CROLLO DARWIN: “DA CAVALLOTTO PAROLE VERGOGNOSE. LEGA E PDL VOLEVANO FARE ‘MARCHETTE’ POLITICHE CON I SOLDI PER LA SICUREZZA DELLE SCUOLE. ORA INTERVENGA PROFUMO”.

gennaio 18th, 2012

Le parole pronunciate quest’oggi dal parlamentare leghista Davide Cavallotto sono vergognose e indegne. E lo sono per due ragioni. Innanzitutto, perché non di nuovo incidente in una scuola si tratta, ma di un crollo in una parte del liceo Darwin sottoposta a sequestro e interdetta al pubblico. Quindi non siamo in presenza di un possibile nuovo dramma e Cavallotto e la destra cercano solo di fare speculazione a fini politici.

Ma la seconda ragione per cui dovrebbe vergognarsi è ben più grave. Infatti, l’iniziativa assunta dal PD a livello regionale (dall’On. Stefano Esposito e dal Consigliere regionale Roberto Placido) ha proprio l’obiettivo di impedire il verificarsi di nuove tragedie come quella di Rivoli, e per questo abbiamo bloccato la ripartizione dei fondi per la sicurezza che la Lega e il PdL stavano cercando di fare in Commissione secondo logiche che ignoravano le reali necessità delle scuole.
In altri termini: Cavallotto e i suoi amici romani volevano fare ‘marchette’ politiche sulla pelle degli studenti!
Come parlamentari del PD, insieme ai Consiglieri regionali del nostro partito, continueremo questa battaglia fino a quando il Ministro Profumo non risolverà il problema stabilendo che i fondi devono essere ripartiti secondo le graduatorie di rischio stabilite dalle Regioni.

On. Stefano ESPOSITO
On. Antonio BOCCUZZI
Parlamentari PD

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SOSTEGNO ALLE PROTESTE DEI LAVORATORI DI CARREFOUR GRUGLIASCO PER LA GRAVE SITUAZIONE IN ALCUNI AMBIENTI DI LAVORO

gennaio 18th, 2012

Gli onorevoli PD Stefano Esposito e Antonio Boccuzzi hanno preso posizione a sostegno della forte protesta che viene dai lavoratori di Carrefour di Grugliasco per le condizioni in cui versano alcuni ambienti di lavoro.

“Dopo anni di forti disagi, i lavoratori del magazzino Carrefour di Grugliasco sono tornati a protestare per la grave situazione del bazar leggero, dove sono sottoposti a continui sbalzi di temperatura superiori ai dieci gradi, con notevole incremento di dolori articolari, cefalee, raffreddori ripetuti, problemi respiratori”, spiegano i parlamentari PD. “Con un ennesima lettera, chiedono un pronto intervento ai responsabili del punto vendita. Ma altri precedenti appelli sono rimasti inascoltati”.

“E’ una situazione che deve trovare una rapida soluzione. Se non ci saranno passi avanti verso una stabilizzazione della temperatura interna al magazzino, nei prossimi giorni presenteremo una interrogazione parlamentare al ministro Fornero. Non sono più accettabili situazioni di lavoro come quelle che denunciano i dipendenti di Carrefour di Grugliasco

comunicati stampa

ASKOLL: L’AZIENDA CI HA DENUNCIATI? BENE, MA NOI STIAMO DALLA PARTE DEI LAVORATORI LICENZIATI

gennaio 16th, 2012

I vertici della Askoll di Moncalieri ci hanno denunciati per diffamazione in seguito alle dichiarazioni contenute in un nostro comunicato stampa in cui definivamo la decisione di chiudere la fabbrica un ‘vergognoso episodio di pirateria’. Ovviamente siamo fiduciosi nell’operato della magistratura e attendiamo che il procedimento faccia il suo corso.
Ciò che ci rattrista, invece, è che si sia verificato quanto da noi allora denunciato: l’Askoll ha chiuso lo stabilimento di Moncalieri e lasciato senza lavoro circa 500 persone. I ‘pirati’ sono coloro che danno l’assalto a un territorio, lo spogliano delle sue ricchezze e poi se ne ripartono, incuranti delle nefaste conseguenze del loro passaggio. Tra i ‘pirati’ dei nostri tempi ci sono anche quegli imprenditori che non sanno cosa sia la responsabilità sociale e che spostano in modo disinvolto le loro aziende da un territorio ad un altro. In Piemonte di casi di pirateria siffatta ne abbiamo visti molti.
Delle denunce dell’Askoll poco ci importa. Ci importa, invece, del destino di tante famiglie che sono rimaste senza lavoro e senza reddito.

On. Stefano ESPOSITO
On. Antonio BOCCUZZI
Parlamentari PD

comunicati stampa

DIBATTITO INFONDATO E POLEMICHE PRETESTUOSE. LE PRIORITA’ SONO RIFORMARE GLI AMMORTIZZATORI SOCIALI E SCONFIGGERE IL PRECARIATO

dicembre 21st, 2011

Le motivazioni addotte da chi vuole modificare l’art. 18 dello Statuto dei lavoratori mi paiono non solo infondate, ma, visto il difficile momento, perfino stucchevoli e pretestuose. Esiste già un ordinamento giuridico che prevede il licenziamento del lavoratore per giusta causa o giustificato motivo, pertanto la proposta e la relativa polemica innescata in questi giorni sono decisamente pleonastiche.
Ben altre, decisamente più urgenti e preziose sarebbero le riforme che il Governo dovrebbe proporre e far approvare!
Da una riforma sana e intelligente degli ammortizzatori sociali, che preveda una copertura per coloro che oggi sono esclusi, a un pacchetto di tutele e provvedimenti che trasformino questa maledetta precarietà in una forma di flessibilità basata su un reale incremento quantitativo e qualitativo delle opportunità.
Occorre disinnescare quell’ordigno ad orologeria rappresentato da un contratto in scadenza, che troppi giovani, ma non solo loro, hanno in tasca. Bisogna tentare di sostituirlo con un sogno che abbatta gli incubi del precariato o peggio ancora della disoccupazione.
Non è necessario fossilizzarsi su modifiche che non porteranno a nulla, se non ad un acuirsi del conflitto sociale.
Sostenere questo significa esporsi ad essere frettolosamente etichettato come ‘laburista cigiellino’ o ‘conservatore’. Non mi preoccupano queste etichette, mi preoccupa, invece, assai di più il fatto che il riformismo finisca per venire identificato con la disponibilità a modificare l’art. 18.
Credo che sia i riformisti sia il Governo Monti dovrebbero scegliere meglio le priorità sulle quali concentrare il dibattito e l’azione politica.

comunicati stampa

Un voto contro il governo sarebbe un voto contro di me

dicembre 16th, 2011

Carlo Bettini - LaStampa
«Sono molto deluso per le mancate liberalizzazioni, ma il termine stupefatto contiene anche un attestato di stima per la persona del premier e mi aspetto che rimedi al più presto». Ha appena stoppato i malpancisti del suo partito, rassicurandoli che «in aula difenderò io i lavoratori precoci», quelli «entrati in fabbrica a 15 anni» che vanno in pensione dopo 42 anni di lavoro. Lanciando pure un ultimatum, «perché la battaglia politica su questo punto la incarno io e un voto contro Monti sarebbe un voto contro di me». E ora il leader del Pd esce sollevato da un’assemblea del gruppo servita a far sfogare gli umori più plumbei dei Democratici.
Dopo le dichiarazioni di guerra dei filo-Cgil Boccuzzi ed Esposito che avevano minacciato di astenersi o di votare contro la fiducia, in serata arriva la schiarita. E anche i due dissidenti, che con la loro astensione potevano provocare un effetto domino, si dicono soddisfatti.
«Ho sentito un discorso molto convincente del segretario - dice Boccuzzi - che mi ha tranquillizzato sul fatto che i temi da noi sollevati sulle pensioni, quelli dei lavoratori “penalizzati” e dei “precoci” non sono rimasti confinati nel recinto della Commissione Lavoro. Insomma, è una battaglia che il partito ha fatto propria e ora possiamo votare la fiducia». L’ex operaio non nasconde la sua «grande sofferenza emotiva» e racconta come «questa manovra non piace a nessuno nel Pd». Lo testimoniano gli interventi preoccupati di vari deputati che, sulla falsariga del responsabile Lavoro Damiano, all’assemblea del gruppo hanno sollevato forti critiche al decreto.
Bersani è consapevole che con un partito in crescita nei sondaggi (al 28,5%) e la voglia di andare a votare dei suoi, sarà dura tenere il timone in un mare in tempesta come quello in cui naviga il Pd costretto a votare i sacrifici per i pensionati. Per questo va dicendo che si batterà per attenuarli, mostrandosi fiducioso che almeno sulle liberalizzazioni «Monti rimedierà». E ad un certo punto sbotta: «E poi, è mai possibile che i commercianti dalla sera alla mattina si siano visti abolire licenze, orari e quant’altro dal signor Bersani e ora dicano giustamente “ma tocca solo a noi?”. E che oggi invece una parafarmacia con un farmacista laureato non possa vendere le medicine solo perché lì accanto c’è una farmacia? Non esiste». E se sui lavoratori “penalizzati” dalla riforma delle pensioni, già si prevedono correzioni nel decreto mille-proroghe di fine anno, per intervenire sulle liberalizzazioni il leader Pd osserva che «se vogliono gli strumenti li hanno eccome. E non ci sono solo le farmacie, si deve parlare di assicurazioni, banche, petrolio, trasporti. E chiederemo che si applichi subito una legge sulla concorrenza che è già prevista ma è bloccata da tre anni».
Poco prima, al gruppo Pd, il segretario stoppa le norme sul mercato del lavoro come prossimo passo del governo, perché «altro che flessibilità, il tema non può essere l’articolo 18, ma una riforma degli ammortizzatori sociali usando i risparmi delle pensioni. La barra è possibile raddrizzarla anche dopo, ora dobbiamo riuscire a valorizzare i miglioramenti oggettivi della manovra che siamo riusciti a ottenere, senza concentrarsi su ciò che manca. Detto questo, vogliamo prenderci a cuore la sorte dei “precoci”, perché l’Italia deve premiare chi è andato a lavorare da giovane, non penalizzarlo. Ma è un compito che porteremo a termine solo se restiamo compatti».

rassegna stampa

CHI BOCCIA LE PRIMARIE VUOLE FORSE SCEGLIERE I PARLAMENTARI CON IL METODO DEL “CAMINETTO” ?

ottobre 10th, 2011

Il grande successo della raccolta delle firme per il referendum anti-Porcellum ha dimostrato in modo inequivocabile che c’è una larga fetta dell’opinione pubblica che sta reagendo alla campagna di delegittimazione nei confronti del Parlamento figlia della cultura berlusconiana e che desidera poter tornare a scegliere i parlamentari. Chi ogni giorno ha l’abitudine di parlare con i cittadini non è certo stato colto di sorpresa, infatti basta recarsi in un qualsiasi mercato o fabbrica, e chiedere alle persone il loro giudizio sull’attuale legge elettorale, per sentirsi rispondere: “è una legge che fa schifo!”. Dal momento che il varo di una nuova legge elettorale che superi il ‘Porcellum’ e sia coerente con lo spirito dei quesiti referendari non dipende del tutto dall’opposizione, esiste la concreta possibilità (che noi certamente non auspichiamo) che l’attuale maggioranza di destra decida di andare al voto anticipato, così da evitare lo svolgimento del referendum. Se ciò si dovesse verificare il prossimo Parlamento verrebbe nuovamente eletto sulla base del ‘Porcellum’. Questo è il tema che è stato fatto oggetto di un Ordine del Giorno sottoscritto da un nutrito gruppo di dirigenti del PD piemontese: per essere coerenti sia con la raccolta delle firme referendarie sia con l’azione politica del nostro partito (che è sempre stata critica nei confronti del ‘Porcellum’), crediamo che i candidati del PD alla Camera e al Senato non potranno essere scelti come avvenuto nel 2008, ovvero attraverso il metodo del ‘caminetto’ che, dopo essersi riunito per giorni e notti, ha partorito un elenco di nominati frutto degli accordi tra le diverse componenti.
Ci lascia perplessi il fatto che su un tema così delicato, che è al centro dell’attenzione dei media e dell’opinione pubblica (basta vedere la partecipazione alla manifestazione di sabato promossa da Giustizia e Libertà), la percezione nostra e quella del Segretario provinciale di Torino siano così differenti: non capiamo quale coerenza logica esista tra il sostegno al referendum anti-Porcellum e la scelta di costruire una lista di candidati non attraverso le primarie ma ricorrendo ad altri metodi che finora il Segretario non ha ritenuto di dover illustrare. Ciò che è certo è che i cittadini vogliono tornare a decidere e scegliere i loro rappresentanti, e il PD ha il dovere, nel caso di voto anticipato con l’attuale sistema elettorale, di prevedere un modello di selezione dei candidati che sia coerente con la volontà dei cittadini. Noi abbiamo proposto le primarie, siamo disponibili a ragionare su altri eventuali metodi di scelta, purché non si tratti del ‘caminetto’ o di qualche sua versione riveduta e corretta. Né riusciamo a comprendere quale coerenza logica vi sia nel ragionamento del Segretario Bragantini, quando da un lato si attribuisce il merito di esser stata una referendaria della prima ora, ma poi aggiunge che ai cittadini interessano le soluzioni dei problemi quotidiani e non le consultazioni. A parte il fatto che le due questioni non si elidono, il milione e passa di firme non è stato raccolto su una piattaforma di proposte finalizzate a risolvere i problemi quotidiani delle persone, bensì su un tema strettamente attinente alle ‘regole del gioco’, che sono il fondamento della democrazia.
Non bastasse, il Segretario Bragantini opera un altro volteggio degno di un acrobata, affermando di voler aderire alla proposta dei referendari sulle primarie di coalizione nel caso dovesse venire reintrodotto il ‘Mattarellum’. Il che non è affatto certo, poiché il referendum produce effetti meramente abrogativi, non reintroduce automaticamente la legislazione precedente alle norma abrogate, e comunque sul punto vi sono pareri contrastanti di autorevoli costituzionali, per cui stride un po’ la sicurezza con cui la Bragantini afferma che con il referendum “si chiede di tornare al Mattarellum”…. Sarebbe bene chiarirsi le idee, perché o le primarie sono necessarie (e allora il principio deve valere anche per la scelta dei nomi che comporranno l’eventuale lista bloccata), oppure non lo sono e allora non si invochino primarie di coalizione.
Chi scrive non ritiene il Mattarellum il sistema elettorale preferibile, ma certamente migliore dell’attuale; tuttavia, non firmeremo la proposta di Arturo Parisi per le primarie di coalizione di collegio, almeno fino a quando quella proposta non verrà firmata anche da Vendola e da Di Pietro. I quali, come è noto, chiedono le primarie di coalizione, ma per la scelta della leadership del centrosinistra, mentre non una sola parola è stata da loro detta circa la scelta dei candidati al Parlamento. Il che non sorprende per il fatto che, ipocrisia a parte, il ‘Porcellum’ con le sue liste bloccate ha fatto comodo a molti e non solo nel centrodestra. Speriamo di essere smentiti, ma temiamo che in caso di ritorno al Mattarellum i piccoli partiti apriranno una serrata trattativa finalizzata a garantirsi una quota di collegi sicuri, poiché non avrebbero alcun interesse ad andare a primarie di coalizione collegio per collegio dove il partito più grande e strutturato, il PD, farebbe ragionevolmente la parte del leone. Se qualcuno l’avesse scordato, vogliamo ricordare che Antonio Di Pietro ha fatto il suo ingresso in Parlamento candidandosi in una elezione suppletiva nel collegio del Mugello, che all’epoca era da considerarsi ‘blindato’. Infine, ci permettiamo di replicare al Segretario Bragantini che studiare, lavorare e occuparsi dei problemi dei cittadini produce rapporti e consensi. Avendo vissuto per tre anni il degrado di questo Parlamento, non ci sentiamo affatto inadeguati a partecipare alle primarie, nonostante la nostra mancanza di risorse e di pacchetti di voti. Anzi, ci teniamo particolarmente a parteciparvi, perché costituirebbero un banco di prova per capire se il nostro lavoro è stato apprezzato o meno. Pertanto, consigliamo al Segretario Bragantini di ricorrere ad altri esempi a sostegno della sua legittima posizione anti-primarie e le rinnoviamo l’invito a illustrare con precisione quale metodo secondo lei dovrebbe essere adoperato dal PD per comporre le eventuali liste bloccate in caso di voto anticipato.

comunicati stampa

Giornata per le vittime degli incidenti sul lavoro

ottobre 6th, 2011

Cari amici di Articolo21,
colgo l’occasione per ringraziarvi del vostro contributo e l’attenzione mostrata nel corso degli anni ad un tema delicato e importante quale la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro. Piangiamo in un lasso di tempo ravvicinato grandi tragedie che hanno colpito il nostro Paese. Il dramma che ha colpito prima Arpino e poi Barletta, dovrebbe accendere in tutti un moto ed un desiderio di riscatto che esige risposte ad un quesito tanto triste, quanto drammatico: quanto pesa e quanto vale la civiltà nel nostro Paese.
Può essere 4 euro la risposta a questa domanda? Indignazione e vergogna dovrebbero assalirci.
Ma questo non è sufficiente, le lacrime e la reale disperazione appartiene alle famiglie che hanno perso i loro affetti, ogni soggetto che ha responsabilità ha l’obbligo in virtù delle stesse di lavorare per trovare e proporre soluzioni che migliorino la vita dei lavoratori ed evitino che si possa ancora morire di lavoro.
Certo, oggi viviamo, così come il resto d’Europa un grave momento legato alla crisi, ma questo non può essere l’alibi che oscura tragedie e drammi di vite spezzate.

Ogni infortunio e ogni decesso sul lavoro è una sconfitta della società.
Il lavoro è sempre più un sogno e allo stesso tempo un mezzo per realizzarne altri;può essere motivo e causa che cancella quelli che avremmo voluto continuare a fare?
Sono convinto che dal punto di vista legislativo l’Italia goda di un impianto più che adeguato, ma è indispensabile rendere attuabili ed esigibili le norme nella loro piena applicazione.
Come ricordavo, nella passata legislatura, a camere sciolte fu approvato il Testo unico per la salute e sicureza nei luoghi di lavoro, oggi legge 81; nell’attuale legislatura, a luglio del 2009 con il decreto 106, questa maggioranza ha indebolito a mio avviso l’impianto della legge minando la parte sanzionatoria e riducendo alcune importanti iniziative a mere soluzioni burocratiche che non vanno in una direzione virtuosa per la soluzione del problema.
Nonostante questo, quando abbiamo lavorato con una palese comunione di intenti, siamo riusciti a raggiungere risultati notevoli ed importanti, come l’approvazione della normativa legata alla bonifica degli ordigni bellici e soprattutto con l’accoglimento di un emendamento del partito democratico, che prevede lo scorporo del costo del lavoro negli appalti,che mira a sconfiggere il dannoso e pericoloso “massimo ribasso” che implica senza alcun dubbio un taglio dei costi proprio nella sicurezza.
Attuale e importante è l’introduzione nella manovra del reato di caporalato, questo sì nella direzione virtuosa che potrebbe abbattere il ricorso al lavoro nero altra piaga del nostro Paese.
Ma per una cosa fatta bene, nell’opinabile regola dell’assurdo reciproco, nella stessa manovra è stato inserito l’articolo 9 che discrimina e limita le opportunità dei lavoratori disabili, facendo venir meno il principio del reale inserimento degli stessi nel mondo lavorativo e del lavoro come mezzo di reiserimento nella vita sociale.
Tutti questi interventi presuppongono una profonda modifica alla cultura della sicurezza e all’idea che meno lacci e lacciuoli ci sono, più è semplificata l’attuazione e il rispetto delle regole.
E’ utile sottolineare e richiamare ancora una volta il governo ad un ruolo più attivo ed efficace. Sono diminuiti i controlli,non sono stati assunti gli ispettori e gli operatori tra i vigili del fuoco,gli uffici del lavoro ,i tecnici della prevenzione necessari a garantire prevenzione e controlli. Il tutto inserito in una politica sul lavoro che ha diviso e non unito le forze sociali.
Per tutti questi motivi auspico che intorno alla giornata promossa dall’Anmil ci possa essere un’attenzione mediatica importante, che si occupi non solo dell’elaborazione del lutto, ma soprattutto di quella prevenzione che andrebbe ad evitare molti infortuni.

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Italia sull’orlo del baratro

settembre 23rd, 2011

Nulla è per sempre, anche se perlomeno dovrebbero ancora esistere gli ideali, e non dovrebbero essere soltanto patrimonio utopico, trattati alla stregua di obsoleto orpello appartenente a pochi che nell’ottica dei “molti” appaiono come illusi, nostalgici di qualcosa che non esiste più, di qualcosa che appartiene al passato, oramai inesistente.
Ma esistono… esistono ancora. Non ci saranno più i padri, ma ci sono i figli, eredi di un lascito pesante, obbligati a dimostrare che non hanno imparato solo vizi e tare! Ma pregi e virtù, elementi di distinzione tra gli uomini e gli ominicchi.
Per questo motivo non è comprensibile e tollerabile un tale giro su se stessi, un triplo carpiato che fa transitare il pensiero da una visione ed un’idea antiberlusconiana, a quella del pensiero berlusconiano che vede il cavaliere disegnato come un grande statista o addirittura salvatore della patria.
Transfughi, da partito a partito, prigionieri del nonsense, che forse per loro un senso ce l’ha. Irresponsabili dalla responsabilità limitata, individuale, che fa salire rabbia a chi li contempla .
Certo non perdiamo la luna per mirare il dito, ma oggi c’è anche questo aspetto, una valutazione che richiede comunque una seria riflessione, figlia di una legge elettorale “porcata” che allontana eletti ed elettori.
Ma nonostante un parlamento di nominati, chi possiede una morale, un’etica ed un ideale dovrebbe ribellarsi e aberrare un’idea che sottende ad ubbidire supini ad un’assurda legge della sopravvivenza, sintomo di chi vuol detenere il potere per sistemare i propri affari a costo anche del Paese stesso .
Chi sosteneva al momento della sua discesa in politica di amare il suo Paese può aver tramutato in modo tanto radicale questo suo sentimento, non solo definendolo un Paese di merda, ma dimostrando un sentimento lesivo nei suoi confronti. Questo assurdo trascinamento sta conducendo la nostra nazione nel baratro. Può un uomo tentare di mutare il suo destino ponendo sull’altare del sacrificio i suoi connazionali? Evidente se questo uomo si chiama Berlusconi può…
Accanto a tutto ciò c’è una suggestione interessante legata a quanti hanno rinnegato e ogni volta che pigiano quel pulsante continuano a rinnegare la propria coscienza e soprattutto la propria dignità. Vittime consapevoli del loro carnefice, a cui hanno donato la loro anima; costretti a credere che la vera democrazia è quella che ti costringe a tenere al Governo chi non ha più la fiducia della maggioranza dei cittadini, dimentichi che nella patria della democrazia, l’Inghilterra, la signora Margaret Thatcher (la lady di ferro!!) e Tony Blair sono stati entrambi esautorati dall’incarico di Primo Ministro non dal voto dei cittadini inglesi, o dalla maggioranza parlamentare, ma dai loro rispettivi partiti! Perché dove i partiti non sono aziende si ha tutto l’interesse a cambiare capo quando si ritiene che perderà le elezioni successive. Nelle aziende familiari invece, non si possono cambiare i padroni del vapore !

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Le vite spezzate di Arpino

settembre 14th, 2011

Quanto accaduto ad Arpino in provincia di Frosinone, non può e non deve essere soltanto l’ennesima tragedia di cui si parla per lo spazio di un momento che non è possibile quantificare tanto è irrilevante. Certo,il nostro Paese, così come il resto d’Europa vive oggi un grave momento, ma questo non può essere l’ennesimo alibi che oscura tragedie e drammi di vite spezzate, portate via, sacrificate al lavoro. Il lavoro, mezzo un tempo per realizzare i sogni .
Oggi il sogno è il lavoro stesso.
Mio padre arrivò a Torino con il sogno in tasca di riuscire a trovare un posto in quella che allora era ancora considerata una grande “mamma” la Fiat.
I giovani di oggi vivono costantemente con l’incubo del termine di innumerevoli e infiniti contratti e a questa esigenza ,alla conferma di quei contratti sacrificano anche la loro incolumità,la loro sicurezza.
Tutto ciò non è accettabile in un Paese che vuol mantenere un minimo di parvenza di civiltà.
Occorre che tutte le forze politiche e sociali tornino in maniera prepotente sull’argomento ,esigendo e costruendo percorsi per la corretta e piena applicazione delle leggi,che nonostante lo squallido tentativo di totale arretramento da parte di questa maggioranza,siamo riusciti a mantenere in piedi.
Cari amici e compagni di articolo 21 ,credo sia arrivato il momento di rimettere in marcia la carovana per il lavoro sicuro ,da troppo tempo ferma. La tragedia che si è consumata ieri ad Arpino richiama tutti ,ma noi non lo abbiamo dimenticato neppure per un istante ,ad un’attenzione e a sollecitazioni nuove e vigorose verso questo governo ,che reo di occuparsi solo dei guai giudiziari del premier ,esclude dalla propria agenda politica i problemi del lavoro e della sicurezza sullo stesso .
Se fosse sufficiente volersi bene ,come pensa il ministro Sacconi,per scampare a infortuni sul lavoro,vivremmo probabilmente nel migliore dei mondi possibile ,ma i racconti e le favole, lasciamoli a chi sa scriverli e raccontarle, noi abbiamo bisogno di ben altro.

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La nuova mossa dei quarantenni contro i D’Alema e le vecchie glorie del Pd

settembre 10th, 2011

Claudio Cerasa - IlFoglio

Pochi giorni dopo aver fatto sbuffare i vertici del Pd per aver firmato un documento critico con lo sciopero generale indetto martedì scorso dalla Cgil di Susanna Camusso, ieri alcuni quarantenni democratici hanno sottoscritto un nuovo testo destinato a far discutere il partito guidato da Pier Luigi Bersani. La notizia è che sette deputati del Pd (Dario Ginefra, Francesco Boccia, Stefano Esposito, Paola De Micheli, Antonio Boccuzzi, Giacomo Portas e Pier Fausto Recchia, tutti quarantenni) hanno depositato in Parlamento un disegno di legge che piacerà ai Matteo Renzi e ai Pippo Civati ma che farà di sicuro imbufalire i Massimo D’Alema, i Walter Veltroni, le Rosy Bindi, le Anna Finocchiaro, i Giuseppe Fioroni e tutti gli altri parlamentari del Pd (in tutto sono 89 su 206) che in questa legislatura hanno usufruito della deroga sul limite di tre legislature previsto nello statuto democratico. La novità è che, a differenza di ciò che prevede il regolamento pd, la proposta dei quarantenni renderebbe obbligatorio per tutti il rispetto della norma senza possibilità di servirsi più di alcun tipo di deroga. Per tutti: compreso Bersani (eletto in Parlamento per la terza volta nel 2008 e che qualora il ddl fosse approvato in questa legislatura, cosa difficile, non potrebbe essere iscritto nelle liste alle prossime elezioni).

“Questo disegno di legge - dice Dario Ginefra, primo firmatario del ddl - non è pensato contro qualcuno ma rappresenta più che altro un segnale che lanciamo dentro e fuori il nostro partito per far capire che è arrivato il momento di dare spazio senza ipocrisie alle nuove generazioni della nostra classe politica. Tutti qui si riempiono la bocca con la parola ‘rinnovamento’, compreso Alfano, ma noi ora crediamo che sia importante vedere chi vuole contribuire a far cambiar faccia al sistema politico italiano. E la sfida, ovvio, riguarda anche la dirigenza del Pd”.

Nonostante le buone intenzioni, la nuova iniziativa dei quarantenni del Pd ha contribuito a far crescere nel partito il sospetto che dietro il discorso sul “rinnovamento” si nasconda in realtà un ragionamento più strutturato legato alla costruzione di una vera alternativa all’attuale classe dirigente del Pd. Un’alternativa che al momento resta confinata nell’ambito di una tradizionale proposta di “agenda riformista” da offrire a beneficio del Pd (vedi le posizioni critiche con la Cgil e vedi le firme raccolte dai quarantenni per il referendum sul Mattarellum nonostante la contrarietà di Bersani) che potrebbe però tradursi in sostegno a un leader diverso dall’attuale (Nicola Zingaretti?) qualora il partito dovesse decidere di convocare un congresso straordinario prima delle prossime elezioni - anche se al momento l’ipotesi è solo un sogno di una parte della componente di minoranza del Pd. “L’unica cosa certa - dice Stefano Esposito, deputato del Pd - è che nel nostro partito qualcuno offra quanto prima delle risposte serie sul tema del ricambio. E’ vero: con la nomina di Alfano alla guida del Pdl si è innescato un processo che ci ha costretti a fare un salto di qualità su questo argomento e non è un mistero che noi quarantenni ci stiamo organizzando per non deludere su questo tema i nostri elettori. Lo so: forse ci accuseranno di essere rottamatori, forse ci diranno anche che siamo loffi. Ma pazienza. L’importante è che sia chiaro che, sia a destra sia a sinistra, non è accettabile che le vecchie glorie tengano in ostaggio i partiti per tutta la vita”.

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