SITUAZIONE DIFFICILE MA NON FUORI CONTROLLO. LA COLPA E’ DELLE NORME APPROVATE DAL GOVERNO

maggio 8th, 2009

Questa mattina i Deputati del PD del Piemonte Stefano ESPOSITO ed Antonio BOCCUZZI, insieme al responsabile provinciale Giustizia del PD Maurizio BASILE, hanno fatto visita al carcere Lorusso e Cotugno di Torino per accertarsi della situazione dopo gli ultimi preoccupanti fatti di cronaca. 

“La situazione è molto difficile ma non fuori controllo - hanno dichiarato al termine della visita i rappresentanti del Partito Democratico - e i problemi sono provocati essenzialmente dall’affollamento. Riteniamo che la responsabilità sia da attribuirsi al Governo che in nome della sicurezza continua ad emanare norme che producono come effetto solo quello di incrementare la popolazione carceraria. Siamo tutti molto preoccupati, a cominciare dagli operatori penitenziari, di quello che potrà succedere la prossima settimana in caso di approvazione della norma che introduce il reato di clandestinità. Qualora ciò dovesse accadere, la situazione potrebbe diventare davvero ingestibile”. 

I detenuti sono attualmente 1.648, di cui il 70% non italiani. Gli arresti sono circa 500 al mese (dati gennaio 2009: 199 sono stati gli arresti  facoltativi e 236 obbligatori e 85 arresti in base alle normativa sull’immigrazione).  La polizia penitenziaria conta di 620 effettivi, 210 adibiti ai servizi di scorta (spostamento dei detenuti) e 187 che figurano in organico ma di fatto sono ‘distaccati’ altrove. 

Secondo Stefano ESPOSITO, Antonio BOCCUZZI e Maurizio BASILE “è da apprezzarsi l’impegno della Direzione del carcere e del Comune di Torino. Pensiamo alla scelta di ripristinare le camere di sicurezza, annesse alle aule bunker recuperando così 40 posti che entreranno a regime a giugno e che  serviranno per fare fronte agli arresti di giornata. Come PD proponiamo un’assemblea pubblica con gli operatori del sistema penitenziario per affrontare insieme i loro problemi e quali azioni mettere in campo”.

società, torino ,

1 maggio

aprile 30th, 2009

La vera libertà individuale non può esistere senza sicurezza economica ed indipendenza. La gente affamata e senza lavoro è la pasta di cui sono fatte le dittature.

Franklin Delano Roosevelt

Nella giornata dedicata al lavoro e soprattutto ai lavoratori, ritengo sia necessario elevare il ruolo del lavoro a valore reale, indispensabile, sinonimo di civiltà di un Paese. Purtroppo il panorama economico, con la più grande crisi in atto, non permette rosee speranze.

Ormai smarrito è il senso di appartenenza, soggiogato a logiche ingiuste, furto delle opportunità negate. Nei miei ricordi di bambino, ancora viva è la memoria delle

passeggiate con mio padre, che orgoglioso del suo lavoro di operaio Fiat, mi indicava le auto che la fabbrica produceva, e con l’entusiasmo che contraddistingue l’artista che realizza un’opera d’arte mi diceva: “quella l’ho fatta io”.

Quanti di noi oggi hanno questa opportunità, quanti di noi oggi possono dirsi soddisfatti, realizzati, orgogliosi del proprio mestiere? Non perchè siamo una generazione dalle pretese inarrivabili, ma perchè questa crisi con tutta la sua violenza nega anche l’arte dell’accontentarsi.

Accanto a questa nefasta situazione, sempre più insidioso è il rischio che nelle già limitate opportunità di impiego possa determinarsi anche una riduzione, se non una vera esclusione del diritto al lavoro, inteso in tutte le sue accezioni.

L’italia, sotto questo punto di vista dimostra già grandi lacune. Un Paese civile non può permettersi oltre 1200 decessi sul lavoro ogni anno.

Il Governo precedente, non senza difficoltà è riuscito ad approvare il Testo Unico sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. L’attuale ministro del welfare Maurizio Sacconi, sta tentando in tutti i modi di metterlo in discussione, a volte nella maniera più silenziosa e pericolosa possibile.

Proprio quando aumenta il rischio di mettere in discussione il Testo Unico sulla sicurezza, una regressione nella civiltà dei rapporti di lavoro, occorre far sentire la voce di chi lavora davvero, e riportare luce su temi che si ricordano solo quando l’incidente è avvenuto.

La crisi economica e la difficile fase nelle relazioni industriali non devono rallentare l’impegno nel dialogo e nella collaborazione tra le parti.

Dobbiamo unire le forze per non disperdere energie in un Paese distratto e soffocato da una grave crisi economica che potrebbe indurci a diventare indulgenti verso un meccanismo deleterio e pericoloso che vede progressivamente abbassarsi l’asticella dei diritti; il bisogno di lavoro è forte ed il rischio di perderlo potrebbe portarci ad accettare condizioni incivili pur di lavorare e sopravvivere.

Dobbiamo evitare questo perchè nulla è per sempre e il diritto alla vita sul lavoro ce lo dobbiamo riconquistare ogni giorno.

lavoro

Mirano a scaricare la colpa sugli operai

aprile 21st, 2009

SARAH MARTINENGHI - Repubblica

Proprio come in aula, accusa e difesa assumono posizioni diverse e contrastanti a proposito della possibile modifica al testo unico sulla sicurezza dei lavoratori con l´introduzione della norma soprannominata «salva-dirigenti». C´è chi la vede con grande preoccupazione come l´unico sopravvissuto Antonio Boccuzzi, chi come una vergogna, come i parenti degli operai deceduti nel rogo. Ma per l´avvocato difensore Ezio Audisio non c´è alcuna polemica da sollevare, in quanto la modifica non farebbe altro che sottolineare principi normativi già presenti e garantiti dal nostro ordinamento giuridico. 

Per la difesa dei dirigenti Thyssen, il dibattito sull´articolo 15 bis, secondo cui «non impedire un evento equivale a cagionarlo» a meno che «l´evento non sia imputabile ai lavoratori», non influirebbe direttamente sul processo per il rogo in cui morirono sette operai. «A mio parere - spiega l´avvocato Audisio - il processo è in una fase arretrata, in cui non abbiamo ancora raccolto elementi sufficienti per accertare le responsabilità. Se questa norma entrasse in vigore non scatterebbe in automatico, quindi non vedo alcuna incidenza sul caso specifico. Non credo sia il caso di destare questi allarmi, in fondo non cambia molto rispetto a prima: è un principio codificato anche oggi che, se il lavoratore è colpevole esclusivo dell´evento, il soggetto che ricopre una posizione di garanzia viene esonerato dalla responsabilità. La modifica rende solo più esplicito questo principio». «Nel nostro processo - aggiunge Thyssenkrupp - viene contestato l´omicidio doloso: è un´accusa infondata ed esagerata, ma non stiamo discutendo della responsabilità esclusiva. Certo il fatto che siano tutti preoccupati non può che farci piacere, perché significa che ci stiamo difendendo bene». 

Di tutt´altra opinione l´ex operaio parlamentare Antonio Boccuzzi: «Sono molto preoccupato. Oggi noi del Pd abbiamo un seminario proprio su questo tema, per discutere su cosa possiamo fare in commissione per bloccare queste modiche. Eravamo disposti a discutere modifiche tecniche ma qui il discorso è nel merito: si tratta di una riduzione di sanzione che potrebbe inficiare ciò che Guariniello ha fatto di buono e mettere in discussione l´impianto accusatorio, cancellando la responsabilità dell´amministratore delegato. Già nelle ultime udienze, seppur in maniera elegante, la difesa ha insinuato il dubbio che noi fossimo intervenuti in ritardo nello spegnere l´incendio. La preoccupazione riguarda il sistema in generale, sembra proprio una norma ad hoc salva manager». 

Sconcertati e preoccupati anche i parenti delle vittime. «È una schifezza - dice Carmelo De Masi, padre di Giuseppe - nessuno di loro voleva morire, non facevano i pompieri, se io fossi responsabile dell´azienda avrei detto a tutti di scappare. Speriamo che questa norma non entri in vigore, noi all´udienza di oggi ne parleremo tra familiari». «Non esiste proprio - commenta Sabrina Torrente, vedova di Angelo Laurino - chi fa queste leggi non si vergogna? Ci rimette solo l´operaio, e i familiari che rimangono a piangerlo. Vorrei proprio parlarci io con chi emette queste leggi, mi piacerebbe guardarlo in faccia e chiedergli se non si vergogna».

boccuzzi, sicurezza, thyssen, torino

Lettera a Dario Franceschini

marzo 17th, 2009

Caro Segretario,  

in queste settimane il Partito Democratico si è distinto per una forte iniziativa politica sui temi della crisi economica. Le varie proposte avanzate, dal contributo di solidarietà all’assegno ai disoccupati alle misure a sostegno delle piccole e medie imprese, dimostrano come il PD sia un partito che sta a fianco dei lavoratori e delle loro famiglie. Proposte concrete e credibili a fronte dell’insufficienza dell’azione del Governo.  

Il Piemonte è uno degli epicentri di questa crisi. Stiamo assistendo a una crescita esponenziale della cassa integrazione e a uno stillicidio di imprese che chiudono i battenti. Ogni giorno è un bollettino di guerra che fa sorgere grandi preoccupazioni sulla tenuta complessiva del sistema nonostante gli sforzi fatti dalle amministrazioni locali, a cominciare dalla Regione.  

La chiusura dello stabilimento Indesit di None è il tragico simbolo di tutto questo. Un’azienda sana che, tuttavia, decide di licenziare circa 700 lavoratori.  

Il PD non intende accettare questa decisione perché non è nella delocalizzazione selvaggia,  nella speculazione industriale e nell’indifferenza del destino dei lavoratori che può consistere la soluzione ai problemi della crisi dell’economia nazionale ed internazionale.  

Il PD ha presentato un’Interrogazione per incalzare il Governo, sollecitando la convocazione di un tavolo di confronto tra azienda e sindacati. Anche al Parlamento Europeo è stata presentata un’Interrogazione per chiedere  di verificare se vi sia una corrispondenza tra la chiusura dello stabilimento italiano ed un aumento delle assunzioni in quello polacco. Nei giorni scorsi abbiamo criticato il silenzio della proprietà.    

Pertanto, sarebbe particolarmente significativo se alla manifestazione indetta dai sindacati per venerdì 20 marzo la delegazione piemontese fosse guidata dal Segretario nazionale o, eventualmente, dal Capogruppo PD alla Camera o al Senato.  

Per lanciare un segnale politico forte e coerente con le prese di posizione avanzate nelle ultime settimane. Un segnale politico che un partito riformista come il nostro deve avere il coraggio di lanciare.

 

I Deputati PD 

Stefano ESPOSITO 

Giorgio MERLO 

Antonio BOCCUZZI 

Marco CALGARO 

Gianni VERNETTI 

Giacomo PORTAS

PD, lavoro , ,

Indesit, lo strano e misterioso silenzio della proprietà

marzo 12th, 2009

“La annunciata chiusura dello stabilimento Indesit di None con un drammatico risvolto occupazionale chiama direttamente in causa l’irresponsabile comportamento della proprietà di questo storico presidio industriale.

Una responsabilità sociale, innanzitutto, che registra un silenzio assordante della proprietà, se non un passivo avallo alla decisione di licenziare quasi 700 persone gettandole in una situazione di miseria ed emarginazione. Non è questo, e non può essere questo, il modello economico ed industriale che ispira le scelte del PD.

Non si può tollerare un atteggiamento di disinteresse e di pura speculazione che confligge con la responsabilità sociale delle imprese, di qualunque impresa.

Il PD ha il dovere politico di denunciare questa situazione con un’iniziativa politica che non individui nella delocalizzazione selvaggia,  nella speculazione industriale e nell’indifferenza del destino dei lavoratori la soluzione ai problemi della crisi dell’economia nazionale ed internazionale.

Sotto questo profilo, la responsabilità politica sociale ed imprenditoriale del Gruppo Merloni è grave e senza precedenti.

Il PD sta incalzando il Governo affinché si mettono in campo misure vere e concrete per sostenere i lavoratori e le famiglie, ed è per questo che viviamo con disagio il silenzio della nostra collega Paola Merloni, di cui noi comprendiamo la difficoltà del doppio ruolo (Parlamentare del PD e imprenditrice) ma che non è compreso dai lavoratori che chiedono a noi una coerenza tra le parole e i fatti. Per questo rivolgiamo un accorato appello a Paola Merloni, affinché, pur nel rispetto di scelte imprenditoriali, faccia sentire la sua voce su questa drammatica crisi che investe il nostro territorio, dimostrando che può esistere una naturale coesistenza tra l’appartenere ad un partito riformista e le soluzioni che si adottano in momento di crisi economica.

Stefano Esposito

Giorgio Merlo

Antonio Boccuzzi

PD, lavoro ,

CONVOCARE CON URGENZA UN TAVOLO DI CONFRONTO TRA AZIENDA E SINDACATI

marzo 12th, 2009

“Convocare con urgenza un tavolo di confronto tra l’azienda ed i sindacati al fine di scongiurare la chiusura dello stabilimento Indesit di None e la conseguente perdita del posto di lavoro per più di 600 lavoratori” e “verificare se alla chiusura dello stabilimento di None non corrisponderà un aumento dell’occupazione dello stabilimento di Radomsko, condizione indispensabile per ottenere specifici finanziamenti del Paese ospitante lo stabilimento, e quali provvedimenti intende adottare al riguardo”: queste le richieste contenute in un’Interrogazione al Governo presentata quest’oggi dagli On. Cesare DAMIANO (Responsabile Nazionale Lavoro PD e Capogruppo alla Commissione Lavoro), Anna ROSSOMANDO e Giorgio MERLO e sottoscritta dai Parlamentari piemontesi Antonio BOCCUZZI, Luigi BOBBA, Marco CALGARO, Stefano ESPOSITO, Piero FASSINO, Mario LOVELLI, Mimmo LUCA’, Giacomo PORTAS, Elisabetta RAMPI, Gianni VERNETTI. 

I Deputati del PD ricordano come l’Indesit mantiene in Italia, oltre al quartiere generale di Fabriano, sette stabilimenti produttivi, in aggiunta a quello di None (che impiega circa 600 lavoratori e produce circa 850 mila elettrodomestici l’anno), il centro ricerche, la logistica e le attività di marketing per un totale di circa 5.600 dipendenti. Negli ultimi tre anni l’azienda ha operato importanti investimenti, sia sul nuovo prodotto sia sugli impianti, per un importo complessivo di circa 60 milioni di euro di cui 20 proprio nello stabilimento di None. Nonostante questo i rappresentanti del Gruppo hanno ribadito che “malgrado gli sforzi, tuttavia, la domanda di mercato è stata molto al di sotto delle previsioni. Di conseguenza l’azienda non ritiene sostenibile la produzione in entrambi gli stabilimenti di None e di Radomsko, in Polonia. La decisione di mantenere lo stabilimento polacco a scapito di quello torinese è dovuto esclusivamente a criteri di competitività sui mercati internazionali”. 

“Da notizie di stampa - aggiungono i Deputati piemontesi del PD - si apprende che la volontà del gruppo dirigente aziendale di chiudere lo stabilimento di None, mantenendo lo stabilimento di Radomsko, sarebbe anche legata alla possibilità di ricevere risorse statali in Polonia subordinate, tuttavia, ad un aumento della crescita occupazionale in quel Paese. Ne deriverebbe che la chiusura e il licenziamento di circa 600 lavoratori italiani corrisponderebbe ad un aumento delle assunzioni nello stabilimento in Polonia, con un vero e proprio ‘dumping sociale’ a scapito dei nostri lavoratori”. 

Con l’Interrogazione si chiede, pertanto, al Governo di “verificare presso le Istituzioni europee quali iniziative si stiano prendendo al riguardo”. 

PD, lavoro, torino

Non riuscivo a spegnere le scarpe di Roberto

marzo 4th, 2009

PAOLO GRISERI - Repubblica

Il fatto è che non si riuscivano a spegnere le scarpe: «Ci ho provato, signor giudice. Erano intrise di olio. Quando Roberto Scola cadde per terra pensai che lo avesse fatto perché gli urlavo di rotolarsi, di spegnere in quel modo le fiamme. Invece credo che fosse svenuto. Solo più tardi arrivò un mio compagno e riuscì a spegnergli i piedi con una pentola d´acqua».

Ogni volta che Antonio Boccuzzi ripete questo racconto «è come se rivivessi quella notte». Dal 6 dicembre 2007 quel racconto è la sua vita. Prima di entrare nell´aula Boccuzzi cerca di farsi coraggio: «Non temo le domande - confessa - temo l´effetto che ha su di me rievocare quelle ore». Non solo su di lui. L´udienza si fa improvvisamente drammatica alle 12, dopo una mattinata persa in cavilli per iniziativa della difesa. Interrogato dal pm Laura Longo, Boccuzzi ripercorre i mesi precedenti la tragedia, la storia di una fabbrica in stato di progressivo abbandono: «Ci eravamo accorti che volevano chiudere gli impianti proprio perché stavano diminuendo la manutenzione. La fabbrica era sporca, i residui di carta si incendiavano spesso lungo le linee, la pressione dell´olio era spesso sotto il livello di allarme, segno evidente che c´erano delle perdite». Negli ultimi mesi gli organici si erano assottigliati: «Un giorno io e altri due sindacalisti avevamo fermato con lo sciopero la linea 5 perché non c´erano le persone sufficienti. Così siamo finiti tutti e tre in cassa integrazione». In queste condizioni Boccuzzi e i compagni sono costretti agli straordinari: «Era la terza notte consecutiva che io e Antonio Schiavone ci fermavamo dopo aver lavorato già al turno del pomeriggio». Poi le domande del pm si concentrano sull´incidente. Sul piccolo incendio che «invano ho cercato di spegnere con un estintore scarico», sull´incendio più grande «divampato mentre mi allontanavo verso la bocchetta del manicotto dell´idrante». E sul «muro di fuoco che esplose improvviso». Sul rumore sordo «come quello delle caldaie a gas che si accendono», sull´«onda di fuoco che scendeva dall´alto, come una grande mano che si portava via i miei compagni». Inutile tentare di superare le fiamme «per raggiungere le voci invisibili che gridavano aiuto». Inutile tentare di dare l´allarme «con il telefono aziendale fuori uso». Inutile raggiungere il luogo del disastro «con le ambulanze bloccate dai cancelli automatici». 

Il racconto si conclude con le domande delle parti civili tra gli occhi sbarrati dei parenti. E con l´attesa per quanto vorrà chiedere la difesa all´unico sopravvissuto di quella notte. Il malore dell´avvocato di parte civile fa rinviare l´interrogatorio. Ma una prima risposta Boccuzzi la fornisce al pm: «Lei ha mai incontrato Espenham?». «Certo, in trattativa». «Vi capivate?». «Parlava l´italiano benissimo». La difesa aveva chiesto la traduzione di tutti gli atti in tedesco. Ieri i parenti hanno scritto al ministro della giustizia: «Signor ministro, la difesa tenta di perdere tempo».

lavoro, sicurezza

Ma tutte le sconfitte non sono colpa sua

febbraio 19th, 2009

La Stampa

«Sto vivendo con molta amarezza questo momento»: Antonio Boccuzzi, 35 anni, uno degli operai che si sono salvati dalla tragedia della ThyssenKrupp del dicembre 2007, in Parlamento per il Partito democratico dallo scorso aprile, è uno dei simboli del rinnovamento veltroniano.

Con le dimissioni del segretario finisce un’epoca e si rischia il fallimento di un progetto?

«Questo non è il tramonto di un progetto: ci sono considerazioni da fare e decisioni da prendere, ma il Pd andrà avanti. Sono però molto amareggiato dalla decisione di Veltroni, anche perché non mi sento di imputare a lui tutte le colpe delle sconfitte. In Italia si dà credito soprattutto a una politica urlata e fatta di slogan: Veltroni ha voluto intraprendere una linea nuova e diversa, ed è questa la strada giusta».

Si sente di lanciargli un appello?

«Resti segretario del Partito democratico. Ho creduto in lui e nel progetto di questo partito, e in tutte le piazze in cui l’ho accompagnato ho trovato un grande entusiasmo, l’ultima volta una decina di giorni fa».

Lei è considerato uno dei giovani del Pd: si parla tanto di rinnovamento generazionale, cosa dovreste fare voi, adesso, per realizzarlo?

«Prima di tutto prendere coscienza di ciò che sta accadendo, la situazione politica e reale del Paese, e pensare quindi a un progetto politico in cui i giovani abbiano un ruolo importante. E poi trovare il coraggio di esporsi di più, non solo quando c’è da contestare, ma anche per proporre».

PD

Il Pd day fa tappa a Mirafiori

febbraio 17th, 2009

 

VERA SCHIAVAZZI - Repubblica

«Perché non venite più spesso?». Così, tra l’altro, gli operai che entravano e uscivano ieri al cambio turno dalla porta 2 della Fiat Mirafiori hanno accolto parlamentari e dirigenti del Pd torinese venuti a distribuire volantini in uno degli ultimi appuntamenti - dopo la Indesit, le Molinette, i mercati e molte altre fabbriche - dei tre giorni di mobilitazione straordinaria sulla crisi economica. Una delegazione di tutto rispetto, quella che si è mobilitata per la Fiat, l’azienda simbolo della città: c’erano il segretario regionale Gianfranco Morgando, i parlamentari Anna Rossomando, Antonio Boccuzzi e Magda Negri, il segretario cittadino Carlo Chiama e il suo predecessore di vent’anni fa Giorgio Ardito, oggi presidente dell’Atc. 

I cancelli della Fiat, si sa, non sono più quelli di una volta: la gente entra e esce di gran corsa, i numeri stessi della fabbrica sono enormemente calati e dove passavano migliaia di lavoratori oggi ce ne sono poche centinaia, decine. Ma pochi rifiutano il foglio col simbolo dei Democratici. 

«Forse - riflette ad alta voce Morgando mentre distribuisce il volantino contro i provvedimenti tardivi e insufficienti del governo Berlusconi - questo non è più un luogo dove fare propaganda o tenete comizi, ma resta uno snodo simbolico, importantissimo per confrontarsi e per ascoltare. Siamo stati in questi giorni davanti a molti luoghi di lavoro, ovunque c’è grande allarme per il futuro del nostro territorio e la sensazione che chi deve decidere sulle sorti del sistema economico e produttivo italiano non sappia farlo o non sia in grado di intervenire in modo tempestivo. Qui a Mirafiori però la preoccupazione è ancora più forte che altrove, si vive uno stato di sospensione, di incertezza, come se non ci fosse più tempo da perdere e tuttavia non si vedessero soluzioni». 

«Con iniziative come questa - aggiunge Anna Rossomando - il Pd dimostra di essere concretamente presente nei luoghi del lavoro e di saper prendere la parola nel merito della crisi e dei temi che la compongono. Lo abbiamo fatto oggi, lo faremo con altre iniziative dedicate specificamente all’automobile». E Antonio Boccuzzi, l’operaio scampato al rogo dell´acciaieria Thyssen e voluto da Walter Veltroni in Parlamento, sottolinea la necessità che il Pd torni quotidianamente davanti alle fabbriche: «Ce n’è bisogno, c’è attenzione e rispetto per le nostre proposte. Ma io dico che anche se qualcuno ci contestasse bisognerebbe esserci lo stesso: è questo il nostro posto, le nostre radici e il nostro futuro, come è chiaro a chiunque veda la debolezza di un governo che non sa da che parte cominciare per affrontare una situazione tanto grave».

lavoro, torino ,

Testo unico della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro

febbraio 12th, 2009

Ritengo fondamentale,doveroso,indispensabile pubblicare sul mio blog l’intero testo unico della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro,oggi legge 81.

Mi spinge a questa sentita esigenza, anche l’atteggiamento di un poco illuminato governo che fa solo proclami nei momenti dell’elaborazione del lutto per la morte di un lavoratore, ma poi in totale assenza di senso civile tenta in modo prepotente e allo stesso tempo silenziosamente insidioso di smontare quanto di buono in questa direzione è stato fatto dal governo Prodi, ed in particolar modo dal ministro Damiano.

In qualità di responsabile della materia legata alla sicurezza sul lavoro all’interno della commissione lavoro del PD, ho voluto sottoporre a tutti la legge che regolamenta la stessa, per poter insieme costruire un percorso costruttivo con una discussione aperta, anche con suggerimenti che possano riguardare eventuali migliorie;ritengo infatti che una materia tanto vasta e complicata, non sia scevra da eventuali aggiustamenti, anzi, ma gli stessi devono avvenire in corso di applicazione della legge e non con un provvedimento blitz che limiti e renda ancor più delicata la già difficile battaglia contro chi muore al lavoro.

Trovate qui il testo

lavoro ,