sindacato, in questo mi sento un po’  romantico, e auspico perlomeno un ritorno ad un azione più colleggiale,dove si possano mettere da parte vecchi rancori,posizioni opposte e ricominciare a parlare di questo Paese e soprattutto a questo Paese. Le realtà più piccole dove ancora si trovano azioni sindacali comuni dovrebbero insegnare che questa è l’unica strada se si vuole uscire da questo momento, dove alla tragedia della perdita del lavoro,si unisce la tragedia umana di famiglie ridotte sul lastrico,dove l’unico vero ammortizzatore sociale sono proprio le famiglie stesse ,e le diocesi che tentano di dare un contributo a quelle situazioni più disagiate.

In ultimo: sul libro di cui si parla nell’articolo di Panorama, cos’ha da dire?

Dico che tutto quello di cui abbiamo parlato è ben raccontato nel libro scritto da Rinaldo Gianola, “Diario operaio”… già, perchè l’autore di questo libro è proprio il vicedirettore de l’Unità, e non il sottoscrittto come erroneamente scritto nell’articolo apparso su Panorama. In ogni caso consiglio al signor Spina di leggere davvero il libro, scoprirà quanto questo nostro Paese stia soffrendo,come le famiglie vivano in apprensione il dramma della perdita del lavoro, e quanto questo governo continui in maniera vergognosa a negare una crisi evidente che solo chi ha commesso il peccato di nascere con la necessità di lavorare conosce davvero.

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Thyssen. Damiano, Boccuzzi, Giulietti: il processo sia chiave di volta

gennaio 16th, 2009

Roma, 16 gen. - “Oggi e’ cominciato il dibattito in corte d’assise sul processo Thyssen. Un processo che ci auguriamo possa essere la chiave di volta per innovare la giurisprudenza legata a processi in cui gli imputati rispondono di trasgressioni legate alle prescrizioni in tema di sicurezza sul lavoro”. Lo affermano i deputati Cesare Damiano, Antonio Boccuzzi (Pd) e Giuseppe Giulietti (Idv).”Quello che ci auguriamo- sottolineano i parlamentari- e’ che questo processo possa essere utile per creare una particolare attenzione intorno al triste ed incivile fenomeno delle morti sui luoghi di lavoro e che si crei una nuova condizione nella nostra giurisprudenza, dove l’imprenditore che sbaglia deve pagare”.Concludono Damiano, Boccuzzi e Giulietti: “Questo clima di impunita’ non serve ne’ da esempio ne’ da deterrente, soprattutto per quegli imprenditori meno virtuosi che non hanno al centro della propria missione lavorativa la sicurezza e l’incolumita’ dei propri dipendenti, vera ricchezza delle diverse attivita’ lavorative”.

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intervista

novembre 20th, 2008

MULTATO IL CAMPER DI TRE DEPUTATI DEL PD

novembre 15th, 2008

“DISTRAE GLI AUTOMOBILISTI”
REDATTO UN VERBALE DI 370 EURO
Stefano ESPOSITO, Antonio BOCCUZZI e Mimmo PORTAS LANCIANO UN APPELLO A FINI: “GARANTISCA LE ELEMENTARI GARANZIE DELLA LIBERTA’ POLITICA”

Questa mattina, intorno alle ore 8.00, il camper della campagna di informazione politica “In Viaggio per Ascoltare. In Viaggio per Cambiare” promossa dai Deputati del Partito Democratico Stefano ESPOSITO, Antonio BOCCUZZI e Mimmo PORTAS (Indipendente – Moderati), è stato fermato da una pattuglia della Polizia Stradale in strada del Drosso mentre da Torino si recava al mercato di Nichelino, dove era previsto un momento di incontro con i cittadini e di distribuzione di materiale informativo.
Gli agenti hanno redatto il verbale di contestazione comminando una multa di 370 euro in quanto i loghi affissi sul camper (che richiamano graficamente alcuni cartelli stradali) potevano indurre in errore gli automobilisti che viaggiavano in tangenziale. Gli agenti hanno poi intimato di togliere o coprire tali loghi, avvertendo che in caso contrario ci potrebbero essere anche conseguenze penali
Dichiarano Stefano Esposito, Antonio Boccuzzi e Mimmo Portas: “Siamo sconcertati da quanto avvenuto. Multare, con motivazioni futili e ridicole, un camper che sta promuovendo una campagna di informazione politica è un fatto gravissimo che non può non preoccupare chi ha a cuore la salute della nostra democrazia.
Ci appelliamo al Presidente della Camera dei Deputati Gianfranco Fini affinché intervenga a garantire quell’elementare esercizio di libertà politica e di democrazia che consiste nel diffondere manifesti e volantini.
Siamo certi che gli agenti abbiano agito in buona fede, nel compimento del loro dovere. Siamo grati alla Polizia per l’impegno svolto quotidianamente al servizio dei cittadini.
Al tempo stesso, l’episodio di oggi è un’ulteriore dimostrazione del clima politico che si è instaurato nel nostro Paese. Un clima avvelenato, dove la parola d’ordine è ‘non disturbate il manovratore’ ”.

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Non fatico a immaginare come ci si sente quando è a rischio il posto

novembre 13th, 2008

Repubblica

«Come lavoratore, ho il più totale rispetto della protesta dei lavoratori del Regio, e non faccio fatica a immaginare come ci si sente quando è a rischio il proprio posto. È vero che in un momento nel quale ci sono intere fabbriche a rischio di chiusura e migliaia di persone in cassa integrazione si sarebbe tentati di dire che il teatro, e questo teatro in particolare, non sono strettamente necessari. Ma io credo invece che il Regio sia un pezzo importante della storia di Torino e che come tale vada mantenuto, anche in questo momento nel quale la cultura subisce tagli da tante altre parti. Bisogna combattere l´idea che si taglia ciò che appartiene al passato, sarebbe un sacrificio che fa perdere posti di lavoro e non contribuisce a salvarne altri».

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dedica

novembre 9th, 2008

Questo blog lo dedico a mia mamma, a cui devo tutto ciò che sono, da lei ho imparato che “l’educazione è il pane dell’anima”!
Se avete grandi doti, il lavoro non farà che migliorarle, se avete doti soltanto modeste, il lavoro rimedierà alle loro deficienze

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